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La bozza del Recovery Plan italiano è ora presso le commissioni delle due Camere, intorno al 30 marzo ci sarà l’approvazione in Parlamento di un piano dove il comune denominatore è stato già dettato da Draghi: “Spendere bene i fondi europei, spenderli tutti. Mettere al centro le donne e i giovani. Fermare il divario crescente tra Nord e Sud del Paese”.

Le commissioni parlamentari con i loro pareri sulle bozze attuali chiedono alcune importanti modifiche, dalla necessita’ di indicare un cronoprogramma piu’ preciso delle opere, alla richiesta di coinvolgere capitale privato, fino all’auspicio di piu’ fondi da destinare all’industria. Tra le proposte spicca la richiesta leghista di almeno un miliardo di euro in piu’ per le aree del terremoto del centro Italia. La commissione Ambiente e Infrastrutture della Camera chiede di “promuovere un efficace coinvolgimento del settore privato, anche valutando l’opportunita’ di un intervento legislativo che favorisca l’apporto del capitale privato“. Poverta’ educativa, sviluppo di arte e digitale, gender gap, teatri storici, sono solo alcuni tra i temi trattati nei testi. “Sono del tutto insufficienti i fondi per l’Industria“, dice la commissione Attivita’ produttive. E la commissione Politiche Ue pone al governo una condizione per l’approvazione del piano: “Indicare con un cronoprogramma obiettivi, intermedi e finali, misurabili in termini qualitativi e quantitativi, fornendo l’impatto relativo alle tre sfide giovani, parita’ di genere, Sud”.

Nel frattempo Paolo Gentiloni, commissario Ue, sottolinea un obiettivo come la parita’ di genere, che sara’ trasversale a tutti i progetti italiani, e invita istituzioni e stati a correre nell’elaborazione dei piani alla luce della scadenza fissata nel 30 aprile prossimo; ciò, per garantire che l’anticipo del Recovery Fund, cioe’ il 13% dell’ammontare totale, arrivi prima della pausa estiva.

Draghi, intervenuto alla due giorni di discussione sul Sud indetta da Mara Carfagna ha ricordato che il Next Generation Eu prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026 e che per il Sud sono in arrivo altri 96 miliardi di fondi Ue per la coesione nei prossimi anni. Il premier poi ha parlato del divario ancora esistente tra il Sud con il Centro e il Nord evidenziando che tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti si e’ piu’ che dimezzata. Le statistiche sui cantieri incompiuti sono pessime ha aggiunto Draghi, 647 opere non completate nel 2017, il 70% al Sud. Poi ha detto che l’aumento dei fondi per infrastrutture fisiche e digitali e per le fonti di energia sostenibile da soli non bastano. I soldi bisogna saperli spendere. E spendere bene, per “fermare l’allargamento del divario”, puntare su donne e giovani, e recuperare fiducia nella legalita’ e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanita’ o la giustizia. Con un impegno di classi dirigenti e cittadini. Uno dei nodi principali sara’ proprio l’attuazione del Recovery plan italiano. Percio’ e’ gia’ annunciato un “decretone”, previsto per aprile per semplificare le procedure amministrative ma anche a immettere migliaia di nuove figure professionali, con contratti a termine, nell’Amministrazione dello Stato. Al riguardo, il ministro Renato Brunetta ha annunciato 2800 assunzioni al Sud, mentre le Province chiedono almeno mille funzionari in piu’. Gli enti locali, a partire dalle Regioni, invocano piu’ in generale piu’ coinvolgimento da parte del governo.

Draghi e la sfida italiana: “Spendere bene i fondi Ue e saperli spendere tutti”