Contratti: arretrati anni 2016 e 2017 e aumento 85 euro medi, lordi

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Buone notizie sul fronte del nuovo contratto ai dipendenti del Pubblico Impiego. Prevista l’una tantum con gli arretrati maturati negli anni 2016 e 2017, considerato che i rinnovi decorrono dal 2016. A decorrere dei primi mesi del 2018 ci saranno, quindi, gli 85 euro medi di aumento più una cospicua somma “una tantum”, riferita agli anni addietro.

Le risorse sono, assicurate dalla manovra che ‘salva’ anche il bonus Renzi, come garantito dalla ministro Marianna Madia. Ma non basta: ora la partita si sposta tutta sui tavoli con i sindacati. Negoziati rimasti in stand-by durante la messa a punto della legge di Bilancio e che ora ripartono. L’appuntamento tra le parti è fissato per mercoledì 8 novembre. Le sigle del pubblico impiego torneranno all’Aran. A fare da apripista sono gli statali in senso stretto, ovvero i dipendenti dei ministero, delle agenzie fiscali e del parastato (come Inps e Inail). Ma sono pronti a partire anche i tavoli per la sanità, la scuola e gli enti locali. “Ci sono tutte le condizioni per fare molto presto”, ha detto di recente la ministra Madia. In effetti non sembrano esserci ostacoli dopo lo stanziamento di 2 miliardi e 850 milioni e la soluzione trovata per impedire la perdita del bonus 80 euro. E soprattutto dopo otto anni di attesa. Ora dovrebbe funzionare così: da gennaio vanno messi in conto aumenti di 85 euro lordi mensili (1.105 euro annui). Dato che il rinnovo e’ per triennio 2016-2018 ai lavoratori spetteranno anche le somme di 2016 e 2017. E per quel periodo il totale maturato, stando ad alcune stime, e’ di circa 460 euro medi lordi (corrispondenti agli 1,2 miliardi garantiti dalle manovre precedenti). Tuttavia per dire quanto e quando ciascuno intascherà bisognerà vedere come il tutto sarà spalmato. E questo dipenderà dalla trattativa. Ma di certo con i primi scatti in busta paga c’e’ da attendersi anche la tranche del biennio precedente. Lo stesso Def evidenziava come i rinnovi contrattuali siano “comprensivi della quota di arretrati”. “Vogliamo rinnovare i contratti in tempi certi e celeri e soprattutto bene”. E’ la posizione della leader della Fp Cgil, Serena Sorrentino. Le rivendicazioni includono anche la defiscalizzazione del welfare e della produttività: “Se avremo riscontri su questi temi, sarà possibile siglare il contratto, già nei prossimi mesi, ed erogare una tranche sulle competenze 2016-17 e una relativa all’aumento per il 2018”, spiega il numero uno della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli.

Sulla stessa linea il segretario della Confsal Unsa, Massimo Battaglia, “si deve chiudere a dicembre così da consentire ai lavoratori di prendere nei primi mesi del 2018 adeguamenti e arretrati. Altrimenti si va al 2019, quando parte una nuova tornata contrattuale. Sperando che non serva un’altra sentenza. Si andrà avanti con un calendario “serrato” di incontri: “una maratona di incontri per chiudere a metà dicembre”, sostiene il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo. In effetti dalla firma del rinnovo all’entrata in vigore dello stesso ci sono una serie di tappe, con passaggi al Mef e alla Corte dei Conti. Ecco quindi spiegato il pressing per definire l’accordo in uno o due mesi. Il fronte P.a non si esaurisce qui. Sono in arrivo le linee guida su concorsi e stabilizzazioni.

 

Contratti: arretrati anni 2016 e 2017 e aumento 85 euro medi, lordi