Coronavirus, e se si diffondesse anche per aria?

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(di Massimiliano D’Elia) La diffusione del virus da Covid-19 avviene in maniera veloce e sembra che le misure di contenimento attuate, non siano abbastanza efficaci, risolutive. La distanza, sociale fissata ad un metro, l’utilizzo delle mascherine (chirurgiche e con filtri, tipo FFP2-3), le limitazioni imposte ad ogni attività da svolgersi all’aperto e tante altre misure sembra che stiano attenuando il contagio, anche se i morti in Italia, sono ancora dell’ordine di 700 al giorno. Non è chiaro, però,  se i nuovi casi di infettati, seppure in numeri minori rispetto a venti giorni fa, siano riferiti alla coda del contagio, quando l’Italia non era  stata ancora dichiarata zona rossa, o sono stati infettati da comportamenti scorretti, o da qualcosa che è sfuggito a tutti.

Forse non siamo stati attenti all’utilizzo delle mascherine? Non le abbiamo indossate bene e sempre in ogni luogo? Occorre indossarle sempre? Se dovessimo indossarle sempre, ne abbiamo a sufficienza per circa 60 milioni di italiani? Domande che in queste ore stanno assillando decisori politici ed esperti della comunità scientifica.

Marina Davola, direttrice del Dipartimento di epidemiologia della regione Lazio, su un articolo de la  Repubblica parla del corretto uso delle mascherine e dell’attenzione da porre all’igiene degli ambienti: “Ricordiamoci che la mascherina non è una formula magica che ci salva dal contagio.  La cosa più importante resta l’attenzione e l’igiene. E poi se la si utilizza bisogna essere molto attenti, ricordando che è un dispositivo monouso che ha regole per essere messo e tolto. Ad esempio in troppi toccano la parte esterna con le mani rischiando poi di contagiarsi una volta che se la tolgono. Non vorrei che indossarla faccia più male che bene, perché dà una sensazione di invulnerabilità”.

L’O.M.S suggerisce l’utilizzo delle mascherine solo a chi ha sintomi o che assiste i malati. Atteso che non sarebbe avventato decidere  di farle indossare a tutti, forse c’è qualcosa che potrebbe essere sfuggito: “ E se si diffondesse anche per aria?” 

 

 

La possibilità non è stata esclusa tant’è che negli Usa è stato consigliato di utilizzare le mascherine sempre quando si è in pubblico o in vicinanza dei propri famigliari all’interno delle mura domestiche.

Su la Repubblica sono riportati anche i pareri di alcuni esperti sull’argomento. David Heymann, dell’OM.S. alla Bbc spiega: “Stiamo studiando le nuove evidenze scientifiche e siamo pronti a cambiare le linee guida, se necessario”.

Paolo D’Ancona, epidemiologo dell’ Istituto Superiore di Sanità italiano afferma: “Sappiamo che il  coronavirus si trasmette prevalentemente attraverso le gocciolane nell’aria. Negli ospedali con molti pazienti sottoposti a ventilazione meccanica potrebbe disperdersi, però, anche con aerosol”.

Differenza fra goccioline e aerosol

La differenza sta nelle dimensioni delle sfere di saliva che trasportano il virus. Le goccioline viaggiano 1-2 metri dalla persona che le emette e cadono subito a terra. L’aerosol resta sospeso in aria e può raggiungere distanze maggiori. Una ricerca del New England Journal of Medicinedel 17 marzo scorso ha dimostrato che il virus può resistere in aerosol fino a tre ore, con una quantità che si dimezza in un’ora. Un esperimento del Massachusetts Institute of Technologypubblicato su Jama il 26 marzo ha dimostrato che il virus viaggia sia su gocciolane che in aerosol, e che quest’ultimo può arrivare a 7-8 metri con un forte  starnuto. In Cina  tracce di coronavirus sono state trovate su davanzali e grate degli impianti di aerazione negli ospedali che hanno trattato pazienti affetti da coronavirus.

Alla luce di questi recenti studi e delle evidenze trovate negli ambienti, l’Oms potrebbe a breve rivedere le misure di contenimento. Se così fosse le stesse avrebbero un maggiore impatto sulla qualità delle vita quotidiana della popolazione mondiale.

 

Coronavirus, e se si diffondesse anche per aria?