Implosione a 5 Stelle, a gennaio il “redde rationem”, il partito dei mutui trema

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(di Massimiliano D’Elia) Implosione a 5 Stelle. Ormai i parlamentari grillini sembrano essere tutti a briglie sciolte in cerca di una posizione per il futuro, visto che a gennaio 2020 ci sarà il “redde rationem”, dopo l’esito delle elezioni in Emilia Romagna. Ieri la notizia che in molti avrebbero partecipato ad un concorso da “consigliere parlamentare” alla Camera dei Deputati: “siamo quindi alla disperazione totale”. Per capire il terrore di alcuni parlamentari è eloquente l’appellativo,  il partito dei mutui, un nomignolo  che gira insistentemente tra i corridoi del Parlamento quando si parla di grillini. In molti avrebbero acceso mutui “esosi” per l’acquisto dell’abitazione principale. Accendere un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale è sicuramente “nobile”, ma legare la propria attività politica al mutuo è davvero dirimente e non rispettoso nei confronti degli italiani.

Luigi Di Maio a questo punto le sta tentando davvero tutteOggi incontrerà  i 18 facilitatori nazionali del Movimento. L’incontro per cercare di  capire come muoversi tra il territorio e i gruppi parlamentari. Poi a gennaio si voterà anche sui facilitatori regionali. Tutti gli iscritti, parlamentari inclusi, hanno ricevuto una mail che annuncia la prossima elezione. Per candidarsi, scrive il Corriere della Sera, bisognerà aspettare però le regole, che ancora non sono state scritte. Una, però, già, si sa: bisogna essere in regola con i rimborsi spese.

Eh si proprio su questo tanti grillini sono carenti. Decine sarebbero i parlamentari che non hanno versato la loro quota per la piattaforma di Casaleggio, Rousseau e i fondi previsti dagli annuali Italia a 5 Stelle (la struttura che organizza gli eventi dei pentastellati).

Ad allarmare il leader Luigi Di Maio, ma anche il fondatore del Movimento, Beppe Grillo l’emorragia che potrebbe verificarsi  tra le fila dei parlamentari. L’allarme quando sono passati alla Lega Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro. Quest’ultimo spiega che la sua scelta nasce «dalle disfunzioni nel rapporto tra Parlamento e governo». I vertici del Movimento puntano invece sul mercato delle vacche della Lega per scardinare la maggioranza. A Palazzo Madama sono, infatti,  sotto osservazione anche i tre senatori che hanno firmato per il referendum sul taglio dei parlamentari, materia identitaria del Movimento: sono Mario Giarrusso, Luigi Di Marzio e Gianni Marilotti. Il primo è apertamente in rotta con Di Maio e ora mette anche in dubbio il voto contro Salvini sull’autorizzazione: “Prima di decidere voglio leggere le carte“.

Altri due deputati Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, non hanno intenzione di votare la manovra, dicendo di essere in dubbio sul rimanere nel Movimento. Farebbero parte del  gruppo di venti deputati di un eventuale Gruppo Misto per sostenere il governo Conte esternamente al Movimento. Deputati tutti o quasi eletti nei collegi uninominali e quindi più autonomi rispetto ai 5 Stelle. A capeggiarli sarebbe Giorgio Trizzino, che però smentisce: «II mio impegno rimane integro e indissolubile. È fuori dalla realtà pensare che io voglia dar vita a gruppi autonomi o spingere altri parlamentari a fare altrettanto. Un conto è la incoercibile libertà di critica costruttiva per il bene del Movimento, un altro è la fedele appartenenza ad esso che lealmente fini continuerò ad assicurare».

Al Senato, invece, si tiene sotto osservazione  un gruppo di senatori, tra i quali Emanuele Dessi, che lavorano a un documento che dovrebbe consentire di ottenere il cosiddetto «Senato deliberante», cioè decisioni che dettino la linea politica e che quindi possano anche entrare in contraddizione con quelle di Di Maio. 

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