Attentato a New York, quattro i feriti e tanta paura. Arrestato immigrato Bangladesh

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Un uomo di 27 anni, immigrato del Bangladesh, Akayed Ullah, ha fatto esplodere oggi alle 7.30 del mattino (le 13.30 ora italiana) un ordigno esplosivo artigianale in una delle aree più frequentate della città di New York, Port Authority, la stazione centrale degli autobus a Manhattan. Quattro persone sono rimaste ferite, nessuna è in pericolo di vita. Immediatamente catturato, l’uomo è stato portato all’ospedale Bellevue per ustioni alle mani e all’addome. Lo riferisce il quotidiano “Wall Street Journal”, precisando che il sindaco della metropoli, Bill De Blasio, ha confermato che si è trattato di un attacco terroristico. L’attentatore avrebbe detto al Federal Bureau of Investigation (Fbi) di aver agito per vendetta per i bombardamenti subiti dal suo paese. Ullah, che ha operato da solo, indossava un ordigno artigianale di sua costruzione, una sorta di tubo che conteneva esplosivo che è scoppiato solo in parte. L’uomo, che vive a Brooklyn, lavorava come tassista.

Per il governatore dello stato di New York, Mario Cuomo, si tratta di un “lupo solitario” e al momento non ci sarebbero diretti collegamenti con mandanti dello Stato islamico. Il fallito attentato è ora sotto la lente di una task force anti-terrorismo che vede la collaborazione dell’Fbi e della Polizia di New York. Il presidente Donald Trump è stato informato dell’accaduto. Il dipartimento per la Sicurezza nazionale (Dhs) ha comunicato su Twitter che verranno prese “azioni adeguate” per proteggere la “nostra gente e il nostro paese”, l’amministrazione continuerà ad adottare “significative misure di sicurezza per evitare che i terroristi entrino nel paese” e reclutino persone all’interno dei confini Usa. “Combatteremo con aggressività e porteremo i terroristi davanti alla giustizia”, conclude il post.

L’amministrazione del presidente Trump ha emesso nei mesi scorsi divieti di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di paesi a maggioranza musulmana (Muslim Ban), bocciati da alcune corti, dal 4 dicembre scorso la Corte suprema, ha rovesciato le sentenze dei livelli inferiori della magistratura. Trump ha ora la possibilità di vietare l’ingresso negli Usa ai cittadini di otto paesi di cui sei a maggioranza musulmana che potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale. I paesi sottoposti a divieto sono Siria, Libia, Iran, Yemen, Ciad e Somalia a cui sono stati aggiunti Venezuela e Corea del Nord per affrancarsi dall’accusa di discriminazione religiosa. Il Bangladesh non figura nella lista.

Risale al 31 ottobre scorso, durante le celebrazioni di Halloween, un altro tentativo di attacco terroristico a New York eseguito dal cittadino uzbeco Sayfullo Saipov, di 29 anni, che è piombato sulla folla con un furgone uccidendo otto persone e ferendone 13. Il gesto dell’uomo era stato rivendicato con ritardo dallo Stato islamico. Un ritardo che sembrava confermare la tesi degli investigatori che Saipov era un “lupo solitario” che, in autonomia, aveva lanciato nella parte sud di Manhattan un furgone contro ciclisti e pedoni. Ferito e arrestato dalla polizia, nel suo cellulare erano stati rinvenuti almeno 90 video e oltre 4000 immagini di propaganda dello Stato islamico.

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