Israele dietro l’attentato dello scienziato iraniano?

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Lo scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, sospettato di essere la mente del presunto programma di armi nucleari della repubblica islamica è stato ucciso ieri, in quello che il ministro degli esteri del Paese ha definito un “atto terroristico di Stato”.

Il ministero della Difesa iraniano ha affermato che Mohsen Fakhrizadeh, capo del Centro di ricerca sulla fisica del paese è stato ucciso nella sua auto. Le immagini sulla televisione di stato hanno mostrato le immagini di una berlina Nissan nera con il parabrezza perforato da fori di proiettile. Dopo una forte esplosione è seguita una vera e propria esecuzione con l’utilizzo di personale paramilitare che ha sparato con armi automatiche verso l’auto dello scienziato uccidendo anche la sua nutrita scorta. Alcune testimonianze parlano di personale molto addestrato che ha eseguito un vero e proprio agguato utilizzando le più moderne tecniche militari d’assalto. Mohammad Javad Zarif, ministro degli esteri iraniano, ha insinuato che dietro l’attacco ci possa essere il coinvolgimento israeliano. Così ha scritto su twitter: “I terroristi hanno ucciso oggi un eminente scienziato iraniano. Questa codardia – che ha lasciato gravi indizi sul ruolo israeliano – mostra che non ci può essere la pace con i guerrafondai“. Zarif ha invitato la comunità internazionale a porre fine a queste vergognose azioni condannandole come un grave atto terroristico di stato.

L’omicidio avviene in un momento molto delicato sulla scena politica mondiale nelle ultime settimane della presidenza di Donald Trump. Trump aveva più volte detto di voler punire l’Iran per via del suo programma nucleare. Trump aveva anche abbandonato lo storico accordo nucleare trattato INF – Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty – del 1987 e quello siglato con l’Iran e le potenze mondiali detentrici di programmi nucleari nel 2015. Uscendo da tali accordi l’amministrazione Usa aveva anche inasprito le sanzioni tendenti a paralizzare l’economia della repubblica islamica. Il presidente eletto John Biden, invece, ha già annunciato di voler rilanciare l’accordo con l’Iran, a condizione che la repubblica islamica rispetti i suoi termini.

Teheran dal canto suo ha sempre affermato che il suo programma nucleare non è per scopi militari ma solo per usi civili. Israele e Usa non hanno mai creduto a questa versione per via delle informazioni rilevate sul campo dove è emerso che le scorte di uranio arricchito sono oggi 12 volte superiori rispetto a quelle consentite dall’accordo INF.

Dubbi sorgono ora sul futuro dei colloqui che la nuova amministrazione targata Biden avrebbe voluto intraprendere con l’Iran, alla luce dell’attentato. Hossein Dehghan, un ex ministro della Difesa iraniano, ha detto che Teheran avrebbe probabilmente atteso il momento per la vendetta.

Non è un caso, riferisce l’ex capo della Difesa iraniana, che i sionisti abbiano intensificato le loro attività con l’unico scopo di intraprendere una guerra totale“. Altri attacchi sono stati perpetrati sul suolo iraniano, come quello avvenuto a luglio scorso quando è esploso un impianto di assemblaggio di centrifughe a Natanz, il principale sito nucleare del Paese.

Israele dietro l’attentato dello scienziato iraniano?

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