Iran verso la vendetta o la saggezza?

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(di Massimiliano D’Elia) L’Iran è ferito e secondo molti analisti ci sono molte probabilità che la vendetta sia dietro l’angolo. Troppo l’affronto americano nell’aver ucciso il generale Soleimani, era uno stratega di primo livello, diventato simbolo nazionale nella lotta contro l’occidente. Che tipo di guerra potrebbe essere? Sicuramente non si potrà mai arrivare ad un conflitto di tipo tradizionale, troppa la differenza tra i due eserciti. L’Iran continuerà nella guerra di logoramento di tipo “ibrida” nei territori lontano dalla madre patria, vedasi teatri in Siria e Iraq, con buone possibilità che si possa estendere al resto del mondo.

L’Iran ha una vasta gamma di obiettivi. Ci sono truppe statunitensi in Iraq, Afghanistan, Siria, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein e altrove, e diplomatici e imprese americane sparse in tutto il Medio Oriente. L’alleato americano per eccellenza nella regione, l’Arabia Saudita ha subito recentemente dei bombardamenti con droni iraniani ai suoi pozzi di petrolio, non è detto che si possa ripetere tale tipo di attacco. Anche Israele rischia tanto dall’escalation. L’Iran è in grado di poter impiegare varie milizie, tra cui Hezbollah. Potrebbe anche colpire gli Stati Uniti con cyber attacchi. Un’altra opzione per l’Iran è quella di accelerare la  rottura dal patto nucleare del 2015 ed aumentare la produzione nucleare militare. Poi c’è il capitolo Iraq, dove Teheran ha un’enorme influenza e potrebbe spingere il Pentagono a dover  ritirare i suoi 5.000 soldati se (in parte su pressioni dell’Iran) il governo iracheno lo richiedesse in maniera formale. Gli Stati Uniti potrebbero anche essere costretti a far rientrare i propri  diplomatici se il governo iracheno dimostrasse di non essere in grado (non volere) di proteggere il complesso dell’ambasciata americana a Baghdad.

Il risultato sarebbe un Iraq sempre più a trazione iraniana (sciita) con la possibilità di fornire ai terroristi un vasto territorio dove porre una propria base strategica da dove lanciare attacchi al mondo occidentale.

L’uccisione di Soleimani tuttavia, secondo le dichiarazioni americane, è stato necessario per le sue sanguinarie azioni del passato che hanno visto morire tantissimi americani. Ma quello che ha spinto Trump a dare il via all’operazione è il piano di Soleimani per futuri attacchi ad altissimo impatto mediatico. L’attacco aereo è stato  preventivo, come ha affermato ieri il segretario di Stato americano Mike Pompeo, il generale iraniano stava pianificando nuovi ed imminenti attacchi. In merito ai dubbi sulla legalità dell’operazione, l’amministrazione Trump sostiene che c’è stata autodifesa ai sensi del diritto internazionale.

La strategia americana nei confronti dell’Iran sotto l’amministrazione di Donald Trump è stata controversa sin dall’inizio. Il punto di partenza è stato il rifiuto di Trump dell’accordo nucleare del 2015. Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo, imponendo nuove e più stringenti  sanzioni all’Iran, con la speranza di provocare un cambiamento radicale  nel comportamento di Teheran o persino la caduta del regime.

L’Iran, sfiancata a livello economico, ha risposto militarmente – contro le petroliere, le raffinerie saudite, il personale degli Stati Uniti e l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Trump ha risposto colpendo un simbolo dell’Iran il generale Soleimani, dimostrando al mondo di essere in grado di annientare qualsiasi minaccia per gli Stati Uniti in ogni parte del globo.

Non è chiaro però perchè Trump lo abbia a fatto ora, date le molte vulnerabilità statunitensi nella regione e poiché  gli americani hanno bisogno di impegnare tante risorse per contrastare la minaccia russa in Europa e le sfide ancora aperte con la la Corea del Nord e la Cina in Asia.

Non sarebbe saggio per gli Stati Uniti favorire una  pericolosa e costosa escalation con l’Iran. Sarebbe meglio tentare iniziative  diplomatiche per stemperare  gli animi magari cercando  di creare nuovi vincoli ai programmi nucleari e missilistici iraniani in cambio di una certa riduzione delle sanzioni.

Una simile iniziativa, anche se tardiva, doveva  essere lanciata già mesi fa per fornire un’alternativa alle forti tensioni in corso. Ora, potrebbe essere troppo tardi, perchè l’Iran ha promesso ritorsioni per via della pressione dell’opinione pubblica. I leader iraniani potrebbero, comunque, essere aperti a una tregua perchè, in caso di sconfitta, potrebbero vedere la  rivoluzione islamica stessa in qualche modo a rischio. 

Iran verso la vendetta o la saggezza?

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