Singapore: stop al commercio con la Corea del Nord

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Secondo quanto riportato dall’agenzia Nova, Singapore “non esiterà” a perseguire chiunque infranga le regole imposte per sospendere tutti gli scambi con la Corea del Nord. Lo riferisce lo “Straits Times”, secondo cui la dogana di Singapore ha dichiarato di aver adottato diverse nuove sanzioni “in rapida successione” quest’anno, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite imposte alla Corea del Nord per le ripetute provocazioni nucleari e missilistiche. L’ultima decisione, entrata in vigore l’8 novembre scorso, vieta tutte le importazioni commerciali, le esportazioni, il trasbordo e il transito di merci verso o dalla Corea del Nord attraverso Singapore. Coloro che infrangono la legge possono ricevere multe per 100 mila dollari o tre volte il valore dei beni scambiati, oppure una pena detentiva fino a un massimo di due anni.

“Le persone e le imprese di Singapore non sono autorizzate a condurre attività che violano le nostre leggi”, ha reso noto il portavoce della dogana, in riferimento alle nuove norme per vietare gli scambi commerciali con la Corea del Nord. “Investigheremo su eventuali violazioni da parte di individui o società e non esiteremo ad agire contro coloro che saranno riconosciuti colpevoli di azioni illecite”. Singapore, come la maggior parte dei paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean), ha legami diplomatici con entrambe le Coree. L’Associazione di 10 membri è tra i principali partner commerciali della Corea del Nord. Singapore e’ stato il sesto maggior partner commerciale del Nord nel 2015, con scambi bilaterali che hanno raggiunto i 29 milioni di dollari. La Thailandia è il quarto partner commerciale dopo Cina, Russia e India.

Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha visitato nella giornata di oggi uno stabilimento per la produzione di automobili a Sungri, un evento ampiamente pubblicizzato a livello nazionale che è servito a Kim per rivolgere una nuova sfida agli Stati Uniti e alla comunità internazionale. “Il tentativo disperato delle forze ostili di bloccare l’avanzata – della Corea del Nord – non fa che rafforzare l’indomito spirito dei lavoratori della Corea, e renderli capaci di produrre un miracolo sorprendente per il mondo”, ha dichiarato Kim secondo all’agenzia di Stampa del regime nordcoreano, “Korean Central News Agency” (“Kcna”). Il Sungri Motor Complex, nella provincia di Pyongyang Meridionale, è attivo dal 1950, ed è noto per aver prodotto il primo autocarro nordcoreano da 2,5 tonnellate, il Sungri-58. Lo stabilimento produce anche macchinari agricoli, ed ha recentemente avviato l’assemblaggio di nuovi autocarri da 5 tonnellate.

Le dichiarazioni del leader nordcoreano seguono di poche ore la decisione di Washington di reinserire Pyongyang nella lista degli Stati sponsor del terrorismo internazionale. La decisione, annunciata nella serata di ieri dal presidente Usa, Donald Trump, non ha ancora innescato una reazione ufficiale da parte della Corea del Nord, ma molti analisti temono che la risposta, oltre a un duro comunicato ufficiale, potrebbe essere la ripresa dei provocatori test di lancio dei missili balistici, che Pyongyang non effettuata da metà settembre.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato oggi il reinserimento della Corea del Nord nella lista del dipartimento di Stati Usa dei paesi sponsor del terrorismo internazionale. La decisione, che era inizialmente attesa la scorsa settimana, al termine del viaggio di Trump in Asia, è stata invece rimandata in attesa della visita a Pyongyang di un inviato speciale del presidente cinese, Xi Jining, che pero’ non ha sortito che effetti sperati. Tramite la classificazione come Stato sponsor del terrorismo, Washington punta a intensificare ulteriormente la pressione su Pyongyang affinché interrompa i suoi programmi nucleare e missilistico. Sono trascorsi dieci anni da quando l’ex presidente George W. Bush aveva, invece, rimosso il paese asiatico da quella stessa lista.

Trump ha sostenuto che è un passo che avrebbe dovuto essere stato fatto “gia’ tempo fa”, citando anche la vicenda dello studente statunitense Otto Warmbier, morto a giugno scorso dopo aver trascorso 17 mesi in prigionia in Corea del Nord ed essere entrato in coma una volta tornato negli Usa. Il presidente ha poi precisato che altre sanzioni attendono Pyongyang nel prossimo futuro. Per dieci anni La Corea del Nord e’ stata elencata nella lista “nera” prima che nel 2008 Bush decidesse, in seguito al rispetto degli accordi sul nucleare, di cancellare Pyongyang dalla lista. Tra i paesi che ancora figurano sulla lista spiccano l’Iran, la Siria e il Sudan, per i quali le sanzioni consistono in restrizioni dell’assistenza estera Usa, divieto di esportazioni e commercio ed altri limiti di carattere finanziario.

Il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe, ha espresso apprezzamento questa mattina per la decisione del presidente Usa di reinserire la Corea del Nord nella lista del dipartimento di Stato Usa dei paesi sponsor del terrorismo internazionale. “Condivido e appoggio (la decisione del presidente Usa), che contribuirà ad aumentare la pressione sulla Corea del Nord”, ha detto Abe nel corso di una conferenza stampa. La decisione del presidente degli Stati Uniti è stata valutata positivamente anche dal ministero degli Esteri sudcoreano: in un comunicato diffuso nella mattinata di oggi, il ministero afferma che l’iniziativa contribuirà all’obiettivo di una “pacifica denuclearizzazione” della Penisola coreana.

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