Mes avanti con piccole modifiche, nodo prescrizioni e le due correnti del Movimento delle Stelle

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Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri è andato a Bruxelles per cercare qualche piccola concessione che alleviasse il clima politico rovente creatosi in Italia in seguito alla prossima firma della riforma del Mes – Meccanismo Europeo Salva Stati: “È stata accettata la possibilità di una sub-aggregazione dei titoli in un meccanismo che rende le clausole di azione collettiva, nel processo di ristrutturazione del debito di un Paese, più simili al meccanismo attuale».

Sarà più difficile imporre la ristrutturazione del debito di quel Paese che chiede un prestito al fondo del Mes. Gualtieri ha anche  indicato che nella roadmap per il negoziato sull’unione bancaria non ci saranno riferimenti alla ponderazione del rischio dei titoli sovrani nazionali detenuti dalle banche. Infine, per il paracadute finanziario di ultima istanza per la risoluzione delle banche (liquidazione ordinata) «sono state eliminate tutte le condizionalità»

I 19 leader dell’area euro la prossima settimana  dovranno solo prendere atto della presentazione dell’accordo all’Eurogruppo, il marzo prossimo ci sarà il perfezionamento  tecnico, giuridico e politico.

Il confronto sull’unione bancaria è stato lungo  e difficile, ha riferito Gualtieri: ” bloccato” l’accordo sulla lettera che il presidente dell’Eurogruppo invierà ai capi di Stato e di governo in cui si parlava di “accordo di principio” su tutto. L’unica nota stonata la dichiarazione del   presidente Mario Centeno  che ha detto subito no alla riapertura del vaso di Pandora, cioè del testo concordato a giugno sulla riforma del trattato del Mes.

Tuttavia, scrive il Messaggero  l’Eurogruppo ha discusso a lungo l’ipotesi di proseguire le discussioni sulle condizioni per rendere operative le clausole di azione collettiva per facilitare l’eventuale ristrutturazione del debito e, appunto, non rimettere mano all’accordo sul testo del trattato. A questo punto dovrebbero esserci le condizioni per firmare il nuovo trattato a febbraio se l’Italia confermerà l’apprezzamento di Gualtieri. Che la firma sarebbe slittata è noto da tempo perché non sarebbero pronte le traduzioni valide a livello legale.

Sempre  Mario Centeno ha voluto togliere ogni dubbio: “La firma ci sarà presto, all’inizio dell’anno prossimo”.

Problemi, tuttavia, si sono registrati sul riconoscimento del principio della semplificazione del sistema di voto dei detentori di titoli pubblici nel caso di una ristrutturazione del debito di uno Stato che chiede un prestito del Mes e avesse un debito giudicato insostenibile. Una semplificazione che consiste nel passaggio dal doppio voto a voto unico di un’unica assemblea, in rappresentanza di tutti i creditori sovrani e possessori dei titoli di stato di tutte le serie. Attualmente c’è un sistema doppio che facilita il blocco della ristrutturazione e favorisce i creditori di minoranza. L’Italia vuole mantenere “le elasticità del modello dual limb (doppia maggioranza) e in alcuni casi addirittura le aumenti)” in modo che il voto degli obbligazionisti possa esprimersi per gruppi aggregati differenziando le loro posizioni. In sostanza, si tratta di frenare la facilitazione della ristrutturazione.

Così Luigi Di Maio sul Mes: “Fissare la firma per il Mes è inutile, se prima non si conoscono le modifiche“. Due le correnti all’interno del MoVimento, una marcatamente europeista affianco del Pd ed un’altra, quella di Di Maio più vicino alle idee del centrodestra Salviniano.

Nervi tesi nella maggioranza

Ai buoni propositi del ministro Roberto Gualtieri c’è il MoVimento delle Stelle sempre più vittima, come detto, delle correnti interne. Ad inasprire ulteriormente il dibattito è Alessandro Di Battista che insieme con Di Maio da giorni tengono sul filo del rasoio il Governo: vogliono rassicurazioni al 200 per cento per quanto riguarda il Mes, non dovranno essere toccate in alcun modo le tasche degli italiani.

Nodo Prescrizione

Italia Viva, invece, minaccia di votare insieme a Forza Italia, pur di fermare il blocco della prescrizione che scatta il primo gennaio. I processi “Se il Pd vuoi votare una legge con Lega e Forza Italia per far tornare la prescrizione com’era ideata da Berlusconi, sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà” ha detto ieri mattina Di Maio  al Gr1 Rai. Subito gli ha fatto eco Di Battista: “Ha ragione Luigi. Punto. Chi dovesse bloccare la nostra riforma se ne assumerà la responsabilità. Non lo faranno perché se si andasse al voto anticipato molti renziani resterebbero a casa (dentro e fuori il Pd), senza immunità parlamentare, a rischio intercettazioni e, mai come oggi, questo non gli conviene”.

A gettare acqua sul fuoco ci pensa il premier, Giuseppe Conte: “C’è un tavolo tecnico dove stiamo trovando una soluzione per elaborare un sistema di garanzie che assicurino la durata ragionevole del processo. Il ministro Bonafede, afferma: “La mia proposta l’ho già presentata a inizio ottobre. Mi aspetto lealtà dal Pd, se si tratta di lavorare per garantire tempi brevi del processo ha dato disponibilità mille volte”.

Poi anche Di Maio in tarda serata si accoda alle dichiarazioni di Conte e del fedelissimo Bonafede: “Col Pd stiamo lavorando bene, sono sicuro che sulla prescrizione farà la scelta giusta”.

 

 

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