Gli affari della Fiat

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(di Marco Zacchera) La F.C.A. (ex FIAT) in applicazione del “Cura Italia” sta trattando con IntesaSanpaolo un prestito da 6,3 miliardi di euro (6.300.000.000) garantito dallo Stato, a tasso zero per due anni e poi agevolato con parziale garanzia all’80% della Sace (ossia in ultima istanza dal ministero del Tesoro) per sostenere le attività italiane di Fca in Italia. Giusto, vista la produzione dei (pochi) residui stabilimenti italiani e la filiera automobilistica da sostenere.

Solo due aspetti da sottolineare: la FCA ha spostato la sede legale ad Amsterdam per usufruire della normativa sul voto multiplo senza pagare le tasse e ha portato anche la sede fiscale a Londra per risparmiare le imposte sui dividendi ai soci, tra cui soprattutto l’azionista Exor, la holding che fa capo alla famiglia Agnelli.

Non solo. l’Agenzia delle Entrate ha avviato un accertamento nei confronti di FCA per omesso versamento della Exit Tax, prevista per tutte le aziende che spostano la residenza all’estero. Il procedimento si è concluso con un’adesione volontaria da parte di FCA a una multa di 700 milioni (insomma ammettendo di aver volutamente fatto i furbi, ma tanto sapendo bene in prospettiva di guadagnarci molto di più) , ottenendo comunque un pagamento a rate in dieci anni.

Tasse a condizioni agevolate quindi da pagare in un decennio ma ricevendo ora quasi 10 volte di più in contributi senza interessi per il primo biennio. Un bell’affare con gli utili finali del gruppo che così continueranno a non pagare le imposte in Italia.

Pensate ad un comportamento così vantaggioso in favore di una qualsiasi altra piccola o media azienda italiana, magari la vostra…

Peccato che nel decreto del Governo non ci sia stata scritta infatti una parolina magica: “Aiutiamo le imprese, ma con sede in Italia”. … Chissà come mai la sinistra di governo – un pochino distratta – non se ne sia neppure accorta…

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