Video incredibile, missile houthi contro Riad, tensione alle stelle con Teheran

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Arabia Saudita e Iran ai ferri corti dopo il lancio di un missile dallo Yemen, caduto a sud di Riad, la cui paternità è stata rivendicata dai ribelli sciiti Houthi. Il missile lanciato, ha riferito un portavoce dei ribelli, è un Burkan-2. Il missile è stato diretto verso lo Yamama Palace, residenza reale dove stava per essere presentato alla stampa il bilancio del regno con la presenza di diversi ministri.

Nella capitale è stata sentita una fortissima deflagrazione e numerosi video circolati in rete hanno mostrato la colonna di fumo lasciata dal missile abbattuto vicinissimo al Kingdom Center, il grattacielo simbolo della città.

Il leader degli insorti yemeniti Houti ha accusato  l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di voler “trasformare lo Yemen in una discarica criminale”. In un discorso televisivo trasmesso poche ore dopo la diffusione della notizia del lancio di un missile balistico, il leader dei ribelli yemeniti, Abdel Malek Houti, ha ricordato che oggi sono “mille giorni dall’avvio dell’aggressione saudita contro lo Yemen”, in riferimento all’inizio nel marzo 2015 delle operazioni militari della Coalizione anti-Houti a guida saudita e a cui partecipano anche gli Emirati Arabi Uniti. Nel discorso citato dalla tv panaraba al Mayadin vicina all’Iran, il leader degli Houti non ha fatto riferimento esplicito al lancio odierno del missile su Riad, ma ha affermato che “con la guerra in Yemen l’Arabia Saudita ha mostrato il suo vero volto, a sostegno dell’America e di Israele.

E’ il terzo missile lanciato contro Riad dagli Houthi negli ultimi mesi. A maggio un altro era stato intercettato a 200 chilometri da Riad durante la visita di Donald Trump. E il 4 novembre un missile simile che per poco non aveva colpito l’aeroporto della capitale. Poche ore dopo, forse per riaffermare la sua presa sul potere, l’erede al trono il potente Mohammed bin Salman, aveva ordinato l’arresto di decine di principi della sua stessa famiglia, giustificandoli come un’operazione contro la corruzione. Come rappresaglia al missile, la coalizione araba guidata da Riad aveva bombardato la sede del ministero della Difesa degli Houthi a Sanaa e decretato il blocco di tutti i porti e aeroporti yemeniti. Riad ha subito accusato Teheran per questo nuovo attacco sostenendo che il missile era “iraniano-Houthi”. L’episodio conferma la crescente tensione nel Golfo dove la monarchia wahabita e la repubblica islamica dell’Iran si contendono l’egemonia regionale. In Yemen i due Paesi combattono una guerra per procura che va avanti ormai da tre anni: da una parte gli Houthi sciiti sostenuti da Teheran e dall’altra la coalizione militare saudita sostenuta dagli Stati Uniti. Riad e Washington accusano Teheran di fornire le armi ai ribelli sciiti. E la scorsa settimana l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, l’agguerrita Nikki Haley, ha mostrato i resti di un missile a corto raggio di fabbricazione iraniana che sarebbero i rottami di quello lanciato dagli Houthi a novembre verso l’aeroporto internazionale saudita. L’Iran ha sempre smentito di fornire armi ai ribelli yemeniti e, nel caso particolare, ha parlato di “prove prefabbricate”. La guerra civile in Yemen va avanti dal 2015, da quando i ribelli sciiti hanno scalzato il governo di Sanaa sostenuto dalla coalizione araba a guida saudita. L’Onu nelle ultime ore ha accusato Riad e i suoi alleati di aver ucciso almeno 115 civili con i raid aerei lanciati negli ultimi 11 giorni dopo l’uccisione dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh da parte degli houthi.