Storie di spie, parla l’americano Pollard che svelò segreti a Israele

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Storie e intrecci di spie, arresti noti e meno noti, sta di fatto che un ex analista dell’intelligence americana ha scontato 30 anni di galera per aver tradito il suo paese a favore di Israele. Parliamo di Jonathan Pollard già analista di intelligence dalla US Navy negli anni ’80 venne arrestato per aver passato informazioni segrete americane ad Israele. Ha terminato di scontare la sua pena nel 2015 all’età di 66 anni, è ritornato in libertà ma con l’obbligo di non poter lasciare il territorio americano. L’ex presidente Donald Trump prima di lasciare l’incarico ha concesso a dicembre scorso a Pollard la grazie e la possibilità di trasferirsi in Israele con tutta la sua famiglia. Il magnate americano dei casinò Sheldon Adelson ha mandato un suo jet privato direttamente negli Usa per prendere i Pollard e portarli in Israele dove sono stati accolti come eroi. Pollard di recente ha rilasciato un’intervista esclusiva a Israel Hayom, uno dei quotidiani israeliani più diffusi nel paese.
Il giornale Israel Hayom è stato fondato sempre da Sheldon Adelson, morto a gennaio di quest’anno, uno dei principali sostenitori finanziari di Donald Trump e dell’attuale Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Ieri sono stati pubblicati solo alcuni passaggi dell’intervista di Pollard con Israel Hayom, venerdì prossimo uscirà la versione integrale. Da alcune frasi Pollard difende la sua decisione di condividere i segreti del governo degli Stati Uniti con Israele come un “dovere” , affermando: “So di aver superato il limite, ma non avevo scelta perchè Washington stava pugnalando Israele alle spalle rifiutandosi di condividere informazioni sui militari arabi, che includevano minacce “serie” alla sicurezza dello Stato ebraico”.
Pollard afferma di essere riuscito segretamente ad avvertire il suo reclutatore israeliano, Aviem Sella, l’unico che poi è riuscito a sfuggire all’arresto negli Stati Uniti. Pollard critica anche la decisione del Mossad israeliano per non avergli dato protezione presso l’ambasciata israeliana a Washington, DC, mentre era inseguito da agenti del Federal Bureau of Investigation e del Naval Criminal Investigative Service.

In alcuni passaggi l’ex spia descrive anche la sua vita in Israele come “meravigliosa” affermando che sarebbe stato disposto a sacrificare la sua vita per gli israeliani.

Storie di spie, parla l’americano Pollard che svelò segreti a Israele