“Bonus Gate”: Tridico in Commissione Lavoro per parlare dei ladri di galline

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(di Massimiliano D’Elia) Domenica scorsa il quotidiano la Repubblica ha reso noto che cinque deputati avevano richiesto il bonus da 600 euro previsto per le partite iva ed autonomi. Dopo qualche ora si è saputo che tre erano  della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. Italia Viva ha poi smentito. Lo sconcerto e l’indignazione è stata bipartisan da parte di tutto il mondo politico ed istituzionale, mentre sui social montava di ora in ora la protesta, con lo stesso slogan: “Ora vogliamo i nomi”. Ad allargare le fila dei furbetti anche circa duemila amministratori locali fra consiglieri comunali, assessori e sindaci. Ieri si è parlato anche diverse centinaia di notai.

I parlamentari pentastellati si sono affrettati a compilare il “modulo” inviato dal leader politico Vito Crimi, con il quale rifiutano la propria privacy per la vicenda del “bonus”.  Ma a sciogliere ogni dubbio direttamente il Garante per la protezione dei dati personali che di fatto ha autorizzato l’Inps a rendere pubblici i nominativi. Ad oggi l’Istituto di previdenza non ha ancora ottemperato. Il Garante per la privacy  ha, quindi,  aperto un fascicolo sul  metodo seguito dall’Istituto e sul rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari del bonus Covid. 

Poi c’è una questione tutta politica. Come noto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico è stato scelto dal Movimento 5 Stelle, da Di Maio in persona. A fine settembre si voterà il referendum per tagliare il numero dei parlamentari, perchè allora non gettare un bel pò di fango sulla casta, per indirizzare meglio  il voto degli italiani?  Un “modus operandi”, un “metodo” davvero molto pericoloso per la nostra democrazia se confermato dai fatti in esame.

Ad avvalorare questa tesi il fatto che numeri e dettagli del  “bonus” ai parlamentari e agli amministratori locali erano noti già nel mese di maggio scorso,  perchè lo scandalo è uscito a mezzo stampa solo ad un mese delle elezioni?

Al riguardo  il Corriere della Sera precisa: “Verso la fine di maggio l’Unità antifrode dell’Inps, guidata da Antonello Crudo, informa il presidente Tridico che nell’elenco delle persone che hanno chiesto il bonus da 600 euro per i lavoratori autonomi ci sono anche 2 mila politici e amministratori locali, tra cui i tre deputati. Un controllo mirato proprio su di loro? La risposta è che politici e amministratori hanno un inquadramento previdenziale particolare, che viene fuori dalle banche dati dell’istituto. Ma per l’unità antifrode non c’è nessun frode. E nemmeno una situazione di incompatibilità, tant’è che pochi giorni dopo a quelle 2000 persone il bonus viene regolarmente liquidato. L’Antifrode si limita a sottoporre la questione al presidente. Dovrebbe finire lì, e in un certo senso finisce lì. Solo che dopo due mesi il caso esplode sui giornali”. 

Sotto accusa oggi è il presidente dell’Inps, considerato colui che ha fatto uscire i dati  all’esterno della sede dell’istituto.

Tridico si difende e con i suoi più stretti collaboratori dice: Non abbiamo nulla da nascondere, non facciamo schedature, abbiamo agito secondo la legge”

Oggi il presidente dell’Inps sarà in diretta streaming con la  Commissione Lavoro per riferire ai deputati “sui furbetti del bonus”. Ieri sera è uscito il nominativo del grillino, Marco Rozzano, gli altri due sono della Lega, Elena Murelli di Piacenza e Andrea Dara di Mantova. I leghisti sono stati già sospesi. “Non hanno violato alcuna legge, afferma il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari, ma è inopportuno che parlamentari abbiano aderito a tale misura.

In tutta la vicenda stupisce il “timing” dello scandalo e il fatto che sia stato fatto un incrocio di dati solo per alcune categorie. Stupisce ancora di più il decreto legge “Cura Italia”  che non pone limiti di reddito ai richiedenti del bonus per le partite iva e autonomi. Siamo certi della buona fede di tutti gli attori che hanno partecipato direttamente o indirettamente alla pubblicità dello scandalo anche se dopo un’emergenza storica come quella da CoViD-19 sarebbe stato meglio non deviare l’opinione pubblica su fatti che non fanno bene al Paese. Dobbiamo affrontare  la più grave crisi economica che la storia abbia mai avuto ma perdiamo del tempo con dei semplici “ladri di galline”.

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