Preziosa: L’Italia deve avere un ruolo centrale nella difesa dell’Europa

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Intervista rilasciata all’Agenzia di Stampa NOVA dal generale Pasquale PREZIOSA.

La creazione della difesa comune è uno dei punti di forza per il rilancio dell’Unione europea dopo la Brexit: l’Italia non può rimanere indietro in questo processo. E’ quanto sostiene il generale Pasquale Preziosa, ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica (dal 2013 al 2016), in un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova”. Secondo il generale Preziosa, l’attuazione della difesa comune europea, in particolare dopo la Brexit, è un obiettivo sostenuto con forza dall’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini e dalla Commissione europea. In questo senso, la creazione del fondo europeo per la difesa e la volontà di puntare sul sistema delle cooperazioni rafforzate (Pesco) vanno “ad alimentare la ricerca e sviluppo” tramite “strumenti non limitati ai soli fondi della Commissione ma a quelli che i singoli paesi vorranno mettere insieme”. “Tutto dovrebbe convergere verso un’unica lista Ue, in modo da creare economia di scala”, sottolinea l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica. “Ma una difesa comune è possibile solo se alla base di questa c’è un’industria per la difesa, che in questo caso deve essere europea”, afferma Preziosa, aggiungendo: “Mettere insieme tante industrie nazionali è possibile ma, lo vediamo anche oggi, è difficile perché il nazionalismo oggi supera lo spirito che ci deve guidare che è quello dell’europeismo”.

Come evidenzia Preziosa, Francia e Germania hanno già stabilito quelle che saranno le prossime capacità di cui avranno necessità nei prossimi anni campo dell’aviazione, con il lancio di un nuovo velivolo franco-tedesco, ma anche nel campo marittimo con l’esigenza dei “pattugliatori europei” e in campo terrestre. “Sicuramente in questo passo non è presente l’Italia, così come altri soggetti – afferma -. L’Italia possiede elevata tecnologia in campo marittimo, aerospaziale e terrestre come attestato dai livelli di esportazioni e delle commesse”. “Essere esclusi da questo cerchio particolare mette in difficoltà il concetto di Europa”, sostiene Preziosa sottolineando che i bilanci della difesa della Francia e della Germania si attestato a circa 30-35 miliardi di euro in entrambi i casi, mentre in Italia è di circa 12 miliardi di euro. Berlino ha inoltre un piano decennale per gli investimenti nella difesa e Parigi ha una prospettiva quinquennale; entrambi i paesi hanno affermato inoltre che rispetteranno l’impegno preso con la Nato per l’impiego del 2 per cento del Pil per le spese militari. “Noi come Italia è necessario che ci prepariamo; dobbiamo affrontare la situazione reale con un piano decennale di impiego delle risorse”, dichiara il generale, secondo cui l’industria europea del futuro nascerà sui nuovi progetti e dovrà essere “federata”.

Preziosa passa poi a parlare dei rapporti tra Ue e Nato nel settore della difesa. “La comunione Transatlantica credo che sia stata la forza fino ad oggi per evitare problemi in Europa – sostiene -. E la Nato rimane il pilastro militare per eccellenza per fronteggiare i grandi problemi che non possono essere affrontati da sola dall’Europa”. “Laddove non ci sono da risolvere i grandi problemi e quindi dove non c’è interesse Transatlantico può esserci la parte europea”, precisa l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica citando l’Africa come area geografica per le missioni europee. “Abbiamo già – spiega – le missioni che l’Ue può fare, con i compiti di Petersberg che possono essere ampliati e rafforzati; mentre quello che non facciamo è proprio la difesa comune europea sostanziale ad esempio per quanto riguarda i Battlegroup, voluti e resi operativi, ma mai impiegati”; nonostante la Francia negli anni scorsi avesse richiesto il loro impiego in Mali. “Le potenze europee, in uno scenario globale, sono da sole insufficienti a contrastare grandi fenomeni – ribadisce il generale -; ogni paese europeo può avere oggi circa 150-200 mila soldati, che è il totale delle tre forze armate messe insieme, ovvero pochissime unità che non fanno economie di scale e con numeri piccoli possiamo dedicarci a fare piccole cose”. Preziosa traccia poi un parallelo tra la difesa europea e quello che è l’approccio della Cina come potenza globale. Come ricorda, è recentemente emerso che la Cina sta costruendo un quartiere generale a Gibuti in quanto Pechino si rende conto che, essendo presente in 48 paesi africani, ha bisogno di un tale sviluppo sul terreno; altra informazione è relativa a progetti cinesi in Tunisia, dunque molto vicini all’Europa e all’Italia.

Il generale italiano risponde poi ad una domanda sulla creazione di un quartiere generale europeo, tema che l’Ue “si trascina da molto tempo”. La Francia era sempre stata d’accordo – afferma – e lo ha sempre propugnato; mentre il Regno Unito lo ha sempre osteggiato (dicendo è sufficiente la Nato): “Per le operazioni grosse sicuramente c’è la Nato; per le operazioni non grandi è necessario che l’Europa si doti di un centro di comando e controllo”. E quello del Comando congiunto per le missioni militari non esecutive (Mpcc) “non mi sembra grande passo in avanti” e appare una “debole risposta ad un grande problema”. La difesa europea è “all’interno della difesa Nato e non può esserne disgiunta” e bisogna individuare i meccanismi affinché ci sia una divisione dei compiti tra Nato e Ue: “Dobbiamo essere convinti che abiteremo nel futuro” per un “passaggio epocale” verso una reale federazione in Europa, afferma il generale. Secondo Preziosa, anche il fatto di avere la propria moneta, in questo caso l’euro, come valuta di riferimento è fondamentale perché gli Stati che godono di questa situazione possono “stampare moneta con meno difficoltà” e avere in tale senso “meno preoccupazioni sul deficit” potendo dedicare gli investimenti in ricerca e sviluppo. In questo modo, evidenzia, la ricerca e sviluppo occupano negli Stati Uniti una quota del 50 per cento degli investimenti annuali in campo militare, ovvero circa 100 miliardi di dollari. “Questi sono i numeri per vedere un futuro nella difesa comune: e bisogna impiegare risorse per ricerca e sviluppo”, conclude.

Il generale Preziosa commenta infine il lancio di “Prp Channel”, la prima testata giornalistica multilingue in Italia. “(Prp Channel) nasce dall’idea di voler comunicare il Sistema Italia in più lingue al di fuori della nostra Italia, la maggiore parte della gente straniera conosce l’Italia per sentito dire senza aver letto mai una notizia italiana nella propria lingua. Il sito sarà multilingue e ogni notizia potrà essere tradotta immediatamente nella lingua richiesta dal visitatore; quindi questo visitatore potrà conoscere immediatamente cosa sta avvenendo in Italia avendo un’informazione più precisa”, afferma. Un secondo elemento – prosegue Preziosa – è “la forte immigrazione che stiamo subendo e con la bassa conoscenza della lingua italiana; questo strumento può divenire mezzo per comunicare ai nuovi stranieri quello che sta avvenendo. Anche ministero dell’Interno qualora volesse veicolare informazioni particolari verso questi nuovi stranieri è necessario avere una piattaforma adeguata”. Terzo elemento, conclude il generale, è il carattere “non profit e tutto quello che entrerà in termini economici dal sito sarà devoluto beneficienza dove sarà deciso dal comitato”. Il trend di crescita del sito, che ha sei mesi di vita, è notevole e ciò che attrae di più è la frequentazione da utenti di paesi stranieri (per l’80 per cento da Stati Uniti e Nord Africa).

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