Giappone, F-35 ancora disperso. I dubbi, difetto erogazione sistema ossigeno o hackeraggio?

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Stati Uniti e Giappone non hanno ancora accertato le cause dell’incidente, ma secondo il quotidiano “Nikkei” i sospetti si concentrano sul sistema di bordo responsabile della generazione ed erogazione dell’ossigeno (Obogs), che per anni ha causato problemi agli sviluppatori dell’F-35, e che è stato responsabile in passato di diversi incidenti. L’Obogs è un sistema che trae ossigeno dall’aria attorno al velivolo, e lo fornisce al pilota nella concentrazione necessaria a condurre operazioni ad alta quota. Sistemi di questo tipo sono in uso da oltre tre decenni, e ne sono dotati aeromobili da combattimento come gli F-16 e gli F/A-18.

Tuttavia, da quando gli Usa hanno iniziato ad utilizzare gli Obogs sui velivoli stealth F-22, nel 2008, sono stati registrati oltre 20 casi di piloti affetti da sintomi di ipossia in volo. Un F-22A si è schiantato nel novembre 2010 proprio a causa, pare, di una carenza di ossigeno al pilota. Il problema si è ripresentato in altri aeromobili, incluso l’F-35A.

Il fatto che il pilota giapponese coinvolto nell’incidente di questo mese avesse chiesto una interruzione dell’esercitazione poco prima dell’incidente, fa pensare che il militare avesse individuato un problema che è rapidamente deteriorato, come accadrebbe proprio in caso di guasto al sistema di fornitura dell’ossigeno.

Come riportato da alcune fonti nipponiche, la causa dell’incidente potrebbe essere ricercata in un attacco hacker durante l’aggiornamento dei suoi sistemi elettronici, che avviene con la connessione del velivolo con il programma Alis.

Questo possibile problema potrebbe rivelarsi una falla per la sicurezza informatica anche per altri caccia come l’F-22 Raptor e da altri velivoli connessi e dipendenti dalla  rete.

A sostegno ulteriore di questa ipotesi si è saputo che il  Pentagono fornirà al Giappone dei dettagli tecnici top secret sull’F-35 per cercare di individuare con esattezza le cause.

Stati Uniti e Giappone, nel frattempo  hanno mobilitato risorse ingenti per individuare e recuperare il relitto del cacciabombardiere di quinta generazione F-35 precipitato nel Pacifico, nel timore che i resti dell’avanzato aereo da combattimento possano cadere in mano di Cina e Russia.

Sin dalla sparizione del velivolo in forza all’Aeronautica giapponese, il 9 aprile scorso, Usa e Giappone hanno inviato schierato aerei da pattugliamento marittimo e navi per ritrovare il velivolo e il suo pilota, il maggiore Akinori Hosomi, il cui corpo non è stato ancora individuato. Alla ricerca partecipano velivolo P-8A Poseidon, destinati alla lotta antisommergibile, e il cacciatorpediniere Uss Stethem, equipaggiato con il potente sistema radar Aegis. Alla ricerche avrebbero preso parte addirittura bombardieri strategici B-52 decollati da Guam.

Il Giappone ha, comunque, già ordinato decine di cacciabombardieri F-35, e intende anche modernizzare la propria flotta di intercettori, in sostituzione dei velivoli Mitsubishi F-2 ed F-15J, che dovrebbero essere ritirati dal servizio attorno al 2030. Tokyo ha però recentemente rinunciato a sviluppare autonomamente un velivolo da combattimento di quinta generazione. Negli ultimi anni il ministero della Difesa aveva individuato tre alternative per sostituire il costoso velivolo derivato dall’F-16, e sviluppato autonomamente dal Giappone con l’ausilio di propulsori a reazione statunitensi. Il ministero aveva valutato l’opzione di sviluppare autonomamente un nuovo velivolo, sulla base del dimostratore tecnologico X-2 Shinshin di Mitsubishi (Atd-x); altro opzioni erano lo sviluppo di un velivolo in collaborazione con paesi alleati, o l’estensione della vita operativa degli F-2. Quest’ultima opzione, però, è stata scartata alla luce del crescente attivismo militare e la rapida modernizzazione delle Forze armate da parte di Cina e Russia.

 

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