Altro Trump in Repubblica Ceca, alle elezioni vince Babis

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Netta la vittoria per il rinnovo della Camera dei Deputati, del movimento populista del tycoon Andrej Babis e più in generale delle forze anti-sistema, anti Ue e comunque anti euro. Impressionante infatti l’exploit del partito xenofobo della Democrazia diretta, l’Spd, che ha raggiunto l’11% dei consensi, sfiorando il secondo posto in graduatoria, così come appare notevole il successo dei Pirati, giunti al 10%. L’affermazione di questi due partiti era attesa, ma gli osservatori non pensavano potesse essere di tale portata. Il primo partito è quindi Ano (che in lingua ceca significa “Sì”), acronimo di Akce nespokojenych obcanu, ovvero Iniziativa dei cittadini scontenti, formazione di cui Babis è fondatore e padrone. Ano ha conquistato quasi il 30% dei voti e 78 deputati su 200, quasi il doppio rispetto al 2013. Con queste cifre, qualsiasi ipotesi di prossima coalizione di governo, non può prescindere dal partito del Babisconi ceco, appellativo con il quale è chiamato Babis per la similitudine della sua scalata politica a quella di Silvio Berlusconi. Tramonta anche l’ipotesi della “grande coalizione anti Babis”, che qualcuno aveva prospettato, ma che mancherebbe delle cifre sufficienti. Risalta, ma in senso negativo, la disfatta dei socialdemocratici della Cssd, alla guida del paese negli ultimi quattro anni, fermi al 7,5%, che accusano quindi la perdita di più di due terzi dei deputati. Male anche l’altra forza storica della sinistra ceca, i Comunisti del Kscm, fermi all’8% dei consensi, la cui rappresentanza alla Camera sembra destinata a ridursi della metà. Ancora per quanto riguarda i partiti tradizionali, i Cristiano democratici del Kdu-Csl – altra forza del governo in scadenza di mandato – appaiono in consistente calo, ma comunque capaci di superare lo sbarramento del 5%. Passando al centrodestra, si segnala l’avanzata dei Civici democratici dell’Ods, al 10,84%, che dovrebbero poter contare su circa 24 mandati, un terzo in più del 2013. Di questi tempi, li ha evidentemente premiati la loro tradizionale politica euroscettica, ma sono comunque ben lontani dai tempi nei quali a guidarli era Vaclav Klaus, antesignano in Europa della politica anti Bruxelles. Salvo sorprese dell’ultima ora, in attesa dei risultati finali dello spoglio, anche i conservatori liberali del Top 09, nonostante una emorragia di quasi quattro quinti dei consensi, dovrebbero farcela a rimanere nella nuova Camera. A conferma delle previsioni della vigilia, che parlavano della possibilità di una notevole frammentazione parlamentare, anche una nona forza politica dovrebbe aver superato lo sbarramento del 5%, vale a dire i Sindaci e indipendenti, Stan, un movimento che debutta ai piani alti della politica nazionale, dopo aver dato buona prova di sé in questi ultimi anni a livello di amministrazione locale. Tornando alle possibili ipotesi di futuro governo, con questi risultati, la variante più accreditata potrebbe essere quella del rinnovo della coalizione alla guida del paese negli ultimi quattro anni, composta dal partito di Babis, insieme ai Socialdemocratici e ai Cristiano democratici. Entrambi i due partiti, alla vigilia del voto, si sono mostrati negli ultimi mesi possibilisti in questa direzione, a condizione che Babis non faccia parte della compagine di governo, vista la sua posizione in conflitto di interessi, a cui si aggiunge la recente accusa di truffa alla Ue, per la quale la Camera ha dato autorizzazione a procedere.