Come recupera le imposte il finanziere soldato

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Il sistema di reclutamento del personale nelle carriere iniziale della Guardia di Finanza

(di Cleto Iafrate) L’art. 97 della Costituzione più bella del mondo – la nostra – enuncia i principi a cui è improntata l’organizzazione delle amministrazioni civili dello Stato. Quelle militari, ovviamente, non fanno eccezione.

L’articolo indica i tre principi fondamentali:

il principio di legalità, secondo il quale l’organizzazione dell’amministrazione dello Stato deve essere definita mediante regole chiare che ne stabiliscano i compiti e gli obiettivi, vincolandola al perseguimento dell’interesse pubblico;

– il principio di buon andamento, secondo cui l’organizzazione deve essere tale da garantire l’erogazione di servizi pubblici efficienti e rispondenti a un criterio di economicità. Tale principio impone, tra l’altro, che ogni singola amministrazione recluti risorse umane adeguate agli scopi da perseguire e alle attività programmate e da svolgere;

il principio di imparzialità, infine, impone che lo Stato svolga i suoi compiti senza rendersi responsabile di favoritismi o discriminazioni. In particolare, gli avanzamenti all’interno delle pubbliche amministrazioni devono seguire logiche meritocratiche, senza interferenze di carattere personale o privatistico.

Di seguito sarà analizzato l’ultimo bando di concorso per il reclutamento di personale in Guardia di Finanza sotto l’aspetto della sua aderenza al principio di “buon andamento”.

Il recente bando di concorso per il reclutamento di personale nelle carriere iniziali della Guardia di Finanza

BANDO-DI-CONCORSO

Nel leggere il bando di concorso pubblicato il 26 aprile scorso per il reclutamento di 965 finanzieri torna in mente il viaggio in treno che tempo fa lo scrivente ha condiviso con un aspirante VFP (Volontari in Ferma Prefissata).

Il viaggio non fu per niente noioso, perché conversò per tutto il tempo.

L’aspirante voleva fare il finanziere e per questo si stava arruolando nell’Esercito. Spiegò che una legge del 2004 – approvata all’indomani dell’abolizione del servizio militare obbligatorio – allo scopo di incentivare gli arruolamenti nelle Forze armate ha previsto una riserva di posti nei concorsi nelle Forze di polizia ai VFP che abbiano maturato un periodo minimo di permanenza nelle Forze armate.

Confidò sottovoce che nella sua mente la sigla V.F.P. non era l’acronimo di “Volontario in Ferma Prefissata”. Per lui V.F.P. significava: “Voglio Fare il Poliziotto”.

Era molto sicuro di sé e voleva parlare solo di argomenti concernenti i compiti e le attività della Guardia di Finanza. Mentre lo scrivente stava parlando di evasione tramite “scatole cinesi” lo interruppe di colpo per dire: «Si, però, non fossilizziamoci. L’evasione non è solo quella delle “matriosche importate illegalmente dalla Cina». E quando, subito dopo, ci fu un cenno alle “frodi a carosello”, lui disse: «Ti riferisci a quelli che salgono sulle giostre senza pagare il biglietto?».

Tutto lo stupore si sgonfiò quando l’aspirante VFP confidò che dopo la licenza media aveva fatto per un tempo il carpentiere e successivamente il muratore; ora aveva deciso di fare il finanziere. Aveva grandi ambizioni. Disse che avrebbe utilizzato i crediti formativi maturati presso la scuola allievi finanzieri per conseguire il diploma e poi quelli maturati presso la scuola sottufficiali per conseguire la laurea. Sapeva il fatto suo. Era convinto che ai fini della carriera militare il peso specifico del titolo di studio è molto relativo, ciò che conta veramente sono i giudizi annuali caratteristici e le note premiali: encomi ed elogi.

Lo salutai augurandogli una carriera missilistica. In fondo se le norme glielo consentono!

Infatti, anche l’ultimo bando di concorso per il reclutamento di n. 965 finanzieri, riserva ben 676 posti ai VFP che siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di primo grado (la terza media).

Senza nulla togliere ai VFP con la terza media, che sicuramente in altri Corpi militari sapranno farsi apprezzare e troveranno la loro giusta collocazione, vien da chiedersi: dopo anni trascorsi ad esercitarsi all’uso delle armi, ad imparare l’arte del combattimento, a guidare carri armati e a scavare trincee, quale sarà il loro apporto nel contrasto all’evasione fiscale.

Al recupero di quali “imposte” potrebbero essere utilmente destinati?

Tanti sono i dubbi e non poche le perplessità.

E non convince e non soddisfa il chiarimento fornito nel corso di un’interrogazione parlamentare da Pier Carlo Padoan quando era Ministro dell’Economia e delle Finanze.

L’occasione gli fu offerta dal deputato altoatesino Albrecht Plangger, che lamentava la scarsa conoscenza della lingua tedesca dei militari della Guardia di Finanza impiegati in Alto Adige: «Il livello “D” (di conoscenza della lingua) va bene per il muratore e per l’addetto alla raccolta dei rifiuti, ma non va bene per un ufficiale pubblico, come gli appartenenti alla Guardia di finanza, che tratta gente importantissima» (interrogazione n. 3-01329).

Il Ministro Pietro Carlo Padoan rispose così: «l’articolo 6 del decreto legislativo n. 199/1995 dispone che, per l’accesso al ruolo “appuntati e finanzieri”, gli aspiranti all’arruolamento siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di primo grado. Tuttavia, fino al 1989 era sufficiente, quale requisito per il reclutamento del personale nelle carriere iniziali del Corpo della Guardia di finanza, la sola licenza di scuola elementare. Pertanto, il Comando generale della Guardia di finanza, che è stato consultato, rileva che sono tuttora in servizio aliquote di personale nel suddetto ruolo in possesso della sola licenza elementare. Inoltre, al fine di garantire la parità di trattamento tra tutti i militari partecipanti ai concorsi interni per allievi vicebrigadieri arruolati prima e dopo il 1989, per l’accesso ai posti riservati ai possessori dell’attestato di bilinguismo, non viene richiesto uno specifico livello di certificazione, ammettendo così alla procedura anche i militari in possesso del livello D) corrispondente alla licenza elementare. In definitiva, mi sembra che il criterio adottato rimanga un criterio equilibrato alle esigenze» (seduta n. 385, in data 4 marzo 2015).

Una tale risposta, benché giuridicamente ineccepibile, mi pare in contrasto con il succitato principio di buon andamento della pubblica amministrazione, che impone anche alle amministrazioni militari di reclutare risorse umane adeguate alle esigenze e agli scopi da perseguire.

I finanzieri, in quanto agenti di polizia giudiziaria, agenti di polizia tributaria e agenti di pubblica sicurezza, hanno l’esigenza di svolgere tutte le funzioni inerenti alle qualifiche possedute. Ebbene, come può ritenersi che il criterio adottato sia un criterio equilibrato alle esigenze.

Analizziamo da un altro punto di vista il criterio in relazione alle esigenze.

Premesso che l’evasione fiscale si presenta sotto due forme: l’evasione cosiddetta di “galleggiamento” -quella di chi evade, direbbe l’onorevole Scoca, “per soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere”- e quella praticata da chi “galleggia” a bordo di yacht di lusso. Ci si chiede: da un tale sistema di arruolamento quali evasori se ne avvantaggiano?

Cui prodest? Cui bono avere agenti di polizia tributaria con la quinta elementare? Quelli arruolati fino al 1989 andranno in pensione non prima del 2030 e quanti si arruolano oggi con la terza media ci andranno tra quarantacinque anni, se le finanze pubbliche lo consentiranno.

Sarà forse questo uno dei motivi per i quali i sindacati dei finanzieri sono invisi ad una certa area politica?

L’identità del Corpo della Guardia di Finanza

L’identità del Corpo della Guardia di Finanza è in continua evoluzione, un tempo i finanzieri erano “vedette insonni del confine, le più avanzate e le più sole”, ma con l’abbattimento delle frontiere hanno trovato una ricollocazione nel D.Lgs n. 68 del 2001, che ha ridisegnato il ruolo della Guardia di Finanza adeguandolo alle nuove sfide che l’Europa ci impone. Il legislatore ha affidato al Corpo delicati compiti per la salvaguardia della legalità economico finanziaria; ha stabilito che la Guardia di finanza è una moderna Forza di polizia ad ordinamento militare impegnata, insieme all’Agenzia delle Entrate, pressoché esclusivamente nel settore economico finanziario a tutela dell’economia e della finanza pubblica (nazionale, dell’Unione Europea e degli enti locali).

I finanzieri, in sostanza, sono impegnati nel contrasto delle tre “E”: evasione, elusione ed erosione.

E per adempiere con autorevolezza ai compiti loro assegnati devono possedere un’elevata preparazione tecnico-professionale. La loro cultura professionale dovrebbe essere più elevata di quella dei cugini dell’Agenzia delle Entrate, in quanto, i finanzieri, oltre all’attività di polizia tributaria, svolgono anche compiti di polizia giudiziaria; cioè, non solo devono “fare le pulci ai commercialisti”, ma devono anche parlare la lingua del Procuratore della Repubblica.

E sappiamo quanto sia lungo e arduo il percorso di studio per diventare Procuratori o Commercialisti.

L’Agenzia delle Entrate – probabilmente all’interno di un ben delineato quadro strategico finalizzato al perseguimento dei suoi scopi – sta operando delle chiare scelte di metodo per mostrarsi all’altezza dei suoi compiti. Qualche anno fa, per esempio, ha assunto 1.100 funzionari, già laureati in materie pertinenti all’incarico da ricoprire (per lo più in Economia e in Giurisprudenza).

E la Guardia di finanza in quale direzione intende muoversi per adeguare il suo dispositivo alle sfide che l’attendono?

Conclusioni

Sarebbe opportuno che le “vedette insonni dei confini”, dal momento che i confini non ci sono più, decidano se essere soldati, poliziotti oppure verificatori; non possono più continuare a concorrere con tutti e in tutte le direzioni. La Guardia di Finanza deve iniziare a correre in una sola direzione, che è quella indicata dal legislatore del 2001; cioè, il settore della tutela dell’economia e delle finanze pubbliche.

Pertanto sarebbe auspicabile che il Corpo iniziasse ad arruolare personale diplomato in ragioneria, meglio se laureato in Economia o Giurisprudenza, altrimenti rischia la fusione (per ridondanza) con altre amministrazioni che svolgono in via principale le stesse funzioni e con le quali concorre (Guardia Costiera, Aeronautica, Marina, Carabinieri e Polizia).

Una tale scelta, tuttavia, richiede una strategia e anche un’inversione di rotta: bisogna cambiare non solo le regole di reclutamento, ma anche quelle di addestramento, di avanzamento, le procedure alla base dei trasferimenti e del sistema premiale e sanzionatorio. In buona sostanza, la scelta presuppone un cambio di mentalità.

La tutela, in via esclusiva, dell’economia e della finanze pubbliche, oltre a permettere al Corpo di conservare e difendere la sua identità, offrirebbe anche le maggiori prospettive d’impiego per il futuro.

Si consideri che ogni anno sfuggono a tassazione circa 270 miliardi di reddito, per un totale di circa 120 miliardi di imposte evase, a cui vanno aggiunti ulteriori 60 miliardi, che rappresentano il costo della corruzione.

Com’è evidente, la “messe è abbondante”. Ma gli operai specializzati sono abbastanza?

 

 

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