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(di Andrea Pinto) A Gaza manca l’acqua potabile, in molte zone non c’è più energia elettrica e le fognature, quelle poche esistenti e costruite con criteri moderni, sono saltate. La popolazione civile palestinese è allo stremo mentre gli operai dell’azienda israeliana che fornisce energia elettrica si rifiutano di lavorare per favorire il ripristino delle utenze. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ieri sera ha votato un cessate il fuoco. Una flebile mediazione è tentata in queste ore dall’Egitto. Nel frattempo Tel Aviv fa sapere che in cambio dell’energia elettrica a Gaza vuole indietro i corpi di due soldati uccisi nella guerra di 7 anni fa, il termine dei bombardamenti di Hamas e della costruzione di tunnel verso i villaggi israeliani. Alla luce di un cambiamento di rotta di Hamas potrebbero essere favoriti l’ingresso di aiuti umanitari la concessione del via libera alla ripresa delle erogazioni da parte del Qatar.

Il ministro israeliano Tzahi Hanegbi, ha però ammonito: “Non accettiamo più la formula calma per la calma, adesso pretendiamo che Hamas rinunci a ricostruire gli arsenali, altrimenti riprenderemo gli attacchi“.

Corsera riporta la vicenda sollevata dal ministro degli esteri tedesco Heiko Maas che ha mostrato un drone armato di esplosivo e ha accusato i Pasdaran iraniani di averlo telepilotato dalla Siria dentro l’area di Beit Shean. Il capo dell’opposizione Yair Lapid, al riguardo ha voluto enfatizzare: “Non possiamo permetterci di ignorare Joe Biden. Avremo bisogno del sostegno americano di fronte a sfide più grandi di Gaza: il programma atomico e l’espansionismo iraniani“. 

Joe Biden ieri ha detto, non a caso, che gli Usa si impegneranno al fianco dell’Egitto per riportare la calma nell’area. Ha poi aggiunto che gli aiuti arriveranno a Gaza per il tramite dell’Egitto. 

Massimiliano D’Elia in una sua analisi, di seguito riportata, ha trattato la questione del possibile coinvolgimento dell’ala ultraconservatrice iraniana che fa capo al leader spirituale al Khemenei, nella guerra scoppiata l’11 maggio scorso. Una guerra che si sta raffreddando in questi giorni come si starebbe raffreddando anche il rientro degli Usa all’accordo sul nucleare con l’Iran del 2015: “Israele sotto la minaccia dichiarata dell’Iran di raderla al suolo con la bomba atomica (semmai un giorno sarà in grado di disporla) come visto non è rimasta a guardare. Il lavori in corso a Vienna per il ritorno all’accordo sul nucleare degli Stati Uniti che hanno favorito anche un allentamento delle sanzioni commerciali all’Iran ha lasciato sorpresi gli alleati storici israeliani. Il 18 giugno prossimo verranno sbloccati un paio di miliardi iraniani custoditi all’estero per aiutare l’economia di Teheran, una mossa questa degli USA per dimostrare l’attenzione verso il rientro nei termini dell’accordo JCPOA. Ad Israele ma anche all’ala intransigente iraniana, sotto la guidia di al Khamenei, sfavorevole all’apertura al mondo occidentale e al rientro da parte degli Usa all’accordo sul nucleare non rimaneva altro che creare un diversivo favorendo l’escalation tra Hamas e Tel Aviv. Troppo inconsistente la motivazione del conflitto di questi giorni, lo sfratto di alcuni coloni presso la striscia di Gaza. In questo modo Israele ha ottenuto un duplice risultato: congelare i colloqui di Vienna sul JCPOA e uccidere con maggiore disinvoltura altri alti funzionari di Hamas. Questa volta il gruppo terroristico Hamas è diventato un mezzo di persuasione in politica estera per reindirizzare questioni complesse in senso più favorevole a Tel Aviv.

Drone armato dei pasdaran mandato dalla Siria su Israele, la denuncia del ministro tedesco