🎤🎥Mattarella di fronte al fallimento delle elezioni del 4 marzo, dovrà difendere l’unità nazionale con un Governo neutrale

   

(di Francescomaria Tuccillo) Mai come in questa fase della vita del nostro Paese, il Presidente della Repubblica è chiamato a difendere l’unità nazionale, prerogativa a lui costituzionalmente assegnata. A ben guardare il risultato del voto, e la “strategia della irresponsabilità” intorno alla formazione di un nuovo Governo, esiste un tentativo di radicalizzare il bipolarismo Lega/M5S che significa spaccare il Paese in Nord e Sud. Solo la piena consapevolezza di questo rischio da parte dei cittadini italiani potrà impedire questo attentato. Occorre mobilitare tutte le persone di buona volontà, ritrovando dentro di noi la forza dei nostri antenati che hanno versato il sangue per questo Paese.

Il Presidente della Repubblica, in quest’ottica al termine del terzo giro di consultazioni, ha pronunciato un discorso di altissimo livello istituzionale.

“Un esecutivo “neutrale”, praticamente a “servizio” del Paese, perché “non vi è alcuna possibilità di formare una maggioranza nata da un accordo politico”.

Sergio Mattarella, quindi, mette una pietra sopra ad un governo nato dalle urne del 4 marzo ed elenca la lunga lista di ‘fallimenti’ di questi 64 giorni. Anche stavolta il capo dello Stato ha dovuto constatare, con amarezza e un certo fastidio, che “tutte queste indisponibilità mi sono state confermate“. L’inquilino del Colle, anche durante gli ultimi colloqui, richiama il senso di responsabilità delle forze politiche, privilegiando sicuramente l’intesa tra i maggiori attori in campo, chiusi nella logica dei veti e dei pregiudizi, tra tatticismi e un bisogno a volte esasperato di soddisfare il proprio ego.
Piuttosto che un governo di minoranza, che condurrebbe alle elezioni comunque, l’inquilino del Colle ritiene “più rispettoso della logica democratica che a portare alle elezioni sia un governo non di parte”, quindi neutrale e di servizio, che concluda la sua attività a dicembre, “approvata la manovra finanziaria per andare subito dopo a nuove elezioni”.
Mattarella lancia il suo appello ai partiti. Il timone di questa crisi è comunque sempre nelle loro mani, che sono espressione della volontà del popolo. Il presidente della Repubblica, infatti, non esclude la formazione di una maggioranza politica anche durante un esecutivo di tregua, che dovrebbe quindi dimettersi “per lasciare campo libero a un governo politico”. Poi lancia la palla del voto anticipato ai leader qualora la squadra del presidente non avesse la fiducia del Parlamento. Il ritorno alle urne potrebbe materializzarsi in estate (la data più accreditata è quella del 22 luglio), oppure in ottobre. Il capo dello Stato però evidenzia con minuzia le controindicazioni: le urne in piena estate “renderebbero difficile l’esercizio del voto agli elettori”, mentre per quanto riguarda l’ipotesi autunnale Mattarella non nasconde le sue preoccupazioni, cioè “che non vi sia, dopo il voto, il tempo per elaborare e approvare la manovra finanziaria e il bilancio dello Stato per il prossimo anno”. Con il conseguente e inevitabile aumento dell’Iva, gli effetti recessivi che provocherebbe, oltre ad esporre “la nostra situazione economica a manovre e a offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali”.
Il capo dello Stato chiude a ulteriori ‘giochini’ di palazzo, conscio del fatto che la politica italiana si sente già in campagna elettorale. E’ per questo che, aldilà delle dichiarazioni ‘passionali’, offre l’ultima possibilità per mettere in sicurezza il Paese, ma avverte: le conseguenze dell’eventuale bocciatura dell’esecutivo provvisorio sarebbero solo ed esclusivamente imputabili alle decisioni dei partiti.
Nelle prossime 48 ore salirà il sipario sul nome dell’incaricato e sulla lista dei ministri a cui il capo dello Stato sta lavorando da giorni. Per ora l’unica voce a favore del governo di servizio si è alzata dal Partito democratico e da LeU.