Afganistan, Pakistan e Trump: quale futuro? E l’Italia?

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( di Pasquale Preziosa) Il primo Gennaio, il Presidente Trump, in uno dei soliti Tweet ha scritto: “The United States has foolishly given Pakistan 33 billion dollars in aids over last 15 years, and they have given us nothing but lies & deceit, thinking of our leaders as fools. They give safe haven to the terrorists we hunt in Afghanistan, with little help. No more!”.

Il presidente degli Stati Uniti accusa, con i nuovi mezzi di comunicazione, che stanno soppiantando quelli della storica diplomazia, il Pakistan di aver ricevuto dagli USA 33 miliardi di dollari in 15 anni, ricevendo in cambio solo bugie e aggiunge che il Pakistan è un posto sicuro per i terroristi.

È una accusa chiara su quello che gli USA pensano di uno dei paesi chiave del quadro afgano.

Di rimando, utilizzando similari sistemi di scambio notizie , questa volta la GEO TV pakistana, il Ministro degli esteri del Pakistan, Khawaja Asif, ha affermato che la policy del Pakistan è chiara e non faranno di più, il paese è pronto a fornire i dettagli sugli aiuti ricevuti dagli USA.

Il ministero della difesa pakistana in un tweet di risposta a Trump, due ore dopo, riporta che il Pakistan, come alleato nella lotta contro il terrorismo, ha dato agli USA nei sedici anni di lotta al terrorismo l’accesso a tutto il territorio, basi militari cooperazione intelligence che è servita per decimare Al Qaeda, ricevendo in cambio nessuna riconoscenza e mancanza di fiducia.

L’ambasciatore statunitense in Pakistan è stato chiamato dal Ministro della Difesa pakistano, Khurram Dastgir Khan, il quale ha sporto formale protesta per il tweet del presidente USA ritenuto non veritiero.

Il presidente Afgano Hamid Karzai e l’ambasciatore afgano in US supportano il tweet di Trump. Il presidente Karzai accusa il Pakistan di aver tenuto un atteggiamento ambiguo negli ultimi 15 anni.

Il Pakistan ritiene che tutte queste dichiarazioni statunitensi siano dovute al fatto che la campagna in Afganistan sia da considerarsi persa per gli Stati Uniti (Mr. Trump was bitter due to the “US defeat in Afghanistan”).

Le difficoltà della campagna in Afghanistan sono note da tempo all’occidente. I Talebani dicono di aver riconquistato il 40% del territorio e continuano ad avanzare. La produzione di oppio nel paese, aumenta col passare degli anni e con essa la criminalità. Kabul è meno sicura di prima egli attentati sono all’ordine del giorno.

L’alleato principale nell’area era il Pakistan, ma dopo le ultime dichiarazioni USA e Pakistane tale alleanza è da ritenersi decaduta.

Gli USA hanno intrapreso la nuova via di rinforzare i rapporti con l’India, in funzione anti Cina che, automaticamente, farebbero decadere quelli col Pakistan.

I paesi confinanti con l’Afganistan non sono pro occidente.

Il Pakistan ritiene che la campagna afgana debba essere considerata persa.

Il nostro Paese deve interrogarsi su quali sono i motivi e gli interessi nazionali per continuare in una campagna afgana che ha cambiato radicalmente la sua ragion d’essere e oggi, dopo il contenzioso USA col Pakistan, pone a più alto rischio il permanere del nostro limitato contingente militare in una campagna senza via d’uscita.

Ci vuole coraggio politico per iniziare le campagne militari, ma serve altrettanta chiarezza e responsabilità politica anche per terminarle, quando scompaiono gli interessi nazionali.

 

 

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