Covid-19, nella Fase 2: il pericolo dai più giovani

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(di John Blackeye)  Il bollettino della Protezione Civile ieri ha registrato quasi mille nuovi contagiati. I mezzi d’informazione però mettono in evidenza solo i dati con i segni meno e quindi l’opinione pubblica si convince “che andrà tutto bene” e siccome ci sono meno malati in terapia intensiva, meno ricoverati e meno non so che, il problema è alle spalle e si può ritornare a fare quello che si faceva prima.

Ovviamente questo ragionamento è sbagliato perché i quasi mille contagi di oggi lasciano capire che siamo ancora in piena pandemia. Quante persone hanno incontrato in questi giorni quei mille nuovi positivi? Anche se l’indice R0 è sotto la soglia 1, probabilmente alcune migliaia e quindi, tra qualche settimana potremmo essere al punto di partenza.

In tutta questa confusione  si è capito almeno una cosa: l’uso delle mascherine e il distanziamento sociale sono l’unica soluzione al problema al momento per evitare il contagio.

Tuttavia, in tutte le città dove i messaggi lanciati dal Governo a mezzo di conferenze stampa e le pressioni delle organizzazioni economico finanziarie del paese ci spingono ad intendere che il peggio è passato, si cammina all’aria aperta senza nessuna limitazione.

Da lunedì poi, dicono gli esperti e i politici, verificando i dati del contagio di oggi, che sono sotto gli occhi di tutti e non promettono nulla di buono, si potrà ripartire. In realtà hanno deciso che si debba ripartire a prescindere dai dati statistici e dai morti che anche oggi sono in aumento.

Mascherina e distanziamento potrebbero essere l’unica arma letale che abbiamo contro il virus ma ne abbiamo un’altra però che non riusciamo proprio a disinnescare ed è la stupidità della gente.

Tra le vie affollate di gente indaffarata a fare qualcosa, che ha deciso da sola che dopo due mesi di chiusura si debba tornare alla vita di prima, ignorando che fuori dalle nostre case il virus non ha smesso di fare il suo mestiere, tutti possono osservare che i muretti ed i soliti punti di ritrovo si sono popolati dei ragazzi che sono ritornati a formare le loro comitive. Che bello, sembra che tutto sia passato!

La maggior parte di loro per immaturità protendono per l’insubordinazione ad ogni tipo di regola – fa parte dei classici comportamenti adolescenziali – come se il virus fosse altrove. Si muovono e si frequentano in assembramenti senza usare le mascherine.

E allora non ce la possiamo fare.

Se una nave naviga in una tempesta e fa acqua solo da un piccolo buco, alla lunga la nave affonda, non ci sono speranze. La compattezza e la responsabilità del popolo italiano che a mio parere più che una constatazione era un invito, si è andato a far benedire.

Apatici al mondo e alla vita, questi gruppi di ragazzi senza mascherina, che sono usciti fuori dalle case come se fossero rimasti all’oscuro di quanto stia succedendo nel mondo, potrebbero essere il vero e primo problema per la ripartenza: il nostro tallone d’Achille.

Non dimentichiamo che a inizio pandemia i giovani milanesi venivano intervistati nei luoghi della movida vantando una sorta di immunità che preservava la gioventù, giustificando i loro comportamenti da un delirio di onnipotenza con il quale esorcizzavano il male che giorno dopo giorno stava travolgendo un’intera Regione. Le mancanze di precauzioni che a quel tempo non venivano prese ci hanno portato poi ai casi di Codogno, Lodi …..

Abbiamo visto come è andata a finire. Da un pezzo abbiamo superato i trentamila morti, tra questi, anche se in numeri esigui, i nostri giovani ragazzi.

Qualcosa avremmo dovuto imparare da questa storia ma pare proprio che una parte di giovani vivano in un mondo a parte, quasi parallelo e virtuale, fatto di videogiochi, telefonini e tanta arroganza. Ma c’è un’altra parte di ragazzi che, invece, si sforza nel rispettare le regole e il  distanziamento sociale. La constatazione fatta nelle nostre strade in questi giorni   è, quindi, da tenere in massima evidenza perchè potrebbe essere causa di nuovi focolai nelle nostre città.

Occorre, pertanto,  porre maggiore attenzione ai comportamenti dei più giovani. La loro spensieratezza  nel non rispettare le regole, sebbene dovuta all’età, comunque denota una carenza informativa di base, quella che avviene tra le mura domestiche. I media dovranno essere più chiari e pervasivi  per evitare il peggio cercando  di aprire gli occhi a questi ragazzi, ma anche ai loro genitori.

 

Covid-19, nella Fase 2: il pericolo dai più giovani

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