Istat. Sembra inarrestabile il calo di lettori di libri nel nostro Paese

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Secondo quanto riportato recentemente in un rapporto pubblicato dall’Istat, continua a calare nel nostro Paese il numero di lettori di libri. Dopo una crescita costante durata 10 anni dall’anno 2000 in cui la percentuale di lettori era del 38,6%, al 2010 quando abbiamo raggiunto il risultato massimo con il 46,8%, il dato riferito alla percentuale di lettori nel nostro paese diminuisce inesorabilmente di anno in anno fino a raggiungere per il 2016 le stesse percentuali fatte registrare nel 2001. Un salto indietro di 15 anni dunque, che la dice lunga sullo stato di regressione della nostra Italia, nel campo della lettura, più in generale in quello della cultura e purtroppo in molti altri ambiti per i quali ogni nuovo rapporto stilato dall’istat di turno si dimostra impietoso verso il nostro paese e ci impedisce di continuare a tenere la testa sotto la sabbia, mostrandoci invece nudi di fronte ad uno specchio che mostra una decadenza che ha smesso da tempo di essere perfino preoccupante, una decadenza conclamata ed i cui risultati non rischiano di diventare gravissimi semplicemente perché gravissimi lo sono già. Probabilmente per una serie di ragioni, non sarebbe giusto prendere come termine di paragone una Norvegia in cui la percentuale di lettori supera il 90%, ma deve far riflettere il dato registrato dalla più vicina, non solo geograficamente Spagna, dove la percentuale di lettori ha superato il 60%, dato su cui riflettere molto attentamente.
Sono circa 23 milioni gli italiani che dichiarano di aver letto almeno un libro, per motivi non strettamente scolastici o professionali, durante l’ultimo anno. Considerando la popolazione di età superiore ai 6 anni, si è passati dal 42% fatto registrare nel 2015, al 40,5% nel 2016. La fascia di popolazione che legge maggiormente è molto giovane, vale a dire quella che va dagli 11 ai 14 anni.
Secondo gli editori intervistati per l’indagine, tra i fattori che contribuiscono alla scarsa propensione alla lettura in Italia c’è la mancanza di adeguate politiche scolastiche, ma è la famiglia probabilmente il luogo principale in cui si sviluppa l’amore per la lettura. I dati infatti dimostrano che l’attitudine alla lettura dei bambini e dei ragazzi è favorita dalla presenza di genitori che hanno l’abitudine di leggere libri. Nella fascia degli italiani che legge di più, vale a dire quella già menzionata dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni per esempio, legge il 72,3% di chi ha madre e padre lettori e solo il 33,1% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori.
Il rapporto evidenzia anche come sia ancora forte la differenza a livello territoriale e come la lettura risulti più diffusa nelle regioni del Nord-est e del Nord-ovest, dove la percentuale della popolazione che dichiara di aver letto almeno un libro, supera il 48%, mentre al sud la quota di lettori scende al 27,5%. Discorso a parte meritano le isole in cui è emerso un dato molto contrastante. La Sicilia si attesta su un modesto 25,8%, mentre la Sardegna fa registrare un 45,7% superiore alla media nazionale.
I comuni centro delle aree metropolitane sono risultati quelli con un più alto tasso di “lettori”. In questi grandi centri risulta infatti che si dichiara lettore poco meno della metà degli abitanti e più precisamente il 48,6%, mentre la quota scende al 35,6% nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Nel dettaglio, si vede come le regioni con più lettori siano il Friuli-Venezia Giulia (54,3%) e la Valle d’Aosta (51,9%) che precedono Lombardia (48,9%), Veneto (48,7%) e Piemonte (48,1%). Il dato scende in maniera costante e significativa procedendo verso il sud Italia fino a raggiungere le quattro regioni dove meno del 30% degli intervistati ha dichiarato di leggere almeno un libro l’anno: Puglia (27,2%), Campania (26,3%), Sicilia (25,8%) e Calabria (25,1%).
Riallacciandoci a quanto accennato in precedenza e riferito alle famiglie italiane, nel 2016 circa una su dieci dichiara di non avere alcun libro in casa, dato ormai costante da quasi venti anni. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 28,2% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 63,2% ha una libreria con al massimo 100 titoli. Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (21,4%) non ne ha letto nemmeno uno e una quota equivalente (19,8%) ha dichiarato di leggere non più di tre libri all’anno (definiti ‘lettori deboli’); nel 36,0% dei casi si tratta invece di ‘lettori forti’ (quelli che leggono più di 12 libri all’anno). Sembra più evidente il legame tra l’abitudine alla lettura e altre forme di partecipazione culturale. Suddividendo la popolazione tra lettori e non lettori emerge che ben il 68,9% dei primi si è recato al cinema rispetto al 41,7% dei non lettori; il 34,7% dei lettori ha visto almeno uno spettacolo teatrale nell’anno rispetto al 10,2% di coloro che non leggono, così come la frequentazione di musei o mostre che è praticata dal 54,1% del primo gruppo rispetto al 15,8% del secondo.
La lettura varia anche in funzione della valutazione delle risorse economiche di cui può disporre la famiglia. La condizione economica delle famiglie di ‘non lettori’ risulta relativamente peggiore rispetto a quelle dei lettori: nel 2016 il 45% dei ‘non lettori’ considera ‘scarse o insufficienti’ le risorse a disposizione della propria famiglia rispetto al 30,9% dei lettori mentre le considera ottime o adeguate il 54,1% di coloro che non leggono e il 68,5% di chi legge abitualmente. Se nel complesso, in Italia, la pratica della lettura è ancora molto modesta e in molte case i libri sono del tutto assenti, negli ultimi anni si sta lentamente diffondendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2016, circa 4,2 milioni di persone hanno letto e-book (7,3% della popolazione superiore a 6 anni di età). Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato libri on-line il numero sale a 6,3 milioni ossia l’11,1% della popolazione superiore ai 6 anni di età, in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015. Una conferma che tra la lettura di volumi cartacei e quella di e-book sembri esserci comunque una relazione diretta è data dalla percentuale di persone che negli ultimi 3 mesi hanno letto libri online o e-book, che aumenta in proporzione al numero di libri presenti in casa, fino a raggiungere il valore massimo (22,1%) proprio tra le persone che dispongono già di una biblioteca domestica di oltre 400 volumi.
Analogamente, prendendo ancora in esame le persone da sei anni in su, si evidenzia che hanno scaricato o letto libri online o e-book il 4% dei ‘non lettori’ di libri cartacei e il 21,6% dei lettori sempre di titoli stampati; tra questi ultimi, le percentuali di fruizione online aumentano al crescere del numero di libri letti nel corso degli ultimi 12 mesi, passando dal 15,0% di chi ha letto da 1 a 3 libri al 33,7% di coloro che hanno letto 12 o più libri. La relazione positiva tra la lettura di e-book o utilizzo di libri on-line e la lettura di libri cartacei conferma l’ipotesi che il formato digitale non si ponga, in generale, in esplicita alternativa con quello cartaceo, almeno nell’abitudine alla lettura. La lettura e il download di libri online ed e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani: in particolare riguardano il 21,7% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 24,8% di quelli tra i 18 ed i 19 anni e il 22,9% dei 24enni .
GB

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