I valori umanitari e la frontiera dell’utopia: i luoghi del bene!

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(di Santa Fizzarotti Selvaggi) L’Associazione Crocerossine d’Italia Onlus con la sua flessibilità e duttilità concettuale che la caratterizza non può non riflettere sul senso e significato sulle nuove istanze sociali, i nuovi orizzonti di senso e conoscenza onde facilitare il radicamento dei valori umanitari.

Valori che possono essere condivisi attraverso i processi trasformativi propri della creatività che attiva un sistema multiforme in cui tutti  operano all’interno della reciprocità e nel rispetto delle identità di ciascuno. I linguaggi espressivi, le terze terre come amo definirle, da non confondere con una produzione più o meno artistica, si giocano in una dimensione di sospensione del giudizio, dello spazio e del tempo aprendo gli spazi della cooperazione, potenziando i percorsi formativi senza annientare codici e culture, bensì divenendo fonte di conoscenza per tutti. In tal prospettiva la parola, i suoni, le immagini espongono il loro carattere di generatività, apertura alla trasformazione all’interno della quale la generosità, propria dell’atto volontaristico, a sua volta si fa espressione della massima generatività di modelli e comportamenti: di una nuova coscienza.

Coscienza come conoscenza di sé attraverso l’Altro all’interno di una foresta di metafore e simboli, intrecci tra le varie molteplici identità che in noi comunque dimorano sedimentate nella memoria genetica, implicita, nelle tracce mnestiche.

L’empatia ci consente di sentirci al posto di chi soffre e al medesimo tempo di poter  trovare insieme all’Altro gli strumenti che possano in qualche modo sostenere e contenere le angosce, le paure, le ansie del futuro. Estraneità e familiarità “me e not-me” come dicono gli psicoanalisti indipendenti britannici. E nel nostro contesto, così omologante dominato dal pensiero unico, riflettere sulla “id-entità” alla ricerca di sé si fa davvero difficile soprattutto quando si ha dinanzi la possibilità di incontrare l’Altro in luoghi diversi da quelli che siamo abituati a frequentare.

Nelle diaspore vi sono identità disperse e spesso perse che possiamo aiutare nella ricomposizione di sé, nel lenire le cicatrici che fatalmente appaiono nelle generazioni successive.

Ma nelle “terze terre “ciascuno può dare e ricevere in una dinamica di continuità di sé nella storia. Fra un limite e l’altro, tra me e not-me, tra identità e alterità prendono corpo luoghi “transizionali “all’interno dei quali i conflitti possono essere affrontati senza la radicalizzazione dei sentimenti, senza quelle ferite non più rimarginabili.

E’ opportuno chiarire che le ferite possono naturalmente rimarginarsi e che diventano in ogni caso il sigillo indelebile della nostra identità, basti pensare alle cicatrici che Ulisse mostrò alla nutrice Eubea, perché fosse riconosciuto. Ogni ferita, però, può essere lenita nella sua seppur bruciante realtà all’interno delle “terze terre”.

Queste sono anche le terre di quei valori umanitari per cui tutti possono avere diritto di cittadinanza, conoscere e riconoscersi all’interno della reciprocità, della sospensione del giudizio e del pregiudizio, nella solidarietà asimmetrica tra estranei e dunque nella possibilità di provare insieme a costruire il mondo, a ri-creare il mondo. In queste terre la generosità si fa generatività.

Ed è in questo processo creativo in cui l’uomo diventa Uomo e autore della propria storia, pur nel confronto dialettico e dialogico con l’altro. Ora, è solo nel riconoscere i propri limiti che può aver luogo l’evento solidaristico, ovvero quella capacità che definisce la nostra identità di esseri umani : non lasciare solo l’altro nella sua disperazione, nella “solitudine fondamentale “dell’essere umano, nello sradicamento tragico rispettando le identità di tutti e dunque stabilendo il dialogo tra parola e silenzio.

Non si dimentichi che nella solitudine psichica cancelliamo il mondo intorno a noi: un mondo che non ci vede e non ci sente. Recuperare la fiducia è necessario per costruire basi affettive certe. L’Associazione Crocerossine d’Italia Onlus si pone nell’ottica di offrire sempre una dimora psichica, una ” famiglia umana “sì da far sentire a casa anche coloro le cui radici sono altrove.

La creatività è scambio e non può essere solo fine a se stessa : è la chiave del futuro nella sua accezione di avvento trasformativo. Questa è la vera risorsa di un percorso trasformativo in cui la nuova forma di conoscenza possa generare anche nuove identità e una nuova coscienza.

La musica per esempio dimostra che i simboli appartengono a tutti e che il processo di ibridazione diviene fonte di creatività. “La musica occidentale si è felicemente ibridata con altri suoni, trasformandosi. Attenzione: non è una sintesi, è un’ibridazione, è una terza via. “(cfr La Trasformazione– Gutmann D., Larussi O.)

Le funzioni della creatività, delle rappresentazioni simboliche, dell’immaginario collettivo inteso quale luogo di valori condivisi facilitano la valorizzazione e la raffigurazione per quanto possibile del non rappresentabile, dell’indicibile, delle parole del silenzio, del recupero di parti di sé negate, o scisse e proiettate sull’altro. Certo centrali sono i sentimenti e gli affetti che attraversano il campo delle relazioni umane. È lo svelamento simbolico dalle parti di sé, è lo sguardo consapevole dell’altro, è l’accoglienza quale disponibilità a farsi amorevolmente carico dell’altro a stabilire il percorso trasformativo.

Accettare il limite consente di accogliere il cambiamento, la mutazione, la trasformazione: l’apparire di quelle “terze terre “insegna ad amare e vivere nella libertà e nel rispetto di tutti.

Si tratta di conoscersi e di riconoscerci nell’altro: di far nascere qualcosa di nuovo, di trovare qualcosa che c’era ma che si era percepito, di portare ad esistere parti di sé, di imparare a guardare il mondo con un altro sguardo: di trovare le “terze terre “dentro di noi. Liberi e senza pregiudizio alcuno: solo in tal modo possiamo intraprendere un viaggio intorno e dentro l’essere umano come tale, laddove il viaggio in se’ è davvero molto più importante che non giungere alla destinazione.

In “Gioco e realtà” Winnicott ci riconduce alla considerazione che solo nelle aree transizionali e’ possibile sperimentare che siamo tutti specchio l’uno dell’altro e che nelle riscoperte capacità creative di ciascuno risiede la possibilità dell’incontro tra sé, l’Altro e il mondo senza effrazioni sanguinose, senza lacerazioni, giudizi e pregiudizi. Rancori e rabbie, distruttività e violenze cedono il posto alla costruttività e all’amore. L’indifferenza è il più grande esempio di inciviltà.

Il problema sta dunque nell’incontrare se stessi attraverso l’altro e nel diventare consapevoli che si è tutti diversi. Il che significa costruire identità multiple, polimorfe, migranti, e “non il trionfo dell’Uno, ne­cessariamente distruttore.” (cfr J. B. Pontalis). Comportamento questo al quale a volte assistiamo sgomenti.

Dickinson dice: “Tutto imparammo dall’amore: alfabeto, parole, un capitolo, il libro possente, poi la rivelazione terminò. Ma negli occhi dell’altro Ciascuno contemplava un’ignoranza Divina, ancora più che nell’infanzia; l’uno all’altro fanciulli, tentammo di spiegare quanto era per entrambi incomprensibile. Ahi, come è vasta la saggezza” Quell’amore nel senso evidentemente di Agape che sostiene i valori umanitari. Ma l’amore si dispiega nella libertà. ”Tutti desideriamo che lo sguardo amorevole dell’Altro possa attraversare il mare della nostra vita.. E su questa base vengono immaginati e pensati e successivamente realizzati i molteplici progetti dell’Associazione Crocerossine d’ Italia Onlus a servizio delle fragilità umane, dell’ambiente, della polis. In tale ottica si inscrivono le riflessioni sul comportamento talora violento nei confronti del femminile o l’attenzione ai diversamente abili oppure al sostegno nei confronti di persone in gravi difficoltà. In tale prospettiva l’assistenza, da non confondere con l’assistenzialismo, diviene una modalità per riscattare la persona nella sua dignità.

Così come la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, della logica del dono di se’, della sensibilità verso le persone avanti negli anni e di coloro che stranieri nella nostra terra all’Associazione si rivolgono per un sostegno, un conforto in modo da sentirsi a casa. E così pure la grande riflessione sul ruolo della cultura come insieme delle esperienze umane che compongono il grande mosaico in divenire del mondo, dell’arte terapia o dei linguaggi espressivi che declinano linguaggi universali in grado di costruire la pace, una condizione di pace duratura tra i popoli. Ecco, l’Associazione Crocerossine d’Italia Onlus, in tal senso, pone in essere una ampia genitorialità sociale per contribuire ad affrontare le difficoltà, a far crescere in autonomia, a dischiudere gli orizzonti di nuove prospettive in cui ciascuno possa sentirsi libero nel rispetto di se ‘ e dell’altro e insieme nella dimensione feconda della reciprocità, come in un rapporto d’amore, poter abbracciare teneramente il mondo.

I valori umanitari e la frontiera dell’utopia: i luoghi del bene!