Istituzioni europee: Una grande mangiatoia di lusso per oltre 50mila dipendenti

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(di Massimiliano D’Elia) Attaccati a quel televisore che ci nutre di tutto ciò di cui non abbiamo bisogno, sono tanti gli italiani che tra un telegiornale e l’altro sentono parlare spesso dell’Unione Europea immaginandola come un’immensa organizzazione di burocrati e di controllori, posta nel centro dell’Europa e che non transige su nulla.

L’Unione Europea è una organizzazione nemmeno tanto complessa che si compone della Commissione, del Consiglio, del Parlamento e del Servizio Esterno. A queste macro strutture si aggiungono una miriade di agenzie che, come se non bastassero le migliaia di funzionari che tengono in vita quelle articolazioni, servono a trattare, ancor più nello specifico, particolari settori di interesse come possono essere quelli della difesa, del commercio, dell’agricoltura, della pesca ecc. La sola Commissione conta oltre 25mila tra impiegati e dirigenti, 7022 esterni, 2477 per il servizio traduzione e 2243 peri centro comune di ricerca. Il Parlamento, invece, ne conta 7820. Il Consiglio ha circa 3500 dipendenti, inquadrati per la maggior parte nel Segretariato Generale.

Queste mastodontiche organizzazioni di uomini che sono diventate il covo della burocrazia cinica e impassibile, sono ospitate in numerosi palazzi di vetro che si suddividono – principalmente – tra Bruxselles e Strasburgo. In quei palazzi di vetro in cui il rispetto delle regole vale più del futuro e della vita di un popolo – e la Grecia ne sa qualcosa – lavorano circa cinquantamila funzionari.

Al loro interno i funzionari sono organizzati in gerarchie piramidali. I livelli sono almeno una quindicina e, partendo dal basso, sono segnati da diversi gradi di retribuzione. In comune però tutti i funzionari hanno un minimo comune denominatore, cioè, guadagnano un sacco di soldi. Infatti, nei primi gradi di accesso alle carriere nelle istituzioni europee ci si può accontentare, si fa per dire, di alcune migliaia di euro, normalmente mai meno di tremila euro al mese, fino a giungere a posizioni di vertice in cui, di migliaia di euro al mese, se ne guadagnano più o meno 16000 euro al mese (dato aggiornato al 2010). E non parliamo degli europarlamentari ma di funzionari, di impiegati.

A questa enorme somma di denari sborsati dagli Stati a vantaggio di tantissimi e preparatissimi burocrati, ci sono da aggiungere quelli che in ambito internazionale sono chiamati i “privileges and immunities” che corrispondono all’esenzione delle tasse per gli acquisti, ad un cospicuo sconto sul carburante, all’assistenza sanitaria e all’istruzione gratuita e così via.

Il tutto, amalgamato da un sistema autoreferenziale in cui non si capisce chi è il controllato e chi dovrebbe essere il controllore. Gli Stati devono solo versare svariati miliardi l’anno, l’Italia ne versa 3,5 in base al numero degli abitanti.

Nelle grandi sale di ingresso dei Palazzi di Vetro dell’Unione, campeggiano in prima vista grandi cartelloni elettronici sui quali sono riportate, con minuziose informazioni di dettaglio, le numerosissime riunioni giornaliere, gli orari di inizio e le aule nelle quali si svolgeranno. Gli argomenti in trattazione poi, sono estremamente variegati.

Se uno non avesse ben chiaro cosa succede nelle istituzioni europee, entrando nei palazzi d’oro capirebbe certamente che li si fanno un sacco di riunioni. Si parla tanto, ma tanto, e si esprimono opinioni, tante opinioni.

Poi ci si accorgerebbe di centinaia di persone che con lo sguardo sereno e sorridente, sicuramente meno preoccupate di tanti disoccupati sparsi per il vecchio continente, girano indaffarati con le cartelle in mano, attraversando lunghi corridoi ricoperti di moquette ovunque.

Tutto si ferma all’ora di pranzo, quando quel sistema rodato, efficiente e poco perfettibile, fatto di uomini e donne che girano indaffarati assieme ai tanti visitatori e rappresentanti di governo che girano con un cartellino al collo, bloccano ogni attività per riempire i numerosi ristoranti allestiti in quei grandi palazzi. Tutti in fila, dirigenti e meno dirigenti, si ritrovano davanti ai self services di cucina internazionale dove un primo piatto o un piatto unico, con un contorno ed una bottiglietta d’acqua, possono arrivare a costare anche sette euro. E se qualcuno pensasse che piove sempre sul bagnato, la risposta sarebbe affermativa.

Ma che fanno ammassati in quei palazzi migliaia di funzionari preoccupati del nostro benessere? Molti di loro sono pagati per verificare la realizzabilità di alcuni progetti. I progetti vengono decisi da qualcun altro. Se poi questi progetti non risultano perseguibili, poco male, si ricomincerà da un altro progetto. Peccato però che di risorse finanziarie, per portare a termine il nulla, se ne siano spese magari proprio tante. A Napoli direbbero: “Facimm ammuina”, cioè non importa cosa – ma fate qualcosa.

Questa eterogenea comunità di impiegati di livello non ha molti punti in comune tra loro, tranne un inglese spesso insufficiente con il quale si sopravvive in un ambiente internazionale a prescindere dai risultati ottenuti.

Gli italiani, poi, non provano nemmeno a caldeggiare quel sano senso di appartenenza alla nazione che altre categorie come i francesi e gli inglesi (prima di andar via), riuscivano a porre come base d’azione nelle loro variegate attività giornaliere. Gli italiani impiegati nelle istituzioni europee, infatti, sono tutti battitori liberi. Sono entrati nelle istituzioni per meriti personali e senza il supporto della nazione e non si sentono in debito verso qualcuno tranne che verso se stessi e quindi, l’italianità, sono ben pochi a tenerla in piedi, fosse anche con una bandierina tricolore sulla scrivania.

Questo sistema di funzionamento è così ben strutturato che cambiarlo nuocerebbe gravemente alla salute, certo, alla salute dei funzionari. Magari però gioverebbe alle casse degli Stati Membri che ogni anno, versano nei conti dell’Unione, miliardi di euro. Tra i primi contributori, inutile dirlo, c’è l’Italia, visto che si ragiona in termini di popolazione. Germania novanta milioni, Italia e Francia sessanta milioni. Polonia quaranta di abitanti e così via.

Osservando con attenzione questa organizzazione è facile comprendere che si sia trasformata in qualcos’altro. Le istituzioni europee non sono più le stesse che avevano pensato i padri fondatori. La fotografia di questi giorni non è altro che un immagine sbiadita di quella che avevano stampato con orgoglio i vari Schuman e De Gasperi. Tutto è deformato e lontano dai nobili principi ispiratori che erano stati messi nero su bianco sul trattato istitutivo.

Non si farebbe un torto alla verità se si affermasse che oggi, l’Unione Europea è un malato terminale. A nulla possono valere le cure per riportarla in vita. L’UE è oramai inutile e anacronistica e bene ha fatto la Gran Bretagna a tirarsi fuori da un sistema che è oramai uscito fuori dal controllo delle nazioni stesse.

Quella che una volta veniva chiamata la Comunità Europea ha da tempo sposato le proposte degli Stati economicamente più forti, in primis la Germania, che dopo la caduta del Muro di Berlino ha cominciato a fare la voce grossa, imponendo regole basate sui presupposti di efficienza economico-finanziaria di uno Stato.

Come se l’Italia, spingesse per fare in modo che le regole per tutti gli Stati Membri tengano in considerazione il valore che può offrire una nazione in termini di patrimonio artistico mondiale.

Avere accettato quelle regole, basate su una drammatico patto di stabilità economico che molti Stati sapevano a priori di non poter rispettare, è stato come mettersi un cappio al collo.

Ma siccome l’uscita dall’Unione comporta l’applicazione di sanzioni e penali poco sostenibili da chiunque, non potendo uscire dall’UE, almeno, non potendolo fare senza uscirne con le ossa rotte, tutti gli Stati hanno obtorto collo accettato quelle regole che sono state fatte passare per valide ma che in realtà agevolavano solo pochi.

Il sogno di contrapporre all’Unione degli Stati Americani ed all’Unione Sovietica una Unione Europea è svanito dopo i primi decenni di storia dell’UE.

La morale è questa. Il fine per il quale Schuman e gli altri fondatori della Comunità europea, avevano pensato di costituire l’unione, si è dissolto strada facendo. Il colpo di grazia lo abbiamo avuto con la costituzione della moneta unica e con il conseguente assoggettamento delle risorse nazionali alla potestà comunitaria.

Oggi l’Unione Europea gira su regole vecchie e scritte per l’interesse di pochi. Sono di questi giorni le notizie che la folle e austera impostazione comunitaria non vuole fermarsi nemmeno di fronte alla tragedia che stanno vivendo le nazioni con l’emergenza del coronavirus.

In un momento in cui le economie nazionali sono ferme per risparmiare dalla morte milioni di cittadini e nel momento in cui sarebbe necessario irrorare le economie nazionali con liquidità immediate, i famosi funzionari e rappresentanti politici dell’Unione, indicano cinicamente quali siano le solite regole “capestro” che , se applicate, metteranno in ginocchio, come un film già visto, le economie di molti Stati. La Grecia ne sa qualcosa.

Decine di migliaia di morti non sono sufficienti a giustificare l’allentamento delle regole e il ricorso a quei fondi di cui, dopotutto, l’Italia è la principale depositaria.

Alea iacta est” dicevano i latini, cioè oramai il dado è tratto. Passerà l’epidemia e passerà in Italia anche questo Governo filo europeo che è sempre pronto ad imporci la rigidità tedesca impedendo il reale sviluppo di una nazione che, da sola, salirebbe in vetta alle posizioni tra gli stati più industrializzati al mondo. Ma forse è proprio questo che vogliono, impedirci di decollare, così, con il bilancino dello spread – che è oramai diventato una spada di Damocle che oscilla paurosamente  sulla nostra nazione – vengono giudicate e guidate da Bruxelles anche le scelte politiche nazionali, tanto per essere sicuri di avere al Governo qualcuno in linea con i dettami dell’Unione.

L’Unione Europea è  morta, occorre solo celebrarne i funerali.

I cittadini europei sono stanchi dei palazzi milionari, dei funzionari cinici e strapagati e delle rigide regole assurde che assoggettano un intero continente alla Germania della super cancelliera di ferro.

La nostra Nazione, come sempre, si rialzerà da sola, senza aver ricevuto aiuti economici dall’Europa. Sarà spazzato via questo Governo e sarà spazzata via anche l’Unione Europea, con buona pace di quel sistema mediatico-istituzionale che ha sparato addosso a tutti quei politici italiani che nel tempo, di tanto in tanto, hanno avuto il coraggio di alzare il dito per dire a tutti che forse, nell’Unione Europea, qualcosa non girava per il verso giusto. Certo è che da sola l’Italia non potrà mai competere nelle sfide globali. La soluzione è uscire subito dall’Unione Europea, pagando un dazio altissimo (parliamo di decine di miliardi di euro, diverse finanziarie)  con la prospettiva di ridisegnare nuove alleanze, anche trasversali,  con altri Paesi animati da comuni interessi anche in virtù della posizione strategica che abbiamo nel Mediterraneo.

Sentite bene

Pubblicato da Massimiliano D'Elia su Martedì 31 marzo 2020

 

Istituzioni europee: Una grande mangiatoia di lusso per oltre 50mila dipendenti