Iran-Usa ai ferri corti in Iraq

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Le autorità statunitensi e irachene hanno avvertito l’Iran e le milizie sostenute dall’Iran che qualsiasi attacco a diplomatici americani o a forze militari sarebbe letto come una attacco da parte dell’Iran contro gli interessi americani. L’avvertimento a ridosso dell’anniversario dell’uccisione del generale iraniano Soleimani in seguito ad un attacco americano mediante l’utilizzo di droni. A gennaio scorso il generale iraniano Qassem Soleimani e un comandante paramilitare iracheno sono stati uccisi mentre lasciavano l’aeroporto di Baghdad.

Nessuno deve sottovalutare la nostra capacità di difendere le nostre truppe o quella di agire con decisione in risposta a qualsiasi attacco“, ha detto mercoledì il comandante militare statunitense per il Medio Oriente, generale Frank McKenzie.

L’escalation contro i militari americani di stanza in Iraq dopo gli inviti di alcuni gruppi di miliziani sostenuti dall’Iran di attaccare i soldati Usa. Giovedì, un gruppo filo-iraniano su Telegram ha pubblicato una foto dell’ambasciata degli Stati Uniti con la didascalia: “Ricorda sempre che posso vedere cosa fai”.

L’attacco degli Stati Uniti che ha ucciso il generale Soleimani e la risposta immediata iraniana contro le forze statunitensi con uno “strike” di missili balistici, tiene sempre alta la tensione in Medio Oriente. Le tensioni si sono gradualmente allentate, ma Washington e Teheran rimangono in disaccordo sul programma nucleare iraniano e sul suo sostegno alle milizie straniere.

Il mese scorso, dopo che una raffica di razzi si è abbattuta sulla Green Zone di Baghdad, sede di missioni diplomatiche straniere, il primo ministro Mustafa al-Kadhimi ha inviato una delegazione a Teheran chiedendo al governo di intercedere con i miliziani al fine di far cessare tali attacchi.

La delegazione ha anche consegnato il messaggio di Washington: ” Riterrà comunque l’Iran responsabile di qualsiasi attacco”.

Mercoledì scorso, gli Stati Uniti hanno inviato due bombardieri B-52 in volo sopra il Medio Oriente. Una dimostrazione di forza diretta a “chiunque intenda danneggiare gli americani o gli interessi americani”, ha detto il Comando Centrale militare Usa – CENTCOM.

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha risposto su Twitter, dicendo: “L’Iran non cerca la guerra ma difenderà apertamente e direttamente la sua gente, la sicurezza e gli interessi vitali”.

Le milizie sostenute dall’Iran, non demordono, e hanno organizzato una serie di eventi per celebrare l’uccisione del generale Soleimani, sono stati affissi cartelloni lungo la strada dell’aeroporto, ribattezzandola “La via del Martire Al Mohandes”, dal nome del comandante della milizia ucciso insieme al generale Soleimani.

Oggi è prevista una manifestazione nel centro di Baghdad per chiedere alle truppe statunitensi di lasciare il Paese. Un anno fa, alcuni miliziani filo-iraniani hanno violato il perimetro esterno dell’ambasciata degli Stati Uniti dopo una veglia per protestare contro l’uccisione di più di due dozzine di combattenti in un attacco aereo statunitense. Quell’attacco seguì all’uccisione di un appaltatore statunitense in un attacco missilistico contro una base che ospitava le truppe della coalizione nel nord dell’Iraq.

Nel frattempo le forze di sicurezza irachene hanno rafforzato la loro presenza a Baghdad, in particolare all’interno e nei dintorni della Green Zone.

Gli Stati Uniti, secondo la strategia estera trumpiana, hanno comunque già ridotto la propria presenza in Iraq, abbandonando avamposti isolati più piccoli e riducendo il numero delle truppe a circa 3.000 unità.

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