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(di Andrea Pinto) Gli attacchi aerei israeliani di oggi su Gaza hanno provocato la morte di 33 palestinesi, tra cui otto bambini, hanno riferito  i funzionari sanitari di Gaza a Reuters, mentre i militanti di Hamas hanno lanciato una raffica di razzi questa mattina all’alba. Il bilancio delle vittime a Gaza registra in totale  181 morti, tra cui 47 bambini mentre in Israele sono state uccise 10 persone, compresi due bambini.

Il premier Benjamin Netanyahu ha detto sabato scorso che Israele era “ancora nel mezzo di questa operazione, non è ancora finita e questa operazione continuerà per tutto il tempo necessario”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres sabato ha ricordato a tutte le parti che “qualsiasi attacco indiscriminato contro le strutture civili e dei media viola il diritto internazionale e deve essere evitato a tutti i costi”.

L’inviato del presidente Joe Biden, Hady Amr, è arrivato in Israele venerdì per alcuni colloqui mentre Biden ha parlato al telefono con Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas nella tarda serata di sabato. 

Un fatto è sotto gli occhi di tutti, qualsiasi mediazione è complicata poichè gli Stati Uniti e la maggior parte delle potenze occidentali non dialogano con Hamas  che considerano un’organizzazione terroristica.

In Palestina la campagna missilistica di Hamas contro Israele ha anche dimostrato all’opinione pubblica mondiale che  il presidente Abbas, sostenuto dall’occidente, non è in grado di interferire con Hamas e non può  quindi fermare la campagna in corso.

In assenza di una svolta diplomatica, l’Egitto ha aperto domenica il valico di Rafah nel sud di Gaza, un giorno prima del previsto dopo la festa musulmana di Eid al-Fitr, per facilitare il passaggio alle persone che necessitano di cure mediche e altri casi umanitari.

Sul fonte sia Israele che Hamas hanno dichiarato di voler continuare le operazioni militari inasprite in queste ore dopo che sabato Israele aveva distrutto un edificio di 12 piani a Gaza che ospitava le redazioni della Associated Press e di  Al Jazeera.

L’esercito israeliano, al riguardo,  ha detto che l’edificio di al-Jala era un obiettivo militare legittimo, poichè ospitava uffici dei militari di Hamas. Israele sostiene di aver avvisato in anticipo i civili di uscire dall’edificio. 

L’Associated Press, in un comunicato,  ha condannato l’attacco e ha chiesto a Israele di fornire prove. “Non abbiamo avuto alcuna indicazione che Hamas fosse nell’edificio o fosse attivo nell’edificio”.

Hamas per rappresaglia ha lanciato 120 razzi durante la notte. Gli israeliani si sono precipitati nei rifugi sotterranei mentre le sirene avvertivano del lancio di razzi a Tel Aviv e nella città meridionale di Beersheba. Circa 10 persone sono rimaste ferite mentre correvano nei i rifugi.

In Israele, il perdurare del conflitto ha oltremodo esacerbato la  rabbia tra le comunità nelle città miste arabo-ebraiche. Le sinagoghe sono state attaccate e i negozi di proprietà araba vandalizzati. C’è stata anche un’impennata di scontri a partire da venerdì scorso nella Cisgiordania, almeno 15 palestinesi sono stati uccisi dalle truppe israeliane.

Il sistema di difesa israeliano Iron Dome

Quando Israele lancia attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria su Gaza, i palestinesi non hanno una protezione efficacie. Ma quando i palestinesi lanciano razzi contro lo stato ebraico, Israele può  contare su uno dei sistemi di difesa aerea più collaudati al mondo: l’Iron Dome. 

Almeno il 90% dei razzi è stato fermato dall’Iron Dome, secondo l’esercito israeliano, un sistema costruito dalle società di difesa israeliane e finanziato e sviluppato insieme con gli Stati Uniti. 

“Il numero di israeliani uccisi e feriti sarebbe molto più alto se non fosse stato per il sistema Iron Dome, che è stato un salvavita come sempre”, ha detto il portavoce dell’Idf , il tenente colonnello Jonathan Conricus. 

Iron Dome è stato progettato per abbattere missili rudimentali e a corto raggio ed è stato utilizzato per la prima volta 10 anni fa per intercettare i missili lanciati da Hamas da Gaza. 

Il suo sviluppo è stato accelerato dopo la guerra di un mese contro Hezbollah e con Hamas tre anni dopo. 

Justin Bronk, ricercatore presso il Royal United Services Institute for Defense and Security Studies, ha detto  che gran parte del suo successo è dovuto a un sofisticato sistema radar che consente all’Iron Dome di determinare rapidamente quali razzi in arrivo possono colpire aree edificate, ovvero stabilire quelli che cadranno in zone disabitate.

Iron Dome è schierato in 10 batterie in tutto il paese, ciascuna è in grado  di sparare fino a 800 missili su minacce in arrivo. Poiché è progettato per razzi a corto raggio e più lenti, i missili che utilizza sono relativamente piccoli ed economici rispetto a quelli utilizzati in altre difese aeree, come il sistema Patriot degli Stati Uniti. 

L’amministrazione Obama aumentò  i finanziamenti statunitensi per 1,5 miliardi per l’Iron Dome per mostrare sostegno a Israele ma anche con l’intento di prevenire l’escalation dei conflitti. 

Il Financial Times riporta un’analisi di Ulrike Franke, un rappresentante presso il Consiglio europeo per le relazioni estere. Ulrike ha detto che gli eventi di questa settimana hanno sottolineato “l’importanza politica” dell’Iron Dome.  “Ha permesso agli israeliani di continuare una vita in qualche modo normale mentre erano sotto attacco. Dà al governo un margine di manovra; se gli attacchi di Hamas uccidessero centinaia di civili israeliani, il governo israeliano sarebbe costretto ad  intervenire con decisione  con un’operazione di terra. Con la protezione di Iron Dome, il governo ha più libertà di manovra. Tuttavia, d’altra parte, dà anche al governo la libertà di non cercare di trovare una soluzione pacifica, poiché può sostenere senza danni significativi  gli attacchi. 

Ma comunque  la portata dei missili lanciati questa settimana da Hamas ha  terrorizzato la popolazione nei quartieri dove sono riusciti a cadere eludendo le  difese aeree. 

L’esercito israeliano e l’intelligence sono rimasti sorpresi dalla massiccia campagna missilistica di Hamas. In tutto questo c’è un rischio, quello di impegnare per troppo tempo le difese aeree israeliane a fronte della minaccia persistente  di  Hezbollah che possiede una scorta di missili  più numerosa e molto più sofisticata rispetto agli attivisti palestinesi. Hezbollah ha un arsenale di oltre 100.000 missili ed è molto meglio equipaggiata per sparare raffiche sostenute in gran numero. Molti dei suoi razzi sono ora equipaggiati con dispositivi di guida iraniani, sicuramente più precisi di prima. 

Molto probabilmente è questo il tallone di Achille del sistema Iron Dome. Una campagna offensiva di Hamas e Hezbollah fatta insieme non è detto che possa essere efficacemente sostenuta dalle difese aeree israeliane.

L’Iron Dome israeliano ha un punto debole: il lancio simultaneo dei missili di Hezbollah