Vi racconto il miracolo Medjugorie

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Spiegare Medjugorie a qualcuno che non c’è mai stato è come spiegare la Luna ad un bambino, tenendo un’arancia fra le mani. Rende l’idea…rende solo l’idea. Ed è quello che sto facendo in questi giorni tra i miei colleghi di lavoro. È stata sufficiente una dichiarazione personale del Papa per parlare di Medjugorie ai miei amici ed ai miei colleghi. Il risultato? Sempre lo stesso: io a parlare per ore e loro con la bocca aperta e con le lacrime agli occhi. E penso che con quella stessa bocca aperta si presenteranno increduli di fronte al Signore se non si daranno una mossa prima del giorno…..vabbè….ma questa è un’altra storia.

I preparativi erano iniziati già il lunedì sera ed una certa emozione aveva iniziato a lasciarmi un sorriso sulle labbra tanto che chi mi stava vicino non riusciva bene ad interpretare se stessi bene o se avessi qualche rotella mancante. Avranno pensato chissà che cosa, invece io iniziavo a pregustare l’incontro con la Madonna e mi ritornavano in mente tutti gli angoli di quella terra santa che conosco come le mie tasche.
Con quello stesso sorriso da “sbandato” mi sono ritrovato all’Aeroporto di Fiumicino. Dopo qualche tempo di attesa vedo davanti a me Giulia, l’apostola della Madonna. Era animata da una tale determinazione che sembrava stesse andando in guerra. Beh…forse in guerra Giulia ci è entrata davvero quando ha iniziato a lavorare per la Madonna…si perché il nemico, quando ti schieri apertamente con Dio, poi viene a cercarti per fartela pagare, ma con la grazia di Dio si rimane sempre in piedi, feriti e acciaccati, ma in piedi.
Giulia, era seguita da un gruppo di trenta persone circa e teneva in mano la solita bandierina arancione che avremmo dovuto seguire per non perderci. In realtà, ci siamo persi e sparpagliati subito dopo come sempre, ma Giulia, con la sua carica da ragazzina, con la sua enorme ed incrollabile Fede, alla fine è riuscita a sistemarci tutti sullo stesso aereo in direzione Spalato.
Il cielo è terso. Nemmeno una nuvola ad offuscare il Sole che inizia a picchiare con i suoi venticinque gradi. Tutto lascia presagire che il pellegrinaggio andrà per il verso giusto.
Il decollo da Roma e l’atterraggio a Spalato sono stati gli unici eventi che mi hanno tenuto sveglio durante un volo brevissimo che è durato appena cinquanta minuti. Accanto a me Marco e suo padre mi avranno, di tanto in tanto, chiuso la bocca mentre ronfavo beatamente tra una turbolenza e l’altra.
Giunti a Spalato seguiamo l’energumeno di turno. È lui l’autista. Gli autisti nei Balcani sono tutti uguali oserei dire, alti quasi due metri, pelati, enormi e spericolati. Ci avviciniamo al pullman che ci porterà a Medjugorie e mi faccio una mezza risata nel vedere che sul parabrezza ci hanno messo un foglio con scritto sopra “Giulia”. Ed è sempre lei il perno della situazione. Fa l’appello, si siede ed inizia la preghiera.
Con l’aiuto della preghiera abbiamo superato le dogane e poi infine le uniche due parole di avvertimento di Giulia che grida al microfono: “A destra i campanili…a destra i campanili”. Siamo arrivati!
Il cuore batte a mille. Infatti rivedere quei campanili procura una gioia immensa. Sai che sei arrivato dalla Madonna. Quei battiti però si trasformano immediatamente in una pace ed in una serenità che sono indescrivibili. Li riconosci solo se ci sei stato a Medjugorie.
Con un grande sorriso sul viso arriviamo in albergo. Cena al volo e poi subito in giro per Medjugorie.
Io personalmente ho le mie mete predefinite. La prima visita la faccio alla Madonna che è nel cortile antistante la Chiesa di San Giacomo. Se dovessi dire dove è la Madonna a Medjugorie, io direi: è li!
Le luci del giorno stanno cedendo lentamente il passo all’imbrunire mentre in cielo, che è è ancora poco nuvoloso e che ha portato un po’ di pioggia, si intravedono le prime stelle che mi accompagnano subito nella Chiesa di San Giacomo.  Come un bambino impaziente di ritrovare i suoi giocattoli una volta tornato a casa dopo una lunga assenza, così anche io non vedo l’ora di rivedere ogni angolo di quel luogo che avevo lasciato nel 2015. Non è cambiato nulla ma soprattutto non è cambiata quella atmosfera di pace e serenità che la Madonna ti regala in quel posto…a prescindere …si a prescindere da tutto.
Uscito dalla chiesa sono andato alla spianata. Era tutto come l’avevo lasciato ma non potevo andare oltre, il giorno dopo ci aspettava il Podbrdo e allora ho deciso di tornare in albergo.
Il mattino seguente, infatti, eravamo tutti pronti come tanti alunni fuori dalla scuola ad aspettare Giulia. In pochi minuti eravamo ai piedi del Podbrdo. L’appuntamento era a casa di Vicka, una delle veggenti. La casa è oramai diventata una sorta di Chiesa Museo e li dentro ci ha portati Giulia per prepararci alla salita. Poi abbiamo iniziato il Rosario, detto a turno fino a quando, salendo fino in cima e senza alcuna difficoltà nonostante le rocce sul percorso, siamo giunti a pochi metri dal luogo delle prime apparizioni. È li che Giulia chiede a tutti di aprire il cuore e devo essere sincero, quel miracolo si avvera ogni volta.
Uno ad uno, tutti, hanno spiegato con il cuore in mano e con le lacrime agli occhi il motivo per il quale erano in quel luogo santo. Io non l’ho fatto, con me il miracolo non ha funzionato. In realtà se avessi spiegato i miei motivi avremmo perso i primi tre giorni del pellegrinaggio fermi in quel punto….non era il caso.
In quella mezzora di sosta ognuno ha toccato la propria anima ed ha dato l’opportunità agli altri di toccare l’anima altrui. In quel posto, sempre lo stesso, ci si accorge di quanto siamo piccoli di fronte a Dio, di quanto abbiamo bisogno dell’aiuto della Madonna e di quanto siano belle le anime di chi ci circonda…ma purtroppo, questo accade solo a Medjugorie. In quei silenzi assordanti in cui solo la natura fa la voce del padrone, tu ritrovi te stesso, ritrovi il tuo spirito…ritrovi Dio.
Il terreno è ancora bagnato dalla pioggia della sera precedente ma il Sole che si è innalzato nel cielo sta asciugando il monte, così in pochi minuti siamo davanti alla statua delle apparizioni. Li, ognuno, singolarmente, ha lasciato alla Madonna il proprio carico di pene e di lacrime.
Una lunga pausa, qualche foto, e poi il ritorno viene fatto con un grosso sospiro di sollievo. Lo spirito è ricolmo di grazia, serenità e gioia. La Madonna ha raccolto tutti i nostri mali e se li è tenuti per se. Speriamo che nessuno torni indietro a riprenderseli, penso fra me e me, perché noi di questo siamo capaci. Prima preghiamo, chiediamo aiuto, ci affidiamo e poi ci disperiamo presi dalla sfiducia e questo corrisponde proprio a mettere le nostre pene nelle mani della Madonna per poi ritornare a riprendersele subito dopo. Ah…se avessimo fede! Io sono tra quelli…cioè tra quelli che ne ha poca!
Intanto Giulia sembra un carrarmato.
È inarrestabile. Forse alcuni nemmeno una doccia hanno fatto. Pranzo e via. Nel pomeriggio siamo nella Comunità del Divino Amore. Esperienza stupenda. Un ragazzo ci racconta i trascorsi da tossicodipendente, da spacciatore, da figlio fuggiasco che vive in stazione e ci racconta di 15 anni di preghiere fatte dalla sua mamma. Risultato. Il Cuore Immacolato di Maria vince sempre. Quel ragazzo è adesso li a Medjugorie ed è un frate di quella comunità…uomo di preghiera e di Spirito. Anche qui, la Madonna è riuscita a prendere le nostre anime, le ha strizzate bene bene e ce le ha riconsegnate pulite dopo averci fatto provare fortissime emozioni accompagnate dalle solite lacrime che, chi un modo e chi in un altro, cercavamo di celare a chi ci stava accanto.
Ma la Signora Carrarmato non si arrende mai. Le previsioni del tempo sono buone e allora il giorno dopo si sale sul Monte Kricevac.
Il mattino seguente siamo di nuovo tutti li, davanti all’albergo mentre comodamente ci spostiamo con il pullman fino ai piedi del Monte della Croce. Il comodamente però va via assieme al Pullman perché da quel momento in poi ci siamo noi, 530 metri di dislivello ed una Croce Bianca da raggiungere recitando la Via Crucis che a turno siamo chiamati a pregare.
La salita è dura, come sempre. Qualcuno sale scalzo. Ah…abbiamo dedicato i nostri sforzi per le anime del Purgatorio. L’accordo con la Madonna era che ognuno di noi ne avrebbe liberata una arrivando in cima. Ne abbiamo liberato trentaquattro. La Madonna è di parola!
Giunti ai piedi della Croce Bianca ci siamo inginocchiati. Ognuno ha detto, ha pianto, ha sospirato. La Madonna ha ascoltato tutti. Tutti! Tutti!
Io mi allontano e mi metto in disparte per recitare un Rosario. Ma l’occhio mi cade su un signore sulla sessantina, forse meno, vestito con jeans e camicia azzurra, occhiali rayban verdi. L’uomo tiene in una mano il volto di una ragazza e con l’altra tiene un Rosario con il quale segna il volto della giovane con il Segno della Croce. Vedo da lontano che recita delle preghiere. Dico fra me e me. È un sacerdote! Poi dico fra me e me: è un Sacerdote? Non resta che un modo per capirlo, ed io purtroppo sono uno che quei modi non se li lascia scappare. Mi avvicino e gli dico: “Mi perdoni se mi permetto…ma lei è un sacerdote? – perché? Mi risponde l’uomo. Ripeto…ma lei è un sacerdote? La risposta è: no. Bene, gli rispondo, allora Lei non può imporre le mani su nessuno. Non può benedire, non può fare quello che sta facendo. L’uomo cerca di balbettarmi che fa parte del Rinnovamento dello Spirito ma gli dico che nemmeno se fa parte del Rinnovamento può imporre le mani come sta facendo. Mi rivolgo alla ragazza. È canadese ed allora in inglese le dico di scendere a valle, trovare un sacerdote in Chiesa, confessarsi ed attenersi a quello che le dicono i sacerdoti, andando magari a Messa per la Comunione. L’uomo è contrariato, gli ho appena scippato il ruolo di “santone”…la ragazza sbigottita. Io li saluto e me ne vado. Scendendo dal Kricevac mi viene in mente poi che forse ho – come al solito – esagerato. Mi vengono gli scrupoli di avere fatto qualcosa di sbagliato ma mentre penso questo mi ritrovo alle mie spalle la ragazza che con un enorme sorriso mi dice: “Farò come mi hai detto…vado a confessarmi”. Ho capito che la Madonna ha invece gradito. È pericoloso farsi imporre le mani da laici.
Sia lodato Gesù Cristo.
Chiacchiero con la ragazza per qualche decina di metri, ribadendo il pericolo che ha corso, e poi continuo a fare quello che stavo facendo, cioè, raccogliere bottiglie di plastica nei dirupi laterali al sentiero. Purtroppo i pellegrini non sono tutti pellegrini e buttano le bottigliette vuote tra i cespugli, nei dirupi. Padre Slavko si arrabbiava con gli italiani per questo e raccoglieva bustoni neri di bottiglie. Io di buste ne ho riempite tre ed a valle le ho buttate nei secchi con l’aiuto della mascotte del gruppo, un cucciolo di otto anni, sveglio e buonissimo che mi precedeva sul percorso dicendomi: “Gianni, Gianni,..qui ce ne sono altre..corri..corri!” Ad un certo punto ho sperato che non ne trovasse più…ma poi le abbiamo raccolte tutte. Il patto con padre Slavko è questo: una bottiglia raccolta noi, una preghiera a Dio che fa Lui per noi.
Mrs Carrarmato Giulia invece ha già organizzato una visita alla Comunità dell’Oasi della Pace ed un’altra escursione sacra invece l’ha organizzata Angela (Miss Carrarmato2), figlia di Giulia, nella Comunità degli orfanelli di Padre Slavko. Esperienze stupende e toccanti. Esperienze nelle quali ti ritrovi con la tua anima tra le mani e forse, ti accordi di avere un’anima.
Il giorno della partenza si avvicina ma uno dei regali più grandi che ci fa la Madonna è quello di una apparizione straordinaria e non prevista, a Ivan. Non sapevamo nemmeno che il veggente fosse a Medjugorie ma la sera del 12 maggio alle 22 eravamo sul Podbrdo durante l’apparizione.
Inutile descrivere quel momento al buio, sul monte delle apparizioni. Alcune del gruppo hanno avuto il privilegio di essere vicine ad una suore che nel momento dell’Apparizione è caduta nel sonno dello Spirito. Risvegliata da quel sacro torpore, la suora ha iniziato ad abbracciare tutti e con le nostre pellegrine ha creato un cenacolo ambulante di preghiera che si è protratto fino a notte inoltrata attorno alla statua della Madonna che gioiva per la festa che quelle donne le stavano facendo in quel momento.
Esperienza stupenda pure quella anche se non ho avuto la gioia di viverla. L’ho letta però negli occhi e nell’anima di chi me l’ha raccontata.
Il giorno dopo si ripartiva.
Il nostro sacerdote, un ragazzo colombiano illuminato e santo, ci ha riempito di benedizioni per tutto il viaggio. Lui ha vissuto un’esperienza straordinaria sul Pdbrdo ma l’esperienza straordinaria l’abbiamo vissuta tutti venendo a Medjugorie.
La Madonna ha asfaltato le nostre anime. Rientriamo in Italia pieni di pace, di gioia, di serenità e carichi di una forza celestiale che ci fa vedere piccoli piccoli i problemi che abbiamo.
Si, se dovessi concludere in un modo concluderei così: la Madonna è più vicina a noi di quanto noi possiamo immaginare….e Dio è Grande!
Sia lodato Gesù Cristo!

di John Blackeye

Vi racconto il miracolo Medjugorie

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