Non vi è stato alcun attacco armato né russo, né ucraino contro la Polonia, solo un errore tecnico

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(di Giuseppe Paccione) L’arrivo di due missili che hanno colpito il villaggio Przewodow, vicino al confine ucraino, ha provocato forti timori che si finisse nell’abisso di un escalation, che avrebbe portato al coinvolgimento diretto della NATO sullo scacchiere bellico russo-ucraino. La dinamica del lancio della coppia dei missili non è del tutto chiara se sia stato lanciato dalla Russia o dall’Ucraina. Su questo punto sia il presidente polacco, che il segretario generale dell’Alleanza atlantica hanno asserito l’assenza di prove di un attacco deliberato al territorio polacco. 

La Casa Bianca ha manifestato perplessità sulla questione che il Cremlino abbia lanciato i missili verso la Polonia, mentre il governo di Mosca ha respinto immediatamente le accuse di aver attaccato il suolo polacco, asserendo che la coppia di missili proveniva da un sistema di difesa S-300 ucraino.

È chiaro che solo il tempo ci dirà cosa sia realmente accaduto, ma da quello che si può evincere è che non sia certo che le autorità moscovite abbiano preso di mira deliberatamente il territorio della Polonia, anche per la semplice ragione che non aveva nulla da guadagnare da una condotta del genere.

Tuttavia, a parere di scrive, si possono delineare due probabili congetture. La prima è che tali missili possano avere la provenienza di lancio dalle forze russe, nonostante il diniego delle autorità del Cremlino, verso un obiettivo ucraino e che, omni modo, sia stato indirizzato in maniera sbagliata, a causa di un errore dell’operatore o di un guasto meccanico. La seconda potrebbe essere che tali missili provenivano da un sistema S-300delle forze ucraine che sono stati lanciati in risposta agli attacchi missilistici da parte dei russi sull’intero territorio ucraino, ma indirizzati male sino a finire sul territorio polacco.

Qualora una delle due congetture evidenziate fosse concreta, allora ci troveremmo nel tipico caso della violazione della Carta delle Nazioni Unite che vieta in maniera categorica di ricorrere all’azione coercitiva di forza contro la sovranità territoriale della Polonia, con riferimento al rispetto che gli Stati membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite (articolo 2, paragrafo 4). Ovviamente, va precisato che l’uso della forza non va inquadrato a livello di un vero e proprio attacco armato per la semplice ragione che la Polonia non è stata presa di mira. Anzi, si potrebbe ritenere che l’uso della forza impiegato contro lo Stato polacco sia stato un incidente di frontiera, per cui il diritto di legittima difesa individuale o collettiva, sancito nella Carta onusiana secondo cui “nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”, non scatterebbe, e, di conseguenza, non scatterebbe la clausola dell’autotutela o formula della difesa collettiva (casus foederis) evocato nel Trattato Nord Atlantico; ci si riferisce all’articolo 5, che però necessità della clausola di consultazione enunciata nell’articolo 4.

L’espressione attacco armato comprende anche considerazioni di gravità e portata dell’impiego della condotta armata, ma anche quelle di intenzionalità. Gli Stati di solito non considerano gli usi accidentali della forza come attacchi armati che danno origine al ricorso di difendersi, come la prassi ha dimostrato con l’intervento della NATO in Serbia che colpì la sede diplomatica cinese nel 1999. Le autorità dell’Alleanza atlantica diedero delle spiegazioni alle autorità di Pechino che era stato un incidente. Il governo cinese dichiarò di non essere stata vittima di un attacco armato.L’intenzione richiesta dalla dicitura di “attacco armato” esclude osservazioni di fine o motivo, ma è quella che gli organi dello Stato x hanno diretto una condotta corroborata dall’ostilità contro lo Stato y. In virtù di tale congettura, sia Mosca, sia Kiev non erano intenzionate ad attaccare la Polonia. Dunque, si può ritenere che sia stato un errore che ha evitato di trascinare la NATO nel conflitto bellico russo-ucraino.  

Non vi è stato alcun attacco armato né russo, né ucraino contro la Polonia, solo un errore tecnico

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