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(di Andrea Pinto) Parti del razzo Long March 5B sono rientrate nell’atmosfera alle 10:24 ora di Pechino (0224 GMT) e sono atterrate in una posizione con coordinate a 72,47 gradi di longitudine est e 2,65 gradi di latitudine nord. La notizia è stata diramata dai media statali cinesi secondo un comunicato del China Manned Space Office.

Le coordinate indicano il punto di impatto nell’oceano indiano ad ovest delle Maldive.

Il razzo Long March 5 era partito da Wenchang, nella provincia cinese di Hainan, il 29 aprile scorso per portare in orbita il primo modulo della stazione spaziale cinese, che dovrebbe essere completata alla fine del 2022. La Protezione Civile italiana aveva consigliato di rimanere in casa anche se “è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici”. Le previsioni di rientro, rilevava la Protezione civile, erano soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento dello stesso razzo e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare. Nell’intervallo temporale considerato erano tre le traiettorie che avrebbero potuto coinvolgere l’Italia. La Protezione Civile da giorni stava svolgendo numerose riunioni con gli apparati dello Stato deputati alla trattazione di questo tipo di eventi. Fanno parte di questo ristretto tavolo tecnico l’Asi – Agenzia Spaziale Italiana – , un rappresentante dell’ufficio del Consigliere militare della Presidenza del Consiglio, membri del ministero dell’Interno e della Difesa del Coi (Comando Operativo di Vertice Interforze) e l’Isoc dell’Aeronautica Militare (Italian SST Operations Center). Non possono mancare anche componenti degli Esteri, Enac, Enav, Ispra e Commissione Speciale di Protezione civile della Conferenza delle Regioni.

La nota della Protezione Civile così consigliava: “Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia di stare lontani dalle finestre e porte vetrate; i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici; all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti; è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto; alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti”.

LA COMPETIZIONE SPAZIALE TRA LE POTENZE MONDIALI

La comunità d’intelligence americana ha di recente redatto il Global Risk Assessment Report dove mette in guardia il governo sull’intraprendenza  cinese nello sviluppo di nuovi programmi spaziali militari, in grado di colpire i satelliti statunitensi e alleati. Il rapporto, stilato dall’Ufficio del direttore nazionale dell’intelligence, evidenzia che la Difesa cinese starebbe seriamente pensando, a livello strategico, di intaccare l’egemonia americana nell’ambiente spaziale per  perseguire vantaggi militari, economici e di prestigio internazionale. Le operazioni spaziali faranno, pertanto,  parte integrante delle prossime  campagne militari dell’esercito di Pechino. Il rapporto accenna anche alcuni punti che evidenziano le non trascurabili capacità spaziali della Russia anche se nel complesso definisce la Cina quale  “principale minaccia” per la competitività tecnologica degli Stati Uniti. A metà aprile scorso, durante l’audizione al Congresso del Comitato per i servizi d’intelligence, sono stati chiesti chiarimenti sulla recente iniziativa  cinese di inviare nello spazio ben 138 satelliti commerciali per l’osservazione della Terra. Il direttore dell’ODNI Avril Haines ha affermato in quella sede  che quei 138 satelliti  fanno parte, appunto,  della sfida della Cina al dominio americano nello spazio. Ha però poi  rifiutato di discutere pubblicamente sulle capacità degli Stati Uniti: “Penso che non ci siano dubbi, in generale, sul fatto che la Cina si sia concentrata in questi ultimi anni per il raggiungimento della leadership nello spazio, per minare il nostro dominio”. La comunità dell’intelligence aveva rivelato, infatti, nel rapporto che la Cina disporrà di una stazione spaziale operativa nell’orbita terrestre bassa tra il 2022 e il 2024 e continuerà a condurre missioni esplorative sulla Luna volte a stabilirvi  una stazione di ricerca robotica e successivamente una base “con equipaggio alternato”. Il rapporto sottolinea anche il crescente sviluppo e la proliferazione di armi ad uso in ambiente spaziale. Secondo quanto riferito, nel 2019, la Forza di supporto strategica cinese  ha iniziato l’addestramento con missili anti-satellite ad ascensione diretta, o ASAT, in grado di colpire i satelliti nell’orbita terrestre bassa. Il rapporto afferma che Pechino ha già messo in campo missili antisatelliti terrestri destinati a distruggere satelliti nell’orbita terrestre bassa, nonché laser antisatelliti terrestri, “probabilmente destinati ad accecare o danneggiare sensori ottici spaziali sensibili”. Secondo il rapporto, in sintesi, la Russia e la Cina stanno procedendo senza indugi ad  addestrare le loro unità spaziali militari, ed entrambe stanno schierando nuove armi anti-satellite distruttive e non distruttive. Le armi della Russia includono capacità di disturbo nello cyberspazio, armi ad energia diretta con capacità in orbita e capacità ASAT a terra. Il rapporto prevede che la Russia, con la sua vasta rete di satelliti di ricognizione, comunicazioni e navigazione, “rimarrà comunque sempre un concorrente spaziale di prim’ordine”.

IL PROBLEMA DEI DETRITI SPAZIALI

Il un contesto di sovraffollamento nella nuova dimensione spaziale e della remota ma possibile collisione tra di essi occorre pensare seriamente  ai detriti spaziali derivanti da malfunzionamenti e urti improvvisi tra circa tremila satelliti sparsi al di sopra della Terra nell’orbita bassa da 400 e 1000 chilometri. Ci si sono messi un poco tutti a produrre detriti:  esplosioni deliberate in orbita, tipicamente per scopi militari, o perdite di carburante forniscono da sole il 63% dei pezzi di satellite in orbita e gli esempi sono anche molto recenti. Per la spazzatura spaziale  tante sono le start-up che iniziano ad affacciarsi sul mercato, tipo la giapponese Astroscale o la svizzera Clearspace. Mentre l’italiana D-Orbit propone una soluzione per prevenire il peggioramento della situazione che, con l’aumento costante dei satelliti rischia di far collassare il sistema e rendere impossibile piazzarne di nuovi, il cosiddetto effetto Kessier. Si stima che siano almeno 160 milioni i detriti spaziali con dimensioni dal centimetro a diversi metri, per complessive 9 mila tonnellate circa. I detriti più grandi sono continuamente monitorati da terra. I detriti di grandi dimensioni sono quindi tenuti d’occhio, ma quelli di piccole dimensioni, e sono la gran parte, sfuggono a ogni controllo.  Ma c’è anche chi sospetta prove di guerra spaziale, dato che sono esplosi, nell’ultimo mese, due satelliti apparentemente funzionanti, uno cinese e uno americano. 

La DIFESA ITALIANA SI AFFIDA ALL’ISOC DELL’AERONAUTICA

L’Italian SST Operations Center (ISOC), operato congiuntamente dal Comando delle Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico (FE) – Centro SSA (COA- CSSA) e dal Reparto Sperimentale di Volo – Gruppo Ingegneria per l’Aero-Spazio(RSV-GIAS) di Pratica di Mare (RM), in coordinamento con il Comando delle Operazioni Spaziali (COS) dello Stato Maggiore Difesa, monitora potenziali eventi ad elevata probabilità di collisione tra due oggetti spaziali di classe “large” in orbita bassa, non manovrabili. In tale ambito, l’ISOC rappresenta il Centro Operativo nazionale di riferimento ed è in grado di coordinare l’impiego dei vari sensori nazionali (radar, ottici e laser) per la misurazione delle orbite di oggetti spaziali di interesse.

Razzo cinese caduto nell’oceano indiano