Trump perde tre voti repubblicani nella battaglia all’Obamacare. I senatori Rand Paul, John McCain e Susan Collins gli voltano le spalle

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L’Obamacare, vale a dire la famosa riforma sanitaria fortemente voluta dall’ex presidente del Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, non si tocca. Dopo i senatori repubblicani Rand Paul del Kentucky e John McCain dell’Arizona, anche la senatrice del Maine, Susan Collins “volta le spalle” a Donald Trump e considerato che i democratici formano un muro compatto contro la proposta dell’attuale inquilino della Casa Bianca, i giochi sembrano ormai fatti per assistere all’ennesima sconfitta di Donald Trump sull’argomento.
E per questa nuova figuraccia, Trump non perdona soprattutto il senatore McCain colpevole secondo il
Presidente di aver cambiato “completamente rotta” sull’Obamacare.
A difesa di McCain si schierano in molti, come il senatore repubblicano Lindsey Graham che durante un dibattito in onda sulla Cnn con Bill Cassidy ed il senatore democratico Bernie Sanders, ha affermato: “Agli americani che hanno un problema con il voto di McCain, posso dire che che John McCain era pronto a morire per questo Paese e può votare come vuole, a me non importa”. Dello stesso avviso anche Sanders che su Twitter si chiede come qualcuno possa permettersi di attaccare un eroe americano.
La polemica cresce e ad alimentarla ci pensa il CBO (Congressional Budget Office), secondo cui il provvedimento messo a punto dai senatori repubblicani Lindsey Graham e Bill Cassidy, che prevede un taglio del deficit di bilancio pari a 133 miliardi di dollari, lascerebbe senza copertura assicurativa “milioni di persone”.
Intanto a Washington, proseguono le manifestazioni per difendere l’Obamacare, e solo ieri si registrano quasi 200 arresti tra i contestatori.
Il presidente della commissione Finanze del Senato, Orrin Hatch, ha definito “improbabile” un voto sulla proposta della riforma Gop entro la settimana, come inizialmente previsto. L’obiettivo dei repubblicani sarebbe quello di far approvare il disegno di legge entro il 30 settembre, data oltre la quale non sarebbero più in grado di avvalersi della regola speciale che consente di far passare la misura con 50 voti, anziché i 60 previsti per provvedimenti controversi come la riforma della Sanità.
GB
foto: money.it

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