Bambine rese pure con “l’infibulazione”

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In Somalia, come in molti paesi dell’Africa e del Medio Oriente, le bambine sono rese “pure” asportando parte dei loro organi genitali. Non c’è altro modo per descrivere questa procedura, che in genere si esegue verso i cinque anni. Dopo che il clitoride e le piccole labbra sono state letteralmente raschiate  via, nei casi più compassionevoli tagliati, gli organi genitali vengono ricuciti in modo che una spessa fascia di tessuto formi una cintura di castità costituita dalla carne cicatrizzata. Viene lasciata una minuscola apertura, opportunamente posizionata, per la fuoriuscita di un sottilissimo flusso di orina, ci si accorge che una donna non è infibulata semplicemente sentendola orinare. Le donne infibulate riconoscono subito la non infibulata, la “donnaccia” perché orina con un getto forte, cioè “come un uomo”. Solo con grande forza e sofferenza si potrà in seguito allargare l’apertura, lacerando il tessuto cicatriziale e permettendo così di avere rapporti sessuali.

Ai tempi nostri questa pratica viene ancora utilizzata e fa parte della cultura e tradizione religiosa di quelle popolazioni. Informare e far sapere cosa accade e’ un obbligo morale ed etico nel rispetto delle povere bambine, future donne, che subiscono passivamente una pratica atroce che segnerà la loro vita in maniera irreversibile. Un pensiero oggi è sicuramente rivolto alle piccole bambine somale e alle piccole “spose bambine”  che ancora oggi esistono nei paesi asiatici tipo l’India.

 

Bambine rese pure con “l’infibulazione”

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