Caos a 5 Stelle tra dissolvenza e scissione mentre Conte fa l’equilibrista

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(di Francesco Matera) Nel Movimento è arrivato il momento della resa dei conti, è un tutti contro tutti. Si iniziano a delineare le correnti interne. Ci sono i dimaiani quelli Di Battista, di Fico e i governisti. Tutti con le proprie idee ed ambizioni, tutti tranne Vito Crimi hanno dimenticato che provengono dalla gente comune, da quella base che erano abituati a consultare sulla rete per ogni decisione che contava. Ora, invece, si parla di congresso, di stati generali, di una fantomatica  segreteria di partito allargata. Il Movimento in sostanza si è fatto partito, dimenticando le proprie origini, quelle che avevano dato un collante unico alla dimensione surreale del mondo a 5 Stelle. Era prevedibile che una volta seduti nella stanza dei bottoni sarebbe stato difficile rimanere “umani”.   Ieri Elio Lannutti ha fatto una fotografia della realtà sulla profezia dei padri fondatori: “Grillo e Casaleggio dissero che una volta raggiunto il programma, il Movimento si poteva anche dissolvere. Ecco, ormai ci siamo quasi”. 

Si perchè all’orizzonte se continua l’emorragia di voti la strada della dissolvenza appare tracciata. Ma, viste le correnti interne, si prospetta anche una scissione stile prima repubblica a tutto vantaggio del Pd, il partito immortale che anche quando perde riesce a  governare.

I malumori tra i pentastellati sono pubblici. Stefano Buffagni: “Sono inabissato e silente. Mi sento profondamente amareggiato. Se gli italiani ti danno questa risposta e noi facciamo finta che va tutto bene, beh allora non posso che stare in silenzio e guardare cosa succede”. 

Sulla scissione se ne parla da sette anni, dal primo giorno che siamo in Parlamento”, precisa il senatore Gianni Girottoè normale dunque che oggi se ne parli, dopo questo risultato”. 

Roberto Fico definisce, invece, le battaglie interne guerra per bande.  

La gente non è stata valorizzata, dice Ruocco, è stato tutto un gioco di amichetti e caminetti”. 

In molti accusano Di Battista di non essersi mai messo in gioco realmente. E’ facile fare video  e gettare fango, lamentano alcuni tra i corridoi del transatlantico.

Poi ci sono i moderati. Sergio Vaccaro: “Non è il momento di una scissione, dobbiamo riorganizzarci. Agostino Santillo: “Son solo mal di pancia isolati”. 

Dessì: “Siamo stati costruiti per distruggere e siamo bravissimi in quello, non ci frega nessuno. Il Pd non è capace di fare opposizione, così come Forza Italia. E noi, se decidiamo di governare, come ci chiedono elettori e militanti, dobbiamo provare a fare gli artigiani, gli ingegneri, gli architetti, non i demolitori”.

Sileri: “Stare all’opposizione è più facile, gridi, urli. Se vai al governo, invece, medi e cerchi di portare a casa il risultato. Ma non hai il motore, è come un viaggio in barca a vela. Fai traiettorie diverse, oscilli, segui il vento”. 

Allora tutti invocano gli Stati Generali. Il vice ministro alla Sanità  Sileri però sollecita i suoi colleghi sulla necessità di avere  un leader che traghetti il Movimento fino agli stati generali. In sostanza Sileri ritiene che un collegio traghettatore non serva a niente: “Occorre un primus inter pares. Come in un reparto: bene l’équipe ma serve uno che operi”. 

Nel frattempo il premier Giuseppe Conte rimane in silenzio, le faccenduole interne del Movimento non devono intaccare la vita del suo governo bis. Per compiacere quelli del Pd, l’avvocato pugliese ha promesso di rivedere i decreti sicurezza di Salvini. Per compiacere i grillini, invece, ha dichiarato che di Mes non ne vuole sentir parlare. Un equilibrismo politico quello di Conte pericolosissimo che potrebbe far cascare il governo alla prima votazione in aula. Si respira aria di redde rationem per tutti.

Caos a 5 Stelle tra dissolvenza e scissione mentre Conte fa l’equilibrista

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