Questa volta è Forza Italia contraria al Mes

Views

(di Massimiliano D’Elia) Appena il tempo di compiacersi al governo per aver dato il placet italiano all’Eurogruppo per avviare i lavori della riforma del Mes, nella versione salva banche, che Berlusconi ha sparigliato di nuovo le carte in vista della votazione in Aula il prossimo 9 dicembre: “Non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica del Meccanismo di Stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”. Forza Italia continua però ad essere favorevole all’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal Mes per l’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

Si rischia, quindi, la bocciatura in sede parlamentare del placet che il ministro dell’economia Gualtieri ha già dato a Bruxelles su una riforma che già a Gennaio 2021 sarebbe stata poi presentata per le ratifiche ai 19 paesi comunitari aderenti alla moneta unica.

Il monito alla morbidezza dimostrata nei giorni scorsi da Forza Italia verso il Mes direttamente dal leader della Lega, Matteo Salvini che aveva lanciato un out out: “Se una forza alleata approverà questo oltraggio e danno per l’Italia, finirà di essere compagno di strada della Lega”.

In molti all’interno dei partiti del centrodestra sostengono che la Lega stia facendo pesare il voto dato per l’emendamento salva-Mediaset e per l’ulteriore scostamento di Bilancio di 8 miliardi di euro.

Secondo un’indiscrezione di Repubblica tra le mura di Forza Italia deputati e senatori sono rimasti disorientati dalle ultime prese di posizione del loro presidente, le chat dei gruppi parlamentari ieri erano letteralmente in subbuglio. Non è piaciuta la sottomissione al volere leghista.

Questa volta la riforma del Mes, caldeggiata specialmente dalla Germania, rischia davvero di subire ritardi per via dell’altalenanza italiana. Ad avvalorare la tesi della fragilità dell’Ok italiano già dato da Gualtieri la confusione che la questione Mes genera anche all’interno delle fila del Movimento delle Stelle. Tra favorevoli e contrari ormai è bagarre totale. I Cinque Stelle sono quasi tutti contrari e lo si legge dalle parole di Luigi Di Maio: “E’ peggiorativa e finché ci sarà il M5S al governo non si userà, anche perché non ci sono i numeri in Parlamento. II dibattito non ha neanche ragione di esistere”.

L’ala che fa capo a Vito Crimi però continua il suo sostegno all’approvazione della riforma del meccanismo europeo di stabilità. I numeri sono, quindi, sempre più risicati al Senato della Repubblica dove le sorprese saranno palesate dalla votazione che renderà evidenti i voti dei parlamentari di Forza Italia e M5S contrari alla linea dei rispettivi partiti. Un gruppo di parlamentari quest’ultimo, composto in maniera trasversale, che così facendo si affiancherebbe a coloro i quali vogliono che questo governo arrivi fino a termine legislatura senza se e senza ma.

La riforma del Mes nella versione salva banche

Entrerà in vigore prima del previsto, cioè nel 2022 invece del 2024.

La riforma vuole  rafforzare e semplificare l’uso degli strumenti a disposizione del Mes prima del salvataggio di un Paese, cioè le linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. La riforma elimina il contestatissimo Memorandum – quello passato alla storia per aver imposto condizioni rigidissime alla Grecia – sostituendolo con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità.

La riforma affida al Mes anche un altro compito, a tutela dei contribuenti: fornirà un paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche Srf , qualora, in casi estremi, dovessero finire le risorse a disposizione per completare i ‘fallimenti ordinati’ delle banche in difficoltà.  E’ uno dei tasselli mancanti dell’Unione bancaria che l’Italia aveva fortemente voluto.

Il via all’ anticipo del backstop dimostra che per i ministri c’è stata già una significativa riduzione dei rischi bancari, un buon punto di partenza anche per la discussione sull’ultimo pilastro dell’Unione bancaria, cioè lo schema di assicurazione comune sui depositi. La riforma del Mes dovrà ora essere firmata formalmente da tutti gli Stati aderenti al trattato, cioè quelli della zona euro, e potranno poi partire i procedimenti nazionali di ratifica.

Questa volta è Forza Italia contraria al Mes