Castrazione chimica somministrando composti di medrossiprogesterone, che bloccano il rilascio di testosterone, il più rilevante ormone sessuale alla base della libido

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(di Nicola Simonetti) Ne è contestata l’utilizzazione per questo scopo soprattutto in considerazione sia degli effetti collaterali (neoplasia cerebrale) sulla psiche che della irreversibilità delle conseguenze sul sesso.

Dalla Francia viene la segnalazione che uno di questi prodotti a base di acetato di cyproterone espone al rischio di tumore cerebrale.

Di solito, questo prodotto viene prescritto, nella donna, per opporsi all’irsutismo o pilosità eccessiva, all’endometriosi, nella tendenza all’alopecia (caduta dei capelli), nel curare pelli grasse e con acne.

Nell’uomo, lo si usa in alcune forme di cancro prostatico e, nei transgenici, per ridurre la quantità di ormoni maschili.

La dose di 100 milligrammi è utilizzata nel trattamento degli aggressori sessuali allo scopo di evitare la ripetizione del crimine e del comportamento delittuoso seriale (castrazione chimica).

Il farmaco è stato sospettato di moltiplicare per venti volte il rischio di tumore del cervello in soggetti che abbiano praticato la terapia utilizzando alte dosi del medicamento.

La notizia scientifica ha provocato l’allarme dell’autorità sanitaria francese che, nel settembre (6) scorso – secondo quanto comunicato dall’ “Agence du médicament ANSM” ha allertato l’Europa, chiedendo che siano ridefiniti modalità e dosi nell’utilizzazione del farmaco.

Lo studio cui si fa riferimento è stato portato avanti dal servizio di neurochirurgia dell’ospedale Lariboisière di Parigi in collaborazione con la stessa ANSM (agenzia nazionale per la sicurezza di farmaci e prodotti di salute) e l’Assicurazione malattia, indagando su 250.000 donne che, nel periodo 2007-2015, hanno utilizzato, secondo prescrizione, il farmaco per far fronte ad irsutismo od all’endometriosi.

I ricercatori hanno confrontato le donne cui erano state somministrate dosi elevate (più di 3 grammi per sei mesi e, in seguito, prosecuzione della terapia stessa) con le pazienti che, invece avevano ricevuto dosi minori (meno di 3 grammi per 6 mesi soltanto) del farmaco.

“Lo studio – ha dichiarato all’AFP (Agence France-Presse) il dr Jean-Michel Race (endocrinologo, ANSM) – mostra che il rischio di meningioma (tumore del cervello, in gran parte dei casi, di natura benigna) è moltiplicato per 7 nelle donne che hanno usato le dosi maggiori rispetto a quelle che, invece, sono state trattate con dosi dimezzate. Rischio moltiplicato, poi, per 20 dopo 5 anni di trattamento”.

Viene anche precisato che il rischio stesso era stato già segnalato, sempre in Francia (89.000 donne trattate nel 2017) sin dal 2011.

“Un fatto nuovo che va preso in considerazione soprattutto nel valutare il fattore rischi/benefici nella prescrizione della terapia”.

La casa produttrice del farmaco in questione ha precisato ad APF che “Priorità, nei nostri laboratori, sono: sicurezza dei pazienti e buon uso del farmaco”.

Castrazione chimica somministrando composti di medrossiprogesterone, che bloccano il rilascio di testosterone, il più rilevante ormone sessuale alla base della libido