“Let’s go”, Parmitano ha dato il via alla missione spaziale a guida italiana

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(di Massimiliano D’Elia) Let’s go, “Andiamo”, così ieri alle 18.28 ieri il colonnello dell’aeronautica militare e astronauta dell’ESA, Luca #Parmitano ha comunicato  ai colleghi Aleksandr Skvortsov e Andrew “Drew” Morgan, l’inizio della missione. Il razzo Soyuz è decollato verso lo spazio dando inizio alla missione #Beyond dell’Agenzia spaziale europea che per sei mesi terrà in orbita l’equipaggio comandato dal pilota italiano di origine siciliana. Luca Parmitano è stato, anche, il primo italiano a effettuare una passeggiata spaziale nel 2013 e adesso anche il primo italiano con il ruolo di comandante della Stazione spaziale internazionale. Un incarico che dal 1999 era appannaggio solo ed esclusivamente di russi e americani. 

Dopo 9 minuti dal lancio, il pupazzetto verde del più piccolo dei quattro figli del medico-paracadutista dell’esercito americano Drew Morgan ha cominciato a fluttuare sulle teste dei tre cosmonauti stipati nell’abitacolo della navicella Sojuz. Un segnale importante e rassicurante per le famiglie che da casa hanno seguito tutte le fasi del lancio con comprensibile apprensione.

Il razzo russo alto 52 metri ha bruciato 200 tonnellate di carburante per lasciare la  gravità terrestre  alla velocità di 28.800 chilometri orari. In orbita è iniziato l’inseguimento fra la navicella e la stazione terminato in piena notte, quando i tre dell’equipaggio hanno aperto il portellone della Soyuz per entrare nella stazione spaziale internazionale. 

L’astronauta italiano dell’Esa resterà in orbita circa 200 giorni per effettuare oltre 200 esperimenti fra i quali i sei nuovi allestiti da imprese, università ed enti di ricerca italiani con il coordinamento dell’Asi. Sono previste almeno cinque attività extraveicolari per fare manutenzione della stazione.

Per tutti questi esperimenti e attività il comandante Parmitano ha detto, riferendosi all’equipaggio: “Sarò al loro servizio perché possano esprimere al massimo le loro altissime professionalità”.

Prossimi appuntamenti per l’astronauta italiano potrebbero essere la Luna e Marte.

Aeronautica Militare e Spazio

Spazio ed aerospazio sono due ambienti fisici differenti ma complementari, ciascuno caratterizzato da proprie tecnologie, normative, e modalità di intervento, destinatari di convergenti interessi anche strategici, economici, industriali. In base ad una convenzione internazionale, per “Spazio” si intende quell’ambiente che si estende oltre la cosiddetta linea di Karman che per convenzione è fissata a circa 100 km di quota. La fascia atmosferica, a sua volta, può essere suddivisa in “spazio aereo”, comunemente utilizzato dall’aviazione civile e militare ed è compreso tra la superficie terrestre e le quote massime di volo attuali pari a circa 18/20 km, e in “aerospazio” che copre quell’ampia fascia atmosferica che va tra i 18/20km di quota e la linea di Karman, sebbene fisicamente gli effetti dell’atmosfera si estendano fino a quasi 1000km. Le operazioni nell’aerospazio abilitano un accesso sicuro ed affidabile allo spazio e, allo stesso tempo, lo spazio garantisce servizi ed applicazioni fondamentali per il funzionamento dei sistemi aeronautici.

La strategia dell’Aeronautica Militare riconosce una chiara distinzione tra i due ambienti e valorizza le competenze della Forza Armata, acquisite in anni di esperienza e grazie all’elevata specializzazione del proprio Personale. Ciò garantisce di essere rilevanti in ambito interministeriale ed interforze, ove l’A.M. si propone tra gli attori fondamentali e competenti per l’accesso e lo sfruttamento dell’aerospazio. L’Aeronautica Militare, proprio per la sua naturale competenza ambientale, applica una strategia inclusiva e collaborativa con realtà del mondo scientifico e dell’Università quali l’Agenzia Spaziale Italiana, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Centro Italiano Ricerca Aerospaziale. In ambito internazionale, inoltre, l’Aeronautica Militare ricerca ed incrementa le relazioni con la US Air Force, l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos, l’Agenzia Spaziale Americana NASA e con le aeronautiche dei Paesi alleati con le quali condivide una visione sempre più proiettata verso l’aerospazio quale naturale estensione della capacità di Difesa Aerea.

L’Aeronautica Militare guarda con interesse alle enormi potenzialità insite nella fascia aerospaziale ed ipotizza di realizzare, nei prossimi anni, un prototipo dimostratore di una Piattaforma Stratosferica che consenta di complementare le costellazioni satellitari e le capacità degli attuali Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Infatti, con la possibilità di disporre di energia solare e di sistemi di controllo per il mantenimento della posizione, tali piattaforme potrebbero offrire una soluzione a basso costo ed a basso rischio per molti tipi di sensori e payload (telecomunicazioni, osservazione della terra, ausilio alla navigazione, space weather) garantendo la fornitura di servizi equivalenti a quelli offerti dai satelliti, senza dover raggiungere le quote orbitali e con performance superiori a quelle degli APR in termini di copertura del territorio e di persistenza.

Parallelamente alle piattaforme stratosferiche, il volo suborbitale come sfruttamento dell’aerospazio presuppone lo sviluppo di veicoli in grado di raggiungere quote a ridosso dei 100 km, e la creazione degli indispensabili servizi operativi e logistici a supporto, tra cui quelli legati agli spazioporti. Nell’ambito della emergente space economy, l’Aeronautica Militare ha avviato una collaborazione con ENAC, ASI e FAA[3] e sotto l’egida dell’ICAO/UNOOSA, con lo scopo di supportare l’attività e contribuire all’accrescimento delle competenze nazionali di carattere tecnico e normativo nell’ambito del volo suborbitale. Il volo suborbitale è sicuramente un abilitante della capacità di accesso allo spazio, in quanto i veicoli suborbitali potranno anche essere efficacemente impiegati come piattaforme per il lancio in orbita di satelliti.

L’accesso allo spazio può inoltre essere garantito dall’air launch, che consiste nel trasporto in quota tramite un velivolo (detto “carrier”) di un piccolo lanciatore di satelliti il quale, una volta rilasciato, attiverà il suo sistema di propulsione fino all’inserimento del satellite in orbita. Il sistema finale sarà quindi composto da due stadi, di cui il primo è un aeromobile supersonico, il secondo stadio è invece un razzo a tutti gli effetti e totalmente “expandable”. L’utilizzo di velivoli militari, come ad esempio l’Eurofighter ma senza escludere altre possibili soluzioni, sembra essere una delle scelte più promettenti nel breve periodo come carrier di sistemi di lancio di piccoli satelliti. L’Aeronautica Militare, unitamente con il comparto accademico e con le industrie nazionali, ha avviato attività per l’elaborazione di uno studio di fattibilità e di un business plan per valutare la sostenibilità tecnica ed economica relativamente allo sviluppo di un lanciatore per piccoli satelliti da piattaforma aerea. Lo studio è previsto che venga completato entro la fine del 2019.

“Let’s go”, Parmitano ha dato il via alla missione spaziale a guida italiana