Gen. Pasquale Preziosa: “Chi difenderà l’Europa di domani?”

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(di Pasquale Preziosa) Chi difenderà l’Europa di domani? Non c’è risposta a questa domanda, nessuno dei paesi europei ha una idea ben precisa e qualsiasi iniziativa innovativa fa scattare, nei paesi europei, la molla del conservatorismo creando stagnazione del pensiero. Secondo i padri fondatori i paesi europei dovranno convivere insieme per evitare ulteriori disastri dopo le due Guerre Mondiali.

Il grande messaggio condiviso da tutte le nazioni europee dopo la Seconda Guerra mondiale sembra esser stato messo da parte, la società europea sembra aver perso l’orizzonte del proprio futuro. I 75 anni di pace in Europa garantiti dall’Alleanza militare NATO, sembrano aver fatto dimenticare i disastri e le aspirazioni europee, proprio nel momento più critico dello sviluppo geopolitico mondiale. Il mondo intero è oggi alla ricerca di un nuovo ordine internazionale, in grado di garantire pace e solidarietà.

È l’equilibrio delle forze internazionali che garantisce la sicurezza e quindi la pace.

Secondo Jan Techau, nel momento in cui gli USA sono mentalmente assenti dall’Europa la domanda se l’Unione europea può fare sicurezza e difesa diventa cruciale.

La NATO conta solo se vi sono gli americani: gli europei, da soli, non sono in grado di garantire sicurezza e ordine.

Tutte le iniziative dell’Unione europea, nel campo della sicurezza e difesa, non hanno fatto consolidare alcun pilastro europeo della difesa, anzi: hanno contribuito a creare più perplessità che soluzioni.

Le iniziative europee nel campo della difesa quali EDF (European Defense Fund) e PESCO (Permanent Structured Cooperation) sembrano più a trazione industriale che politica. 

Il Consiglio europeo in formato Difesa non c’è.

Nella testa dei paesi europei ognuno sembra avere una propria ricetta per la soluzione dei problemi della difesa dell’Europa, quasi mai condivisa dagli altri. La confusione sul futuro dell’Europa è in aumento e con essa i l’incertezza. 

Le grandi potenze mondiali hanno un solo obiettivo: diminuire il numero dei paesi in competizione per il nuovo ordine mondiale: l’Unione europea con i suoi 16/18 trilioni di $ di PIL potenziali, è un grosso concorrente sia per gli USA (20 trilioni di$ di PIL), sia per la Cina (12 trilioni di PIL), sia per la Russia ma non per il PIL (meglio avere ai confini paesi deboli).

Gli USA hanno cambiato atteggiamento verso l’Europa di oggi, dopo la Seconda guerra mondiale la volevano unita con un mercato liberista, oggi non la vogliono unita e la incoraggiano allo sfaldamento (Brexit, Italexit).

Lo sfaldamento dell’Unione europea porterebbe vantaggi anche alla Cina con la sua iniziativa della nuova via della seta.

Per gli USA, il problema è l’Euro che è la seconda moneta più utilizzata in termini di quota dei pagamenti globali.

Secondo i dati della Commissione europea, nel 2017 la sua quota ammontava a circa il 36% del mercato, mentre il dollaro USA rappresentava il 40% del totale.

La quota dell’Euro, nato da pochi anni, nelle riserve valutarie mondiali ammonta al 20% ed è in aumento in quanto molti paesi desiderano la dedollarizzazione (Russia in primis con Rosneft), mentre il dollaro è al 60%.

I vantaggi del rafforzamento del ruolo dell’Euro rappresentano un grosso problema per il dollaro statunitense: la moneta di riferimento mondiale dà vantaggi enormi al paese che la stampa.

Pertanto, secondo la visione transatlantica, solo una Unione europea debole potrà garantire la supremazia del dollaro sul mercato mondiale.

Gli USA quindi sono mentalmente assenti per gli assetti di sicurezza dell’Europa, confermata dalla dichiarazione francese che la NATO è senza “brain”.

La dichiarazione di supporto tedesca alla NATO non è stata così penetrante da stravolgere il negativo quadro geopolitico creatosi, il rapporto di fiducia transatlantico sul pilastro NATO si è deteriorato e il suo futuro ora è incerto.

L’Europa nel suo insieme, non è pronta ad assumersi le proprie responsabilità in termini di difesa, anch’essa è confusa al suo interno.

In barba all’unicità di comando dettata da Sun Tzu 2500 anni fa, l’Unione europea per le sue piccole missioni militari e civili ha messo su tanti Quartier Generali (OHQ) (Centocelle, Rota, Lárisa, …) distribuiti a pioggia tra i paesi interessati, evidenziando l’assenza di piani di sviluppo per le operazioni militari e civili. 

Gli EU Battlegroup, previsti e pronti da quattordici anni su base rotazionale, non sono mai stati impiegati operativamente dall’Unione europea, nemmeno quando sono stati richiesti da un paese europeo per esigenze di sicurezza esterna, rendendo questo assetto inutile e dispendioso per i singoli paesi.

In Europa vi è una generale riluttanza a investire sul pilastro Difesa, accompagnata da una sottosviluppata cultura strategica.

A ciò deve essere aggiunta la diffidenza storica tra i singoli paesi che non si è spenta nei 75 anni di pace assicurata dalla NATO, appena gli USA hanno accennato al disingaggio dall’Europa i vecchi mali europei sono riemersi.

Per dirla con Zhou Enlai, gli europei “dormono nello stesso letto ma non fanno gli stessi sogni.”

Senza un rapporto di fiducia non si costruisce alcun futuro.

L’Unione europea deve essere completata secondo le indicazioni dei padri fondatori con le regole a noi più consone. Dobbiamo noi pensare alla nostra Difesa e Sicurezza, per garantirci un futuro di pace come già sperimentato con la NATO. Gli USA lo hanno ripetutamente sottolineato che l’Europa, non essendo povera, non può essere difesa dai cittadini e dal dollaro USA. È tempo di camminare con le nostre gambe e di pensare col nostro “brain”.

L’assunzione di responsabilità importanti richiede di comprendere i problemi giunti a maturazione e ricercare per essi soluzioni in grado di aprire processi di cambiamento.

La pace è il valore da perseguire, la costruzione di una nuova forma di difesa per l’Europa può costituire l’avvio di un processo innovativo in grado di rafforzarsi, senza mai sottovalutare la necessità di comprendere i vincoli del reale.

L’Europa deve iniziare a costruire il Pilastro della difesa europea all’interno della NATO per poter operare e usufruire di strutture e procedure già esistenti.

Nei prossimi dieci anni (2030) Xi Jinping ha affermato che la Cina raggiungerà la “dominance” dell’intelligenza artificiale. Putin ha affermato che chi raggiunge la “dominance” nell’intelligenza artificiale vincerà la nuova rivoluzione industriale.

Il Gen. Jack Shanahan, alla National Security Commission on Artificial Intelligence (AI) USA ha affermato che le future battaglie saranno caratterizzate da “algoritmi contro algoritmi”, e il miglior algoritmo sarà il vincitore, le vecchie catene di comando e controllo non sono più sufficienti.

Nei prossimi anni la crescita economica dei paesi in via di sviluppo, coniugato col fattore demografico, farà scomparire molta delle differenze tra paesi industrializzati e paesi non industrializzati.

L’Europa ha una sola possibilità: mettersi in giuoco e diventare un player rilevante, per mantenere gli equilibri mondiali

Nel passato, tra le due guerre, il ritiro degli USA dall’Europa ha provocato grandi disastri.

Non vi è molto tempo e non sono note alternative per agire e portare a compimento il piano europeo della difesa, che è prima di tutto politico e poi industriale.

 

Gen. Pasquale Preziosa: “Chi difenderà l’Europa di domani?”