Corea del Nord, segretario Usa Mattis parla di opzione militare segreta. Spaventa l’artiglieria di Kim

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Ieri il segretario alla Difesa Usa, Jim Mattis, ha  parlato di un piano segreto per la questione questione della Corea del Nord. Gli Stati Uniti disporrebbero di una opzione militare contro la Corea del Nord in grado di neutralizzare la devastante ritorsione armata di quest’ultima contro la vicina Corea del Sud.  Il segretario,  ha tenuto una conferenza stampa di fronte ai corrispondenti del Pentagono dove ha spiegato che gli Usa non intendono abbattere i missili balistici testati da Pyongyang, a meno che questi non vengano indirizzati contro obiettivi degli Stati Uniti o dei loro alleati. In merito all’ipotesi di schierare armi nucleari tattiche statunitensi sul suolo sudcoreano, Mattis ha dichiarato che Washington è impegnata in un “dialogo aperto con i nostri alleati su ogni questione. Non siamo solo amici, ma fidati alleati, e per questa ragione discutiamo tra noi ogni questione. Il principale freno a un’ipotetica offensiva militare statunitense contro la Corea del Nord è costituito dall’enorme potenza di fuoco d’artiglieria convenzionale schierata da Pyongyang al confine con la Corea del Sud, che in caso di apertura delle ostilità sarebbe in grado di colpire la capitale di quel paese.

13600 cannoni pronti a cancellare Seul

L’equipaggiamento militare di Pyongyang è ritenuto obsoleto, ma ciò non gli impedirebbe di scatenare su Seoul uno sbarramento di artiglieria devastante. Se scoppiasse un conflitto, né l’esercito degli Stati Uniti, né le forze della Corea del Sud potrebbero sperare di azzerare tale minaccia, stimata in 13600 cannoni di diverso calibro pari (in linea teorica) a mezzo milione di granate in poco meno di sessanta minuti. Lo strumento più potente della Corea del Nord è l’artiglieria, solo in parte schierata al confine con la Corea del Sud. Tuttavia, l’artiglieria di Pyongyang è afflitta da un alto tasso di malfunzionamenti dovuto alle munizioni indigene ed allo scarso addestramento delle unità. Secondo Stratfor, il 25 per cento delle munizioni d’artiglieria della Corea del Nord non esplode sul bersaglio. Dubbi anche sulla cadenza di fuoco e sulla precisione dei sistemi.

Il rateo di fuoco sostenuto è fondamentale per i sistemi di artiglieria: maggior numero di colpi sul bersaglio nel più breve tempo possibile prima di essere identificati e distrutti. Diverso il punto sui moderni sistemi a lungo raggio, come il lanciarazzi multiplo da 300 mm con una presunta gittata di 125 miglia: per potenza eguaglierebbe il BM-30 russo. Identificato durante l’ultima parata militare, è stato messo in produzione di massa dal regime da due anni. La Corea del Nord potrebbe quindi colpire Seul che si trova soltanto a 35 miglia dalla zona smilitarizzata con un fuoco di sbarramento pesante. Tatticamente parlando, un MLRS è più pratico ed economico rispetto ad un missile.

L’aspetto nucleare della testata del missile, potrebbe essere tranquillamente sostituto da granate d’artiglieria combinate con armi chimiche. Secondo la Nuclear Threat Initiative, la riserva della Nord oscilla tra le 2500 e le 5000 tonnellate di agenti chimici. Il Paese sarebbe in grado di produrre agenti nervini come il Sarin ed il VX. Questi ultimi sono ritenuti al centro della produzione di armi chimiche del Paese. Se Pyongyang utilizzasse proprio tali asset e li esponesse al rilevamento ed al fuoco di contro-batteria, sarebbero certamente utilizzati nel targeting indiscriminato della capitale e dei suoi sobborghi.

I missili per la rappresaglia

Sarebbero oltre mille, infine, i missili balistici nell’arsenale della Corea del Nord, compresi gli Scud e le versioni indigene a lungo raggio Nodong e Taepodong, potenzialmente in grado di colpire qualsiasi parte della Corea del Sud. I missili balistici fornirebbero una significativa potenza di fuoco supplementare diretta contro Seul e le postazioni militari statunitensi al di là della penisola coreana, come ad esempio in Giappone. Pyongyang potrebbe certamente imbarcare testate a diverso rendimento fino a ad un Kt con esplosivo ad alto potenziale e non convenzionali. I missili, a causa della carenze negli attuali sistemi di guida, verrebbero certamente indirizzati contro i centri urbani come atto di ritorsione. Diverso il ricorso ad un potenziale attacco con testate nucleari. Le stime sono discordanti. Probabilmente due, forse cinque già imbarcate sui Nodong. Tuttavia, un singolo attacco nucleare contro un centro urbano della Corea del Sud si tradurrebbe in un disastro catastrofico ed attiverebbe, irrimediabilmente, la linea leggera e pesante Ohio degli Stati Uniti, sempre in posizione di lancio. La ritorsione non convenzionale della Corea del Nord, innescherebbe un contesto da giorno del giudizio con conseguenze inimmaginabili.