L’Italia e la lotta ai tumori: il servizio sanitario promosso ma con forti differenze a livello regionale

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(di Nicola Simonetti) Circa due terzi di cittadini e pazienti oncologici soddisfatti dell’assistenza offerta dal SSN, ma con un pesante divario regionale, tra il top della Lombardia (81%) e la Calabria, dove un cittadino su tre esprime un giudizio negativo. In Puglia solo tre su 10 malati di cancro dichiarano di aver ricevuto diagnosi e trattamento nella stessa struttura. Lo rivela una ricerca realizzata da Ipsos in collaborazione con le Associazioni pazienti e presentata in occasione del Forum annuale del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promosso da Salute Donna onlus e da 24 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici.

In Italia, per il 2019, sono stimati 371 mila nuovi casi di cancro. Attualmente 3.460.000 persone convivono con un tumore, tuttora seconda causa di morte nel nostro Paese, ma quasi la metà dei cittadini si sente ancora poco informata: al Nord come al Sud solo un italiano su due (55%) ritiene di avere sufficienti informazioni. Gli italiani però, e in particolare i pazienti oncologici, sono per lo più (64%) soddisfatti dell’assistenza offerta dal Servizio Sanitario, seppure con forti differenze regionali: la percentuale dei giudizi positivi va dall’81% dei lombardi al 26% dei cittadini della Calabria, dove si registra anche il picco (36%) dei giudizi negativi. Ma ancora oggi un tumore su tre è scoperto per caso e solo il 6% viene evidenziato da un controllo di screening offerto dal SSN, e anche qui con rilevanti differenze regionali, dal 9% della Lombardia al 2% della Calabria.

«Bisogna implementare le reti delle cure palliative, anche pediatriche, per dare dignità ai malati fino alla fine. Le reti oncologiche sono presenti solo in nove regioni mentre sono state attivate le nuove linee guida organizzative per favorire lo sviluppo omogeneo delle reti su tutto il territorio nazionale e spero che presto venga attivato un coordinamento centrale delle reti da parte del Ministero della Salute per velocizzarne la realizzazione. Vorrei comunque sottolineare che in Europa siamo il Paese con la più alta sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore (Viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri).

Nel segno di una nuova fase nei rapporti tra Associazioni pazienti e mondo politico, nel corso del Forum sono stati proclamati i vincitori della prima edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le Istituzioni.

«Il progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” è stato avviato 5 anni fa con l’obiettivo di eliminare le disparità e le differenza nell’assistenza oncologica a livello regionale, sollecitando la politica a intervenire. I risultati della ricerca – ha detto Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus – dicono che dobbiamo lavorare ancora molto, tutti insieme, per migliorare l’informazione, i tempi di attesa, la tutela dei diritti dei pazienti oncologici. Di questo percorso, l’Accordo di Legislatura siglato da tutto il Parlamento è un tassello fondamentale e attraverso il Cancer Policy Award abbiamo voluto segnalare gli esponenti politici che si stanno impegnando per realizzarlo».

I livelli di soddisfazione per gli elementi strutturali del percorso di cura mettono in luce le differenze regionali tra Nord-Centro e Sud (a parziale eccezione della Sicilia): sono circa il 64% i pazienti lombardi soddisfatti della qualità del reparto di ricovero, mentre quelli di Sardegna e Calabria esprimono un giudizio positivo, rispettivamente, solo nel 40% e nel 41% dei casi.

La concentrazione dei Centri di eccellenza nell’area lombarda viene riconosciuta dall’83% dei pazienti intervistati in regione, mentre la Calabria pecca sia per disponibilità di questa offerta specifica (nota solo al 35% dei pazienti oncologici), ma anche per ciò che concerne la chirurgia in ambito oncologico (34%).

La qualità dell’elemento umano mette invece d’accordo i pazienti oncologici di tutte le Regioni monitorate: sia per quanto concerne la capacità di mettere il paziente a proprio agio (cortesia ed empatia), sia per quanto riguarda il riconoscimento della professionalità, medici e infermieri calabresi (7 su 10 i soddisfatti) nulla hanno da invidiare a lombardi (76%) o sardi (72%).

Meno omogenei i livelli di soddisfazione per la presenza di team multidisciplinari che prendano in carico il paziente: si va dal minimo del 35% di soddisfazione espressa dai pazienti sardi, passando per il 59% dei siciliani al massimo del Lazio, con il 73% dei pazienti soddisfatti per questo servizio.

Ancora da migliorare, infine, l’informazione su test genetici, farmaci innovativi e presenza di Breast Unit, che riscontrano bassi livelli di notorietà sia tra i cittadini che presso i pazienti: solo il 43% dei cittadini e il 51% dei pazienti sono al corrente dei test cui si può avere accesso per mappare la predisposizione genetica alla malattia,il 47% dei cittadini e il 61% dei pazienti sanno dei farmaci innovativi dedicati alla cura del tumore e ancora più limitata la conoscenza dei Centri di Senologia multidisciplinari, le cosiddette Breast Unit, note solo a poco più di un cittadino su 3 e in egual misura ai pazienti.

« I premi del Cancer Policy Award vuole essere un invito ai diversi gruppi politici a lavorare insieme per adottare misure utili alla migliore presa in carico dei pazienti. Confidiamo che – dichiara Annamaria Mancuso – la partnership con le Istituzioni ci aiuti a superare le disparità e le disomogeneità assistenziali-terapeutiche e sociali che coinvolgono i pazienti con tumore».

Tutti i vincitori del CancerPolicy Award verranno invitati a condividere le proprie esperienze ed a sostenere reciprocamente le iniziative a livello parlamentare o di Consiglio regionale. L’obiettivo è creare un circuito virtuoso che metta insieme tutti gli stakeholder in modo trasparente per definire modelli organizzativi che mettano al primo posto la presa in carico del paziente e l’abbattimento delle differenze regionali.

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