Salvini non molla il Governo perché ha bisogno di un “capro espiatorio” di turno

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(di Massimiliano D’Elia) E’ in corso il vertice a Palazzo Chigi tra premier, vice premier e Giovanni Tria per decidere la linea da proporre a Bruxelles. Un vertice ad alta tensione poichè Matteo Salvini, fresco da investitura americana, quale maggiore alleato trumpiano  in Europa, non retrocede di un millimetro su nuove misure fiscali, anche tramite i mini-Bot, proposti dal leghista Claudio Borghi. Salvini vuole, a tutti i costi, risolvere il problema dei debiti dell’Amministrazione Pubblica verso le aziende private: “altrimenti si fa quello che c’è nel contratto di governo e che ha approvato il Parlamento. Chi vuole fare il ministro di questa squadra sa che il taglio delle tasse è la priorità”.

Giovanni Tria è di parere opposto e già da Londra, giorni fa, tuonava: “il NO ai  mini-Bot perché illegali e pericolosi.

Altra “spada di Damocle” è quella sui numeri di finanza pubblica da portare a Bruxelles per evitare la procedura di infrazione, che dovrebbe annunciare Ecofin l’8 luglio prossimo.

Contro le ambizioni di Salvini e Di Maio si fa sentire  l’asse istituzionale Conte-Tria-Mattarella.

Vogliono mitigare le ambizioni sulla riforma fiscale di Salvini e il salario minimo proposto dal M5S con una frase pronunciata da ieri come un “mantra”: “nel perimetro fissato dal Def approvato dal Parlamento”. Conte poi è stato più chiaro e netto: ”Si faranno tutte le riforme che servono tenendo conto dell’equilibrio economico”.

Una mano al Governo è poi giunta in giornata dal presidente Inps #Tridico, che calcola in tre miliardi le minori spese 2019 per reddito di cittadinanza e quota 100. Una cifra importante per  il governo per poter presentare a Bruxelles un disavanzo 2019 a quota 2%, con un miglioramento strutturale che “compenserebbe” lo sforamento 2018.

Sempre più in salita la strada che porta alla serenità questo Governo che litiga su tutto.  

Un litigio estenuante che dosorienta i cittadini e i mercati. Per fortuna, per i mercati, ci ha pensato il presidente della Bce, Mario Draghi che ieri ha annunciato di abbassare il costo del denaro e riattivare il “bazooka” del Quantitative Easing per acquistare i titoli di stato dei paesi comunitari. La motivazione del Mario nazionale è la “flebile” crescita dell’economia dell’eurozona, ma sotto sotto, è una sponda “importante” per l’Italia che beneficerebbe di tale misura virtuosa di politica economica.

L’annuncio di Draghi, tuttavia, ha mandato su tutte le furie Donald #Trump, che in un tweet ha accusato Draghi di politica sleale contro gli Stati Uniti. Come noto gli Usa sono in  “permanente” guerra commerciale con la Cina ed avere una Ue debole, assoggettata ai dazi “secondari” americani, poteva costituire una condizione favorevole per il tycoon americano nel dominio globale dell’economia.

In Italia, invece, non si comprende cosa aspetti Salvini a staccare la spina a questo Governo che è ingessato su tutto, nonostante i proclami via “social”. Forse Matteo Salvini ha paura di non riuscire a mantenere le ambiziose promesse fatte agli italiani e vuole al fianco sempre un “capro espiatorio”, un Di Maio, Conte, Tria  di turno, appunto.

Salvini non molla il Governo perché ha bisogno di un “capro espiatorio” di turno

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