Trump – Macron: cosa cambierà nell’intelligence: e l’Europa?

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(di Pasquale PREZIOSA) Parigi persegue da anni il sogno di far parte della comunità intelligence “Five eyes”. È una comunità di elite dove, tra i cinque paesi che parlano la lingua inglese, USA-UK-Nuova Zelanda-Australia e Canada, si mettono in comune le informazioni intelligence. L’intelligence garantisce, all’interno del quadro normativo, la sicurezza della collettività nazionale e fa capo ai servizi segreti. I servizi segreti sono i detentori dei segreti della nazione.

Sono i servizi segreti che nei nostri paesi proteggono la democrazia e generano la democrazia.

Cosa è cambiato nel campo dell’intelligence dopo l’11 Settembre?

Durante la guerra fredda i nemici erano facili da scoprire ma difficile da annientare. Dopo l’11 Settembre i terroristi sono facili da annientare ma difficili da scoprire e la tecnologia, da essere il braccio forte dei nostri paesi, è diventata nemica quando nelle mani sbagliate.

In questo quadro geopolitico, l’intelligence oggi gioca un ruolo ancora più importante, perché può garantire livelli di conoscenza ambientali più completi e tempestivi (situational awereness) e livelli decisionali politici superiori e più veloci.

Per raggiungere questi risultati, l’appartenenza a una comunità intelligence qualificata risulta essere fondamentale.

La comunità dei five eyes è una di questa, forse la sola.

La Francia nel tempo ha condotto un lavoro di avvicinamento alla comunità five eyes e, per quanto noto (Paris prepares to become sixth intelligence Eye), due anni fa ha stretto gli accordi (SPINS) per una più stretta collaborazione con l’intelligence USA.

A breve i documenti intelligence della comunità potrebbero essere targati: “five eyes+Fr”.

Il ministro francese della difesa Le Drian, ministro di grande visione e spessore aveva già nel 2015 stretto gli accordi intelligence con James Clapper (DNI), tali accordi ora supportati dalla nuova amministrazione (Trump-Mattis) potrebbero entrare in vigore a breve, dopo la messa a punto degli standard e protocolli di scambio.

La Francia ha una struttura intelligence ben organizzata e simile a quella statunitense.

La DGSE (Direction General de la securitte Exteirieure), equivalente della nostra agenzia intelligence AISE, e la DRM (Direction du Renseignement Militaire) che non ha equivalenti solo in Italia, scambieranno informazioni con la NGA (National Geospatial-Intelligence Agency) e la DIA (Defense Intelligence Agency).

Molti hanno osservato che nello scambio informazioni il maggiore beneficiario non saranno gli USA, bensì la Francia, ma la negoziazione politica, alla fine, ha prodotto un buon risultato per Parigi.

Sicuramente, i recenti attacchi terroristici alla Francia hanno giocato un ruolo molto importante nella negoziazione, ma deve essere anche considerato il ruolo che la Francia ha voluto avere in campo internazionale dopo la seconda guerra del golfo: ha condiviso le scelte di contrasto al terrorismo e di sicurezza internazionale con gli USA, ha operato anche in autonomo in Mali e in altri teatri adiacenti, con determinazione ha lanciato i suoi velivoli contro la Libia, anche prima che l’ONU, votasse l’apposita risoluzione.

La Francia sta sviluppando con UK su base prototipica UAV ”Tenaris”, il nuovo UAV da combattimento che sarà un asse portante dell’aerospazio del futuro.

IL prossimo “six eyes” quindi, è una solida risposta al rinforzo francese della politica transatlantica che vede nella NATO il suo asse militare (è francese uno dei due comandi supremi NATO) e nella condivisione delle informazioni il rinforzo della sicurezza nazionale.

Cosa significa questo per l’Europa della difesa?

La difesa europea, che si sta discutendo in questo periodo con i 17 programmi comuni da sviluppare, peraltro, di limitata portata militare, non potrà trarre grande giovamento da questa scelta francese.

Una difesa europea può nascere solo in presenza di una Intelligence Militare Europea frutto della convergenza delle intelligence militari nazionali.

In Europa però i modelli di intelligence non sono simili, addirittura il nostro paese nella legge 124 non prevede una Intelligence Militare vera e propria e ciò desta sorpresa negli altri paesi.

Sotto il profilo storico, l’Intelligence nasce nel campo militare e viene poi mutuato nel civile, questa inversione storica italiana non è condivisa da alcun paese.

L’Europa della difesa non può nascere da 17 programmi di limitato cabotaggio, può nascere dalla volontà di essere federati per vincere il futuro.

Gli USA nel 1916 emisero il “National Defense Act” che riorganizzo tutte le National Guard dei singoli stati in un apparato militare unico sotto la guida del Presidente, lasciando ai singoli stati la capacità di detenere una National Guard a livello del singolo stato per le proprie esigenze.

In assenza di decisioni coraggiose per l’Europa, quale un “European Defense Act”, America First, Francia First, Germania First,…, prevarranno nelle scelte nazionali e la costruzione dell’Europa sarà ancora resa più faticosa.

La Francia conferma sotto il profilo geopolitico che per l’Europa è difficile la creazione di unioni politiche forti tra i paesi (“Geographically, Europe is a busy place. It is riddled with features that impede the formation of any large political entity.” Stratfor).

Creare una comunità intelligence europea e legarla poi ai “Five Eyes” avrebbe avuto un significato di più larga portata politica e strategica.

Per ora il nazionalismo è duro da mitigare e la convenienza nazionale, purtroppo prevale sulla convinzione europea.

 

 

 

 

 

 

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