Spy story. 007 turchi arrestano 15 presunte spie al soldo del Mossad

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L’organizzazione d’intelligence turca MIT, dopo quasi un anno di indagini, pedinamenti, rilievi ambientali e il coinvolgimento di 200 agenti è riuscita a far arrestare il 7 ottobre scorso 15 persone con l’accusa di spionaggio a favore dei servizi israeliani del Mossad. L’obiettivo del sodalizio segreto era quello di spiare studenti palestinesi residenti in Turchia.


Venerdì scorso, il quotidiano turco Sabah ha pubblicato una lunga intervista fatta ad una delle 15 presunte spie. Il giornale, che è politicamente allineato con il governo del presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha fatto riferimento alla presunta spia usando le sue iniziali “M.A.S.“, affermando che è un cittadino turco reclutato dal Mossad. La spia ha detto, durante l’intervista, di essere stata contattata per la prima volta nel dicembre 2018 da “un agente chiamato A.Z.” tramite l’applicazione del telefono WhatsApp. Dopo aver fornito a questa persona informazioni sulle università turche, gli sono stati inviati fondi tramite bonifici Western Union. Altre volte è stato pagato da un uomo in un mercato di Istanbul, dopo avergli mostrato la sua carta d’identità, insieme ad una ricevuta che gli era stata inviata da A.Z.


Alla fine, M.A.S. è stato incaricato di recarsi in Svizzera, dopo aver ottenuto un visto da una società chiamata European Student Guidance Center. Il quotidiano Sabah sostiene che il viaggio di M.A.S. in Svizzera sia stato pagato dal Mossad. Mentre era lì, M.A.S. ha incontrato i suoi presunti coordinatori, che gli hanno insegnato come utilizzare la crittografia avanzata per l’invio di documenti e altre informazioni tramite applicazioni di posta elettronica sicure.

Secondo il Sabah anche altri turchi appartenenti al gruppo di spie hanno incontrato i loro capi all’estero, principalmente in Svizzera e Croazia. La maggior parte di loro è stata pagata con criptovaluta, trasferimenti di denaro con bonifici internazionali e talvolta con gioielli preziosi o valuta estera.


Il popolare giornale turco Sabah non ha spiegato però come i suoi giornalisti siano stati in grado di intervistare M.A.S. dopo il suo arresto da parte delle autorità turche mentre Istambul non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali su questi arresti.

Venerdì scorso personaggi pubblici israeliani, uno fra tutti Ram Ben-Barak, ex vicedirettore del Mossad e attuale presidente della commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset, hanno affermato che “nessuno dei nomi pubblicati in Turchia appartenevano a spie israeliane“. Ben-Barak ha anche messo in dubbio la professionalità e le capacità del controspionaggio turco.

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