Tensioni nell’Egeo: la Francia invia le sue navi militari, Italia non pervenuta

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(di Andrea Pinto) Continua la tensione nell’Egeo tra Turchia e Grecia. I ministri degli esteri Ue si incontrano oggi  in un vertice. Il nostro rappresentante, il ministro Luigi Di Maio ha così commentato l’escalation con il paritetico turco: “L’impegno dell’Italia è quello di lavorare per facilitare il dialogo dando pieno sostegno all’azione dell’Alto rappresentante per la Ue, Josep Borrell, per la ripresa di un dialogo efficace e costruttivo tra le parti”.   

Una frase di circostanza quella del ministro italiano. L’Italia in queste ore è più attenta a discutere dei “ladri di galline nostrani”, quelli del bonus per le partite iva.

I più attivi interlocutori nel processo di distensione tra Grecia e Turchia sono, invece, coloro che realmente guidano la Ue,  il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Così Macron in un twitter: “Le decisioni unilaterali della Turchia in tema di esplorazioni petrolifere provocano tensioni. Devono spegnersi, per permettere un dialogo pacifico tra Paesi vicini, e alleati Nato. Ho deciso di rinforzare temporaneamente la presenza militare francese nel Mediterraneo orientale, nei prossimi giorni, in cooperazione con i partner europei, Grecia inclusa”. 

Non è tardata la risposta “al veleno” del presidente turco Erdogan:Nessuno dovrebbe vedersi ingrandito come un gigante nello specchio, specialmente  un Paese che non ha neppure una costa nel Mediterraneo orientale”. “A noi non interessa fare spettacolo davanti alle macchine fotografiche”, il riferimento è al viaggio di Macron a Beirut dopo la tragedia del 4 agosto scorso. “Macron e compagnia vogliono ristabilire l’ordine coloniale in Libano”. 

Erdogan ha voluto comunque precisare che la Turchia non vuole tensioni: ”Possiamo trovare una via d’uscita vincente per tutti, nell’interesse di tutti”. 

La contesa è per l’isola greca di Kastellorizo a soli due chilometri dalla costa meridionale turca e a 558 chilometri da Atene. Erdogan al riguardo è lapidario: “La richiesta greca non si spiega con il buon senso: è assurdo sostenere che un’isola di solo 10 chilometri quadrati abbia una giurisdizione su 40mila chilometri quadrati di mare”. 

Il controllo greco delle acque intorno a Kastellorizo è sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare, non sottoscritta dalla Turchia.

A fine gennaio scorso la Yavuz, nave battente bandiera turca, un mezzo per perforazioni petrolifere si avvicinava con “transponder” spento nelle acque territoriali di Cipro. Da quel momento sono state chiare le mire di Ankara  nel Mediterraneo.

Così come ha riportato Starmag, nell’area di mare antistante a Cipro pochi anni fa sono stati scoperti importanti giacimenti di idrocarburi, per i quali è partita la corsa alle esplorazioni ed alle trivellazioni. Una corsa il cui unico arbitro non poteva che essere il governo della Repubblica di Cipro, visto che buona parte dei giacimenti si trovano all’interno delle acque di propria competenza. Qui l’Eni è riuscita ad accaparrarsi diverse concessioni: l’area è stata divisa in blocchi, da sola oppure insieme ad altre società il nostro colosso dell’energia ha recitato la parte da protagonista nell’assegnazione di questi lotti. Anche la francese Total non è stata da meno, assicurandosi diverse concessioni.

Ma da Ankara non hanno accettato questa situazione: secondo il governo turco, anche la Repubblica di Cipro del Nord, grossomodo compresa all’interno dei territori occupati dal paese anatolico nel 1974 e riconosciuta solo dalla Turchia, ha diritto a di partecipare alla partita. Un modo, da parte di Erdogan, di rivendicare un ruolo importante per il suo paese nel Mediterraneo orientale. Se Ankara dovesse rimanere fuori dalla corsa alle fonti energetiche cipriote, allora il rischio è che nel suo insieme la Turchia potrebbe diventare marginale nel contesto regionale. Tutto a vantaggio eventualmente di Egitto ed Israele, il cui gas a breve potrebbe raggiungere l’altra parte del Mediterraneo.

Lo scontro dunque è di quelli delicati, la partita di quelle decisive. E l’invio della Yavuz davanti le acque cipriote, altro non è che una provocazione di Erdogan volta a far capire le sue intenzioni ai suoi interlocutori. Italia e Francia in primis, visto che la nave in questo momento si trova nei lotti dati in concessione all’Eni ed alla Total e, in particolare, nel blocco 8.

Le tensioni con l’Italia

Il contesto non è poi così diverso da quello del febbraio 2018, quando la nave italiana Saipem 12000, legittimamente in viaggio verso la acque cipriote dove doveva effettuare alcuni lavori, è stata fermata dalla marina turca e costretta a tornare indietro. L’Italia infatti, che lì ha interessi non solo importanti ma anche legittimi, oggi come allora non riesce a liberarsi dalla morsa delle provocazioni turche. Il nostro paese ha ottenuto legalmente le concessioni, ad essere nell’alveo dell’illegalità è invece la Turchia. Questo perché le decisioni prese da Nicosia sono scelte politiche operate dall’unico governo di Cipro internazionalmente riconosciuto, peraltro appartenente all’Unione Europea. Mentre la rivendicazione di Ankara si basa sul posizionamento di uno Stato, quale quello situato nella parte occupata dell’isola, riconosciuto unicamente dalla stessa Turchia.

 

Tensioni nell’Egeo: la Francia invia le sue navi militari, Italia non pervenuta

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