La legge Sindacale non è più un miraggio: finalmente dialogo in Commissione Difesa

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(di Andrea Pinto) Compostezza e determinazione. Questo il mantra che il SIM Aeronautica, il primo sindacato della storia dell’Arma Azzurra, ha portato in dote in Commissione Difesa oggi 2 luglio del 2019. In 40 minuti di audizione – ha superato i 30 minuti canonici – sono stati affrontati tutti i temi “caldi” per i quali è necessario l’aiuto di una Legge Sindacale funzionale e concreta nel più breve tempo possibile.

Le morti sul lavoro, i suicidi del personale in divisa, i problemi lavorativi che affronta la base del comparto e il relativo malcontento, i doveri specifici dei militari sono solo alcuni degli argomenti toccati dalla delegazione del SIM AM formata dal Presidente Sinibaldo Buono, il Capo Ufficio Stampa e Portavoce, Massimiliano D’Elia e il Capo Ufficio Relazioni Esterne Domenico Ferraiolo. Ne è nato un interessante dibattito che ha coinvolto tutti i membri della Commissione, in particolare perché il SIM ha messo sul banco le proprie proposte emendative alla Legge Corda che sono state trattenute dalla Commissione come contributo giudicato dagli Onorevoli “molto interessante”Il SIM Aeronautica Militare, oggi, in una sede istituzionale di livello  ha dimostrato altissima competenza e indiscussa professionalità. 

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Di seguito i punti più salienti degli interventi dei tre rappresentanti del SIM AM. 

Per i militari “crediamo che un’ottima e rapida legge sindacale convenga in primis allo Stato. Per contro, una dilazione o un mancato pieno riconoscimento delle nostre istanze potrebbe provocare un inauspicato ricorso agli organi giudiziari. Non siamo dei pionieri, e mai lo saremo. Siamo militari, e le stellette sono il nostro orgoglio. Le nostre idee hanno lo scopo innanzitutto di rendere noto il disagio di non vederci riconosciuti diritti essenziali analoghi agli altri cittadini, e in secondo luogo di porsi in antitesti con l’idea che parte della gente comune si è fatta sui militari, cioè che il personale ‘goda già di troppi privilegi’. Il militare non è un impiegato pubblico qualunque, ma è colui che sacrifica se stesso o la propria famiglia per il bene comune, che perde la vita in operazioni e in servizio. Non vogliamo smilitarizzare le Forze armate, non ne siamo la ‘metastasi’, non vogliamo essere ‘sindacalisti in divisa’ e né tantomeno minare la coesione interna“.  Lo ha detto Sinibaldo Buono, presidente del Sindacato Italiano dei Militari – Aeronautica.

Riguardo ai sindacati militari, “cito un passaggio delle considerazioni espresse dalla Corte costituzionale nella sentenza n.120 del 2018, che richiamando l’articolo 11 della Cedu riconosce la libertà di associazione a tutte le categorie professionali e sancisce il divieto di introdurre restrizioni che riguardino gli elementi essenziali della libertà di associazione e del relativo esercizio. Su questa base, chiediamo le seguenti modifiche alla pdl Sindacati militari: per l’articolo 5, chiediamo che le parole ‘in quanto’ siano sostituite dalle parole ‘solo quando’, perchè così come composta la disposizione sottrae alla competenza sindacale praticamente tutti i settori pregnanti del comparto difesa, ad eccezione di pochissime materie, fra l’altro marginali. Nell’articolo 7 c’è la preclusione alle donazioni o sovvenzioni: chiediamo la cassazione di tale divieto, consentendo alle associazioni di poter beneficiare di donazioni, lasciti di singoli cittadini ed eventuali sponsorizzazioni per eventi e corsi di formazione“. Lo ha detto Domenico Ferraiolo, Capo Ufficio Relazioni Esterne del SIM AM. Ferraiolo ha poi aggiunto: “Riguardo all’articolo 13 riteniamo che la rappresentatività delle neocostituite associazioni sindacali vada calibrata sulla forza sindacalizzata, e non sulla forza effettiva della Forza armata, così come previsto dalla normativa per le Forze di polizia a ordinamento civile. Anche la previsione del 3% di tutte le categorie appare superflua e invalidante per quelle associazioni sindacali che detengono percentuali complessive di rappresentatività molto rilevanti. E’ da considerare, inoltre, la forte compressione del diritto del personale militare derivante da tale disposizione: i militari non sarebbero posti nella condizione di scegliere liberamente l’associazione sindacale a cui aderire. Sosteniamo fortemente che le controversie di natura sindacale debbano essere devolute al giudice naturale competente in materia, poichè il mondo militare, in ragione della propria specificità, pone in essere molteplici procedure e modus agendi contraddistinte dal carattere dell’oralità, peculiarità necessaria a garantire immediatezza e reattività. Proprio tale peculiarità creerebbe un palese vulnus alla salvaguardia dei diritti sindacali dei militari, poichè il procedimento amministrativo, il cui contraddittorio è prevalentemente documentale, non fornisce adeguati strumenti che consentano all’autorità giudicante di avere tutti gli elementi“. 

Con le associazioni professionali a carattere sindacale del personale militare “noi vogliamo favorire un ciclo ideale, senza ingessare l’operatività delle Forze armate: non è nostra intenzione”. Tra i militari “sono troppi i divorzi e le separazioni, e troppi i suicidi che probabilmente si potevano evitare. Tra Carabinieri, Finanzieri e militari parliamo di centinaia di casi, quest’anno quasi uno a settimana. E se diamo un’occhiata ai decessi post teatro operativo, dagli anni ’90 ad oggi abbiamo avuto 7.500 militari gravemente malati, e 366 deceduti. Sembra di assistere ad un vero e proprio bollettino di guerra. Quindi, solo un sindacato in grado di poter realmente sindacare potrà supportare l’amministrazione nel trovare soluzioni concrete per evitare malcontento e malessere sociale tra i militari“.  Lo ha detto Massimiliano D’Elia, Capo Ufficio Stampa e Portavoce del SIM AM.

 

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