Il suicidio della sinistra italiana

Views

(di John Blackeye) Fino agli anni Ottanta, inizi anni Novanta, la sinistra italiana era fatta di combattenti, reduci e operai che riempivano le piazze delle più grandi città italiane, ondeggiando tra le mani bandiere rosse sotto i palchi di rappresentanti politici che si battevano per i diritti dei lavoratori e delle famiglie.

A distanza di un ventennio la situazione è completamente cambiata. Constatiamo, infatti, che oggi la sinistra non scende più in piazza al fianco degli operai e delle famiglie ma partecipa ai gay-pride, battendosi per i diritti del mondo gay e per i diritti degli africani che sbarcano in Italia alla ricerca di fortuna.

Questa è l’estrema sintesi del collasso di un sinistra che ha tagliato, da tempo, ogni legame con la base elettorale che l’ha supportata per anni, disconnettendosi, di colpo, con la realtà sociale italiana.

Ma cosa è successo?

È successo che con il vecchio sistema elettorale, ogni italiano si recava alle urne per eleggere un rappresentante provinciale o regionale in Parlamento. Questo rappresentante era conosciuto sul territorio ed entrava in Parlamento con l’auspicio di realizzare quanto aveva promesso in campagna elettorale ai suoi conterranei. Il risultato era che la politica rimaneva collegata con la base elettorale e con il territorio e quindi era cosciente delle reali esigenze dei lavoratori di ogni settore.

Con l’avvento del nuovo sistema elettorale, che prevede che le liste siano formate dai partiti, in Parlamento non ci sono più entrati i rappresentanti del popolo ma coloro i quali si sono alternati nei salotti televisivi rendendosi appetibili alla base elettorale o che hanno fatto carriera all’interno dei partiti stessi.

Tale sistema ha reso non più indispensabile individuare rappresentanti politici regionali o territoriali in quanto non è stato più necessario ascoltare la base elettorale per essere eletti ma è sufficiente far parte della schiera degli amici dei Capi di Partiti politici per trovarsi in Parlamento – non più al servizio della gente ma al servizio di un Partito.

In questo nuovo scenario, la Sinistra italiana ha capito – all’improvviso – di essere svincolata dai problemi delle fabbriche e ha deciso di trasformarsi in un organo intellettuale che ha posto nei primi punti dei suoi programmi elettorali, le esigenze del mondo LGBT, i migranti e l’ecologia, tenendo fuori dai suoi interessi i metalmeccanici, gli operai e gli insegnanti.

Prova ne sia la proposta presentata dal Segretario del PD all’atto del suo insediamento di introdurre nell’ordinamento italiano lo IUS SOLI per i migranti e il voto ai sedicenni. Molti “ex compagni” a questo punto si sono chiesti: ma che fine hanno fatto i metalmeccanici, gli operai, la Scuola, l’ex-Ilva e le fabbriche che chiudono?

Paradossalmente, queste categorie storicamente collegate con la sinistra italiana, sono oggi tutelate da altri partiti mentre la sinistra continua ad occuparsi di unioni civili, eutanasia, ecologia, migranti e quant’altro non è in cima alla lista delle esigenze reali degli italiani.

Il suicidio della sinistra consiste proprio questo, aver perso il contatto con la gente ritenendo di non averne più bisogno.

Ma è proprio questo il grande errore. La gente che è alla base del sistema elettorale non comprende più la sinistra. I sondaggi di oggi sono solo un’avvisaglia. Le elezioni di domani saranno la condanna.

Il suicidio della sinistra italiana