Cocer Difesa per un nuovo modello a 170mila unità e riconoscimento “specificità” Forze Armate

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Il COCER ritiene “necessario rivedere complessivamente la legge 244 adeguandola alla nuova realtà internazionale ed inserendola in un nuovo modello di Difesa. Il modello che è già pronto nei cassetti del ministero della Difesa, è il modello a 170.000 unità, che era quello ritenuto bilanciato prima che la legge ‘Di Paola’ prevedesse al modello a 150.000 unità, modello che non consente, ormai, alle Forze Armate di affrontare con efficacia le sfide interne ed internazionali che ci attendono e che sta portando il personale militare ad un continuo logoramento e ad un progressivo invecchiamento“.

Lo sottolinea il COCER Comparto Difesa, presieduto dal generale di brigata Francesco Maria Ceravolo, in una delibera su spese militari e difesa nazionale. “Ma rivedere il modello di Difesa vuol dire riorganizzare nell’insieme le esigenze delle Forze Armate, a partire da leggi che ne riconoscano effettivamente la specificità e che ne consentano il corretto funzionamento in caso di normalità, emergenza e di guerra, parola purtroppo tornata prepotentemente in Europa – sottolinea il COCER Comparto Difesa – Leggi che devono tener conto di tale specificità nei settori sicurezza del lavoro, protezione della famiglia, alloggi, che facilitino una reale mobilità del personale, senza snaturare lo status di militare, che è l’unico che consente all’organizzazione di funzionare nei casi di emergenza e guerra”. “Un esempio di leggi che tengano conto della specificità militare è quella sui poligoni ed aree addestrative, assolutamente necessarie per un corretto addestramento del personale“, continua.

Il nuovo modello di Difesa a 170.000 unità potrebbe risolvere altri annosi problemi: l’invecchiamento del personale militare, una armonica progressione di carriera per il personale in servizio permanente e il reinserimento nel mondo del lavoro – continua il COCER Comparto Difesa – Quest’ultimo punto è particolarmente significativo in quanto il precariato non si risolve solamente con la stabilizzazione nel mondo militare, ma anche attraverso la certezza di ricollocamento nel mondo del lavoro pubblico e privato“.

Secondo il COCER Comparto Difesa deve “essere quindi messo in atto un sistema virtuoso che garantisca un giusto bilanciamento tra il consistente numero di volontari in ferma prefissata, formato ed addestrato in modo ottimale – continua – del quale solo una percentuale rimane in Forza Armata passando in servizio permanente, ed il resto non assorbibile per motivi funzionali possa trovare una ricollocazione certa ed adeguata nel mondo del lavoro, sfruttando le capacità e le professionalità acquisite durante il servizio“.

Il nuovo modello dovrebbe prevedere una reale possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro di una cospicua parte del personale, altamente qualificato a cura delle Forze Armate, nei settori quali cyber, telecomunicazioni, meccanica, elettronica, conoscenza di lingue rare, infrastrutture e tante altre specializzazioni ad alto contenuto tecnologico. Pertanto il personale militare dovrebbe essere visto come un valore aggiunto che le Forze Armate mettono a disposizione della società civile. Infatti, un aspetto che caratterizza il mondo militare è la capacità di svolgere in proprio la formazione in settori specialistici”.

Tale capacità può essere messa a disposizione di tutti i settori della Pubblica Amministrazione in modo da formare cittadini prontamente spendibili per operare in tutti i settori produttivi del Paese. Quindi il modello dovrebbe rendere estremamente conveniente, per legge, questo continuo travaso di professionalità pregiate fra il mondo militare e quello civile – continua il COCER Comparto Difesa – “Questo modello dovrebbe essere applicato sia a militari in ferma breve sia a quelli di professione, che idealmente, a partire dal ventesimo anno di servizio, quando troppo ‘logori’ per le esigenze delle Forze Armate, sarebbero ancora una preziosa risorsa per aziende ed istituzioni pubbliche e private qualora chiedano di transitarvi”.

Pertanto, un modello a 170.000 consentirebbe una modifica delle progressioni di carriera interna sfruttando al meglio le potenzialità del personale e consentendo reali e proficui percorsi di carriera verticali oltre che orizzontali“, aggiunge il COCER che rappresenta “con forza queste idee, vedendo i tempi maturi per una riforma globale del Comparto Difesa, che, con l’aumento delle spese militari nell’ottica prospettata, potrebbe essere una opportunità di crescita e di sviluppo per l’intero Paese, con ritorni degli investimenti in settori strategici quali la Difesa in senso stretto, lo sviluppo tecnologico e della ricerca e, non ultimo, lo sviluppo del potenziale umano, vera risorsa delle società avanzate”.

Cocer Difesa per un nuovo modello a 170mila unità e riconoscimento “specificità” Forze Armate