Dazi sui formaggi italiani, un danno anche per gli Usa, a rischio posti di lavoro

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Il gigantesco magazzino di Ambriola Co Inc a West Caldwell, nel New Jersey, è pieno zeppo di scatole e forme di formaggi duri come il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano e il Grana Padano – e molto altro ancora sta arrivando.

Phil Marfuggi, presidente e amministratore delegato di Ambriola, una costola di Auricchio SpA, uno dei maggiori produttori di formaggi italiani, è tra i numerosi importatori e proprietari di negozi negli Usa che stanno comprando formaggi europei prima che le nuove tariffe statunitensi entrino in vigore il 18 ottobre prossimo.

Mercoledì l’amministrazione Trump ha deciso di  aumentare le tariffe di importazione del 25% su formaggi e altri prodotti dell’Unione Europea. Dal whisky alla lana, dalla pasta al formaggio come ritorsione per l’aiuto UE dato ai grandi player, costruttori di aeromobili tipo Airbus.

Gli importatori americani hanno, quindi, iniziato a ordinare milioni di dollari di forme di Parmigiano Reggiano e altri formaggi a pasta dura dopo che l’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti già a luglio aveva aggiunto il formaggio al suo elenco di prodotti dell’UE potenzialmente soggetti ad aumento di tariffe.

Quando è uscito quell’elenco, è allora che … ho iniziato ad importare molti più pezzi di Parmigiano Reggiano, Provolone“, ha detto Marfuggi, che ha 21 container pieni di formaggio oltre la scorta giacente nel magazzino a Caldwell, che si trova a circa 15 miglia a ovest di Manhattan.

Marfuggi ha dichiarato di aver ordinato altri 15 milioni di dollari di formaggi che potrebbero essere conservati per oltre un anno per garantire forniture adeguate per i clienti esistenti e proteggere i prezzi fino alla fine dell’anno.

Ho creato un inventario … perché abbiamo un obiettivo alle spalle“, ha detto.

I nuovi dazi potrebbero ridurre le importazioni statunitensi di formaggi dell’UE per un valore di 1,5 miliardi di dollari all’anno, circa il  30% e aumentare i prezzi in tutto il paese, ha affermato Marfuggi, che è anche presidente della Cheese Importer Association of America.

Alcuni articoli più costosi spariranno dai negozi, ha previsto Marfuggi, come Moliterno al Tartufo, un formaggio italiano stagionato con un intenso sapore di tartufo. Anche il Parmigiano Reggiano potrebbe essere a rischio se i prezzi salissero a $ 30 a pound.

I dazi colpiranno i prezzi al consumo e infine i posti di lavoro negli Stati Uniti, ha affermato Ralph Hoffman, vice presidente esecutivo di Schuman Cheese, uno dei maggiori importatori di formaggi a pasta dura italiani.

Oltre 20.000 negozi al dettaglio negli Stati Uniti che vanno da Costco Wholesale Corp (COST.O) a Wegmans Food Markets vendono formaggi europei. Questi formaggi generano entrate per circa 3,5 miliardi di dollari per le aziende statunitensi, per  circa 20.000 posti di lavoro, tra cui commessi, camionisti e magazzinieri, ha affermato Hoffman. I nuovi dazi incideranno del 35% di aumenti su circa 200 formaggi che vengono venduti  nei suoi 160 negozi.

Stiamo aspettando di vedere in che modo gli importatori dovranno sostenere i costi”, ha dichiarato Andrew Harvell, a capo del reparto formaggi dell’azienda. “Tutto è ancora in sospeso”, ha aggiunto, aggiungendo che Fresh Market ha preordinato abbastanza formaggio per reggere le richieste delle festività natalizie, ma potrebbe essere necessario aumentare i prezzi subito dopo.

Mike Bowers, proprietario di un negozio di formaggi ad est di Washington, ha dichiarato di aver iniziato a accumulare forme extra di formaggi a pasta dura – alcuni del peso di 80 pound – già a luglio quando USTR ha annunciato per la prima volta che avrebbe potuto imporre nuovi dazi sul formaggio e altri prodotti agricoli.

I suoi banchi di formaggi, i refrigeratori e il grande frigorifero straripano di formaggi, ma Bowers ha detto che le sue forniture non basteranno  per le festività natalizie. “Sono un piccolo commerciante. Non posso comprare un formaggio da $ 100 e venderlo per $ 50”.

Marfuggi ha detto che comunque è stato un sollievo quando è giunta la notizia che USTR ha optato per un aumento dei dazi del 25% invece che del 100% inizialmente proposte.

Il timore, aggiunge Marfuggi,  è che i consumatori americani possano scegliere prodotti nazionali meno cari, laddove i nuovi dazi dovessero perdurare sui prodotti europei.

 

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