La grande confusione: “F-35 come la Tav”

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(di Andrea Pinto) Il sottosegretario di stato alla Difesa, onorevole Angelo #Tofalo ieri sul profilo facebook tuonava contro il suo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: Ho cercato per un anno di stare accanto al Ministro Trenta e di spiegarle che il nemico non è Salvini, o chissà chi altro, ma chi, all’interno dell’apparato, vuole continuare ad agire senza l’indirizzo ed il controllo politico. Purtroppo, consigliata male, ha deciso di fare valutazioni diverse“. Oggi  la replica del Movimento: “Le dichiarazioni pubbliche diffuse dal sottosegretario Tofalo nei confronti del ministro Trenta sono molto gravi e tutto il M5S ne prende le distanze. Si tratta di un’iniziativa personale del sottosegretario, che ci ha sorpreso e che non rappresenta in alcun modo la posizione dei vertici del Movimento, tantomeno degli eletti in parlamento e nelle rispettive commissioni Difesa di Camera e Senato“.

Tofalo, Trenta e F-35

Chissà a cosa e a chi si riferiva il sottosegretario, Tofalo. Uno dei tanti momenti di attrito con la Trenta lo si era avuto quando il sottosegretario Tofalo aveva pubblicamente affermato che sui velivoli F-35 occorreva andare avanti con il programma di acquisizione.  In particolare a fine 2018 durante un convegno alla Camera dal titolo “Difesa collettiva: le figure di vertice”, aveva detto: In Italia, in questi anni, se n’è parlato in maniera distorta. Il programma F-35, che ormai è avanti e c’è da oltre 20 anni, a differenza di quanto spesso qualcuno ha detto, è un aereo che ha un’ottima tecnologia, forse la migliore al mondo in questo momento. È normale che dobbiamo fare un po’ di calcoli, sia dal punto di vista economico sia da quello tecnologico. Ma resta ovvio che non possiamo rinunciare a una grande capacità aerea per la nostra Aeronautica che, ancora oggi, ci mette avanti rispetto agli altri Paesi”.

Le affermazioni di Tofalo erano giunte dopo che aveva visitato tutte le strutture già operanti in Italia dedicate al jet di quinta generazione. In particolare Tofalo aveva visitato il  Final Assembly and Check Out – #FACO – di Novara. Lo stabilimento, sotto la regia di Leonardo Divisione Velivoli è stato dedicato alla produzione dei cassoni alari dell’F-35, per tutti i velivoli venduti in Europa. 

Non a caso proprio oggi il ministro Trenta al “question time” al Senato ha detto: “Al momento, il Dicastero è autorizzato a procedere al completamento della prima fase del progetto che vedrà la realizzazione e la consegna di 28 velivoli entro il 2022 – i velivoli sinora consegnati sono 13 – i cui contratti sono stati completamente finanziati come da richieste del Joint Program Office. Le diverse articolazioni del Ministero della difesa coinvolte stanno esaminando le conseguenze (sul piano capacitivo e su quello industriale e occupazionale) dei possibili scenari derivanti dalla eventuale rimodulazione del profilo di acquisizione dei velivoli, ovvero del livello di partecipazione al programma. Le decisioni sul futuro del programma non possono comunque, alla luce delle implicazioni di carattere strategico internazionale, industriali e occupazionali, essere demandate al solo ministero della Difesa. Reputo infatti necessaria al riguardo una valutazione corale che consenta all’Esecutivo di sostenere con coerenza una posizione rappresentativa di un impegno che nei fatti e’ di lungo termine“.

Da quanto detto, il ministro della Difesa tratta la questione degli F-35 come la Tav. “…valutazione corale dell’esecutivo…”. Pazzesco!!! La difesa nazionale non è una grande opera ma è uno dei compiti più alti sancito dalla “Costituzione”. Si ricorda, al riguardo,  che tra qualche anno 240 velivoli tra aeronautica e marina termineranno il loro ciclo operativo e diventeranno dei “pezzi di ferro” inutilizzabili. Come farà l’aeronautica militare a garantire la difesa dello spazio aereo nazionale – il compito principale della forza armata -, ovvero partecipare a missioni internazionali joint e combined, senza velivoli?

Stesso discorso vale per la marina militare che dovrà sostituire i propri AV-8 con 15 F-35B. Velivoli necessari ed in parte ospitati dalla nuova ammiraglia “Trieste” (del valore di circa 1200 milioni di euro, frutto della sontuosa Legge Navale), celebrata dalla stessa ministra a Castellammare di Stabia giorni fa, alla presenza del vicepremier campano Luigi Di Maio e del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A quanto pare il ministro Trenta ha le idee confuse sul dicastero Difesa e sui compiti istituzionali dello stesso.

La Parata “Peace and love”

Oggi, a proposito di Difesa, un altro “intoppo” del ministro della Difesa in Aula, durante la discussione  dell’interrogazione illustrata della senatrice di Fratelli d’Italia Isabella #Rauti, sulla #parata del 2 giugno.

La polemica è scoppiata, nel corso del question time in aula al Senato, per rispondere alla Rauti che aveva definito la parata “una sfilata buonista, peace and love“.  

Nonostante il microfono ormai spento, si e’ sentita chiaramente la voce della ministra Trenta che ha detto: “Non ho fatto le corna, ho fatto peace and love..”.

Ma a quel punto la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti #Casellati, ha richiamato all’ordine stigmatizzando così quanto accaduto: “E’ incomprensibile questo tipo di gesticolazione, non è  idonea a quest’Aula”.

Nel corso della sua interrogazione, la  senatrice Fdi aveva criticato il tema dell’inclusione scelto quest’anno per la tradizionale parata militare ai Fori  imperiali del 2 giugno. “Un evento che di per sè è inclusivo proprio perchè si svolge in occasione della Festa della Repubblica, ricorrenza che unisce tutti gli italiani e, le Forze armate non sono Ong ne’ associazioni di volontariato, e non è loro compito istituzionale combattere l’emarginazione sociale nè scambiare fucili con borse di studio per la pace, come ha chiesto e proposto il presidente Conte“.

Quindi, ha accusato: “L’aver dedicato la parata del 2 giugno al tema dell’inclusione, ci sembra un’ipocrisia ideologica, un’alterazione politica e anche un mancato riconoscimento della vocazione principale delle Forze armate. Riteniamo che la scelta finisca per privilegiare l’impegno civile a “diminutio” dei valori  militari che sono proprio quelli di una parata delle Forze armate e che una parata militare dovrebbe celebrare. Più che una parata sarà una sfilata, più dai colori arcobaleno che dai colori del #Tricolore“.

La ministra Trenta ha rivendicato la scelta contro  “strumentalizzazioni e interpretazioni di parte“. “La festa della Repubblica – ha sottolineato – e’ la festa di tutti i  cittadini e di tutti i militari che rappresentano la Repubblica e i valori di unita’ che essa sottende. Il concetto di inclusione e’ interno alla difesa. Inclusione vuol dire considerare come parte integrante della compagine difesa tutti i militari che hanno rischiato la vita per il servizio e che, ad esempio, si sono ammalati a seguito del loro impiego nei teatri operativi. Inclusione vuol dire che, per la prima volta, parteciperanno i civili della Difesa e per la prima volta la riserva selezionata. La diversita’ delle scelte e delle abilita’ e’ un patrimonio comune e rispettare  l’autodeterminazione delle persone e’ necessario perche’ un Paese si mantenga vivo e competitivo, anche nella considerazione solidale per chi ha maggiormente pagato per il proprio impegno”. Quindi, ha concluso: “La dedica della parata  della festa della Repubblica al tema dell’inclusione non puo’ costituire una sorta di deminutio dei valori militari o un mancato riconoscimento della vocazione principale delle forze armate. Anzi, e’ un ringraziamento dovuto a tutti coloro che hanno dato la vita e sacrificato parte importante di essa per servire la patria. E’ la festa degli eroi del Paese, anche di quelli che, ammalatisi per il servizio, sono transitati al ruolo civile. In tale ottica, il tema che ha ispirato l’organizzazione dei festeggiamenti per il 2 giugno mi pare del tutto coerente con la vocazione delle Forze armate ed in perfetta armonia con il dettato costituzionale“.

 

La grande confusione: “F-35 come la Tav”

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