Sintesi della disfatta in Afghanistan: “Non è possibile esportare la democrazia e l’Islam non si adegua alla democrazia”

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(di John Blackeye) “Un momento toccante e straordinario con la chiusura di un capitolo significativo della nostra storia. Terminano 20 anni di sforzo nazionale che hanno visto la dedizione e lo spirito di sacrificio dei nostri oltre 50.000 uomini e donne in divisa che si sono avvicendati in questi lunghi anni e voglio ricordare con gratitudine i 723 feriti e con profonda commozione le 53 vittime italiane che hanno perso la vita al servizio della Repubblica e per portare stabilizzazione e pace in Afghanistan“, aveva detto il nostro ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, pochi mesi fa a conclusione della missione militare italiana in Afghanistan.

Un messaggio asettico senza riferimenti ai risultati e senza consuntivi, incentrato tutto sullo sforzo del contingente militare italiano impiegato in quella impervia area geografica.
La realtà sta venendo fuori in queste ore. Si tratta di una immensa disfatta. Forse era quella la ragione per la quale ad accogliere gli ultimi militari del contingente italiano di rientro dall’Afghanistan non c’era nessuno. Una grande lezione se non una grande batosta per il mondo occidentale, basti vedere le immagini che stanno trasmettendo i media di tutto il mondo dall’Afghanistan in queste ultime ore.
L’immediato abbandono di quel territorio aveva lasciato in piedi una organizzazione fittizia di uno Stato supportato dalle coalizioni internazionali che si sta sciogliendo come neve al Sole di fronte all’avanzata dei Talebani.
Non ci sono parole se non una per definire la missione Afghana: fallimento. Un totale fallimento.
Il Ministro della Difesa Guerini ha ricordato i 723 militari feriti e le 53 vittime. Una ecatombe ma la tragedia nella tragedia a questo punto è quella di constatare che tutti gli sforzi, tutte le risorse spese per cercare di dare una identità democratica a quella Regione, non sono servite a nulla.
La più grande lezione di tutti i tempi che si deve apprendere da questa infelice esperienza è che non si può esportare la democrazia. Ma la cosa ancor più importante, in via prospettica, è quella di considerare che tale affermazione vale anche al contrario e cioè l’Islam non si adegua alla democrazia nemmeno quando sbarca con i gommoni sulle nostre coste. E di questo dovremmo farne tesoro.
Decenni di lotte con quello che era stato identificato come il male da estirpare per poi comprendere che la cultura e la mentalità di un popolo islamico non si possono intaccare. Restano intatte a prescindere da ogni sforzo portato anche in termini di progresso, supporto sanitario e benessere. Non serve a nulla. Vogliono restare così, con la loro cultura e la loro mentalità. Anzi, con la loro non cultura.
Ci si chiede a questo punto se la prossima volta sia opportuno seguire Alleati che, non dimentichiamolo, erano entrati in Afghanistan per vendicare gli attentati dell’11 settembre 2001. L’obiettivo secondario era quello di cercare poi di normalizzare una società variegata come quella afgana e così ancorata ai principi di una religione: è risultata essere davvero una missione impossibile. Non c’erano riusciti i russi, non ci sono riusciti gli americani con tutti quegli alleati che hanno lascito un pesante contributo in termini di vite umane su quelle terre aride e pericolose.
Nemmeno l’uscita di scena è stata programmata ai livelli richiesti dalla tradizione della nazioni occidentali. Il Presidente USA Biden per dare maggior risalto mediatico ad una decisione politica che taglia nettamente con il passato, ha annunciato il ritiro dei militari dall’Afghanistan, senza calcolare che l’Idra dalle mille teste non era dormiente. Così per una bravata mediatica ad effetto gli americani per primi sono stati costretti ad evacuare l’Ambasciata attraverso l’ausilio di elicotteri sui tetti. Che figuraccia. Non hanno salvato nemmeno la faccia ma siamo scappati via.
Morale. Nessuno è in grado di riscrivere la storia del mondo e se qualcuno cerca di farlo incorre in errori e in decisioni che portano di conseguenza ad effetti collaterali disastrosi.
Un’altra pagina di storia del mondo può essere girata ma è sicuramente una delle più brutte scritte all’inizio di questo terzo millennio.