Mario ammazzato, Feltri ha ragione, troppe le lacune. Chiesto un parere al Sim AM

Views

(di Massimiliano D’Elia) Vittorio Feltri su Libero, pone l’attenzione su alcune lacune che stanno alla base della morte del nostro carabiniere Mario Rega Cerciello, ammazzato da 11 coltellate da due bulli viziati americani.
Feltri evidenzia come prima lacuna la circostanza secondo la quale un ragazzo americano è giunto in Italia con un coltello – lama di 18 centimetri – nel bagaglio personale – in molti sostengono fosse stipato nel bagaglio della stiva. In che maniera un oggetto simile è sfuggito ai controlli aeroportuali?

Non è normale viaggiare da un continente all’altro, precisa Feltri, tenendo con sé un’arma micidiale. Evidentemente il giovanotto non aveva intenzioni pacifiche, comunque la sua indole era quella del delinquente. E i delinquenti non si lasciano scorrazzare liberamente attrezzati per uccidere. Questo il primo punto da chiarire, sostiene il direttore di Libero.

Altra domanda pungente. Come mai i due carabinieri si sono fatti sorprendere, senza muovere ciglio, dai farabutti drogati?

Di norma, in caso di emergenza, una pattuglia che si reca sul luogo in cui si richiede un intervento, secondo Feltri, si comporta così: un militare si avvicina cautamente ai farabutti, li perquisisce, e il suo collega si tiene a distanza di sicurezza impugnando la pistola. Tutto questo al quartiere Prati non è avvenuto. Lo squilibrato statunitense ha inferto undici fendenti al carabiniere, il che richiede almeno tredici secondi lordi, durante i quali il compagno della vittima non ha fatto una piega: ha assistito al massacro senza reagire. Perché non ha estratto la rivoltella e non ha esploso alcuni colpi verso l’omicida, in modo che non potesse portare a termine il delitto?

A questo quesito cosa si risponde? Silenzio assoluto. Certi servizi di ordine pubblico andrebbero svolti da personale in divisa, cosicché i banditi si rendano conto di avere a che fare con gente addetta alla repressione dei reati. Nel caso specifico invece i due carabinieri erano in borghese, quindi irriconoscibili nella loro funzione. Ciò ha complicato le operazioni, dato che i furfanti erano segue dalla prima ignari di chi fossero coloro che avevano di fronte, e hanno operato senza alcuna soggezione verso di essi. È vero che le nostre leggi idiote impediscono agli uomini dello Stato di usare il revolver a scopo preventivo, ma allora a che serve esserne dotati?

L’impressione che si ricava è che agenti e militari siano talmente intimiditi dalle norme varate dalle Camere e dai comandi da non essere più in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro e rischiano la vita in parecchie circostanze. Il Parlamento non può chiudere gli occhi su certi episodi, è obbligato a proteggere i suoi uomini e consentire loro di adempiere al proprio dovere senza rischiare la pelle ogni cinque minuti. Non è serio criticare i carabinieri, che muoiono, ma chi li comanda e li dirige ha la testa tra le nuvole e l’ha persa.

In merito all’intera vicenda abbiamo sentito il presidente del Sindacato Italiano dei Militari Aeronautica – SIM AM – Sinibaldo Buono.

Cio’ che sta accadendo in questi giorni e le opinioni espresse da politici, giornalisti e gente comune  avvalorano quello che noi del Sindacato Italiano dei Militari Aeronautica ci siamo chiesti più volte nel corso delle nostre riflessioni a tutela della sicurezza dei nostri colleghi in servizio.

Non solo per  quanto riguarda i carabinieri, forze di polizia ma anche per  i militari che operano impegnati nell’operazione strade sicure, siamo davvero certi che siano adeguatamente protetti durante il servizio?

E’ bello vedere come deterrenza ad ogni angolo sensibile delle nostre città  mezzi e uomini in divisa. La domanda sorge spontanea, quali sono le regole d’ingaggio in un centro urbano?  Noi militari siamo adeguatamente addestrati in tecniche di difesa personale? Chi svolge questi servizi ha in dotazione perlomeno giubbotti di protezione antitaglio?

E’ commovente stringersi intorno ad una bara ed invocare lo stato di diritto e l’unità nazionale ma bisogna operare per evitare vere e proprie tragedie come quella del collega Mario.

Ecco il motivo per il quale noi  del Sindacato Militare Aeronautica chiediamo da tempo una LEGGE che ci consenta di aiutare “seriamente” l’Amministrazione  ad evitare morti non dico annunciate, ma quantomeno prevedibili. La Corte Costituzionale da luglio 2018 ha sancito questo nostro diritto, siamo in un ritardo imbarazzante.

Gira insistentemente voce che, per il disaccordo tra le parti politiche, la stessa potrebbe slittare al 2020. Ciò sarebbe gravissimo, perché non ci consentiterebbe di poter rappresentare  i diritti dei nostri uomini e donne in uniforme ancora per lungo tempo e  tarperebbe le ali alla necessità di sindacare su possibili errori e evitabili negligenze“.

 

Mario ammazzato, Feltri ha ragione, troppe le lacune. Chiesto un parere al Sim AM