Sfiducia e taglio dei parlamentari, ma è possibile?

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Salvini “ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna!”. Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio su Fb. “Il 20 agosto noi Ministri del Movimento 5 Stelle saremo al fianco di Giuseppe Conte in aula per sostenerlo contro la sfiducia della lega. Li aspettiamo al varco!” aggiunge Di Maio.  Salvini “adesso ha chiesto anche di sfiduciare il governo stesso di cui fa ancora parte, visto che non si e’ dimesso. Anche su questo, giorni fa aveva tuonato ‘siamo pronti a dimetterci tutti, vedrete…’. Sono passati 5 giorni ma stanno ancora tutti lì attaccati alla poltrona… Deve far comodo, evidentemente, avere l’auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge!” scrive sempre il capo dei pentastellati.

Salvini ieri intervistato da SkyTg24 ha parlato di “amici” grillini e di volere solo “si”. Probabilmente con un rimpasto importante potrebbe anche essere ritirata la sfiducia a Giuseppe Conte per poi votare il 22 il provvedimento legislativo per il taglio dei parlamentari. E’ solo una supposizione, considerati i toni del leader del Carroccio. Il timore di vedere in sella Renzi, Boschi e Lotti sta rendendo le notti insonni a Salvini anche perchè  proprio l’altro ieri un nuovo sondaggio Piepoli  vede la lega addirittura tra il 37 e il 40 per cento, con i 5 Stelle rimasti attaccati al palo del 16-17 per cento.

Ma pur volendo andare avanti con la mozione è possibile poi votare il taglio dei parlamentari?

Qui lo scontro tra giuristi e costituzionalisti. Molti stanno interpretando l’articolo n. 4 del ddl e sostengono che si può votare la “sfiducia”, si può votare la Legge e poi si può anche andare al voto. Gli effetti della Legge (taglio 345 parlamentari) tuttavia si avrebbero con la legislatura successiva a quella che si formerebbe dopo le elezioni.

Molto interessante, al riguardo, è l’intervista che ha fatto l’Agi al professor Alfonso Celotto docente di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato all’Università Roma Tre.

Mi sembra che non sia possibile mescolare il taglio dei parlamentari con la crisi di governo e il voto, perché sono percorsi autonomi e paralleli”. I tempi per la riforma costituzionale sono lunghi: “Servono almeno tre mesi per attendere la richiesta del referendum e a quel punto se viene richiesto ne servono almeno altri sei-otto per essere votato. Quindi è assolutamente inconciliabile pensare di restare fermi su una riforma costituzionale per un anno e intanto congelare la crisi. Sono percorsi assolutamente paralleli e autonomi“.

L’altra questione è che il 20 agosto Conte andrà in Aula al Senato, mentre per il 22 è calendarizzato alla Camera il voto sulla riforma costituzionale. È una cosa tecnicamente possibile votare una riforma dopo l’avvio formale della crisi? “L’interferenza tra i due procedimenti può essere mantenuta fino a un certo punto” osserva Celotto.

Una volta che le Camere vengono sciolte decadono tutti i disegni di legge non approvati, quindi se la riforma costituzionale non è approvata in via definitiva da entrambi i rami del parlamento decade. Per cui è piuttosto assurdo votare l’approvazione della riforma costituzionale se c’è la sfiducia. Tuttavia – fa notare il docente – c’è da tener conto che anche l’approvazione di una eventuale mozione di sfiducia al governo Conte non comporta direttamente il voto, ma la formazione di un nuovo governo. L’Italia è una repubblica parlamentare e quindi sfiduciare un governo non comporta assolutamente in maniera automatica andare ad elezioni“.

Il popolo elegge le camere  e nella votazione popolare non c’è alcuna indicazione su quale debba essere il governo. Sono le repubbliche presidenziali che scelgono al voto che sarà il presidente del governo, esempio per tutti gli Stati Uniti d’America. Per cui se un governo parlamentare come quello italiano cade si può sempre trovare un governo differente e poi le elezioni sono l’ultima istanza. Ricordate quello che avvenne nel 1994, quando cadde il primo governo Berlusconi, quello con la Lega, e il presidente Berlusconi chiese il voto? Il presidente Scalfaro invece trovò un’altra maggioranza in parlamento e nacque il governo Dini. Questo è tipico delle repubbliche parlamentari, in cui è sempre legittimo un governo votato dal parlamento perché il voto popolare è solo indiretto rispetto alla formazione del governo“.

Taglio dei Parlamentari, inutile e demagogico

Entrando nel merito della riforma sul taglio dei parlamentari, cosa si può dire? È una legge prevalentemente demagogica, come denuncia il Pd, o un necessario sfoltimento dei privilegi, come sostiene il M5s che ne è l’autore? “Il taglio dei parlamentari è una riforma abbastanza monca” sottolinea Celotto. “L’assemblea costituente scelse un numero alto di parlamentari in maniera da fornire un’ampia rappresentanza in parlamento del pluralismo italiano. Sicuramente negli anni questo numero si è rivelato eccessivamente alto, forse non servono mille parlamentari e ne bastano la metà, ma a questo punto bisogna interrogarsi veramente sulla forma di governo, e quindi capire se è ancora il tempo di un bicameralismo perfetto o addirittura se andare verso una repubblica presidenziale. Tutto ciò – rileva l’esperto – va fatto con una riforma più organica”.

“Peraltro le riforme più organiche della seconda parte della Costituzione sono un tema di discussione fin dal 1982-85, quindi da quasi 40 anni. A questo punto tagliare solo i parlamentari mi sembra una riforma piuttosto inutile e demagogica. Va anche considerato che il numero dei parlamentari ha interrelazioni importanti con altri punti della Costituzione, per esempio l’elezione del Presidente della Repubblica, dove ci sono i delegati regionali. Diminuire il numero dei parlamentari – conclude Celotto – senza valutare l’incidenza dei delegati regionali nell’elezione del Capo dello Stato fa crescere l’importanza dei delegati regionali senza un quadro coerente. A mio avviso non è una riforma corretta ma è una riforma solo per far vedere che si è fatto qualcosa”.

Il parere dell’avvocato Giuseppe Palma

Sfiducia e taglio dei parlamentari, ma è possibile?

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